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Borse in rosso in tutto il mondo, Milano giù e sù

Piazza Affari azzera le perdite con il Ftse Mib in rialzo ora dello 0,12% spinta da Unicredit (+5,10%), Telecom Italia (+4,42%) e Intesa Sanpaolo (+4,88%).

Alla luce dei forti crolli che hanno portato le borse europee a essere sospese, travolte da vendite azionarie a livelli che non si vedevano dalla crisi finanziaria del 2008, l’indice Mib della Borsa di Milano è scivolato subito e perde fino al 3,92%, per poi azzerare le perdite e fare -0,28%. Sono scattate subito sospensioni al ribasso: sospesi dalle contrattazioni non solo Unicredit – che rientra negli scambi appena ora -, ma anche Intesa Sanpaolo, Mps e oltre ai bancari anche Fiat Industrial e Pirelli.

In Italia la situazione sempre più critica, i rendimenti dei titoli decennali italiani sono arrivati a balzare fino al 6,40%, avvicinandosi pericolosamente a quella soglia del 7% che ha fatto scattare i piani di salvataggio per Portogallo, Irlanda e Grecia. Ma soprattutto le forti vendite sui bond italiani hanno portato lo spread con i titoli tedeschi a superare il valore del differenziale Spagna/Germania, segno che i mercati stanno attaccando soprattutto il nostro paese.

Le Borse asiatiche hanno chiuso questa notte in forte calo, dopo che il panico a Wall Street (che aveva chiuso ieri sera in negativo) ha scatenato il peggiore risultato dalla crisi finanziaria globale. In chiusura l’indice S&P500 ha perso il 4,8%, ai minimi degli ultimi 9 mesi, cancella tutti i guadagni del 2011 (-12% dai massimi raggiunti ad aprile). Gli indici azionari asiatici registrano il calo più consistente da marzo 2011. L’indice Dow Jones Asian Titans della regione perde il 3,7%. il Nikkei (-3,72% in chiusura) registra il peggiore crollo di giornata sin dal terremoto e dallo tsunami dell’11 marzo, colpito in questo caso dai timori su una nuova recessione. Il mercato azionario americano aveva chiuso ieri sera con una delle peggiori perdite degli ultimi mesi, con l’indice S&P500 in caduta accelerata sul finale e chiusura a -4,78%. Gli investitori vendono per le preoccupazioni sul forte rallentamento dell’economia americana e per i rischi di contagio del debito in Europa, che mettono a repentaglio paesi troppo grandi per fallire, come Spagna e Italia.

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