Menu

Finiti gli incentivi, risale la disoccupazione

Finiti gli incentivi governativi, finito il piccolo “boom” occupazionale di fine 2015. Erano dati drogati, lo avevamo scritto in tutti i modi; lo avevano fatto persino alcuni analisti mainstream, spaventati dalla faciloneria renziana. Il “merito” non era stato neppure dello strombazzato jobs act, ma principalmente dagli sgravi contributivi garantiti dal governo a tutte le imrpese che avessero assunto con il nuovo contratto a “tempo indeterminato a tutele crescenti”. In realtà un contratto precarissimo, visto che i lavoratori sono licenziabili in qualsiasi mmento e con qualsiasi motivazione, ma che assicurava alle imprese minori oneri previdenziali per la durata di tre anni, con tutto di 8.000 euro annui per ogni singolo nuovo assunto con questa formula. Le imprese si sono precipitate a ri-assumere con il nuovo contratto gente che era stata fin lì inquadrata con uno dei 46 contratti recari esistenti). Visti i salari medi, inoltre, in pratica il governo garantiva buona parte della busta paga…

Ma questa bonanza per le imprese è scaduta il 31 dicembre (mese record nelle assunzioni drogate), perché questo giochino costa in termini di spesa pubblica, quindi non era prorogabile all’infinito (c’è la Commissione Europea che già prepara “moniti” per il non rispetto degli obiettivi di deficit e debito…).

Ora l’Istat ha pubblicato i dati su occupazione e disoccupazione nel mese di febbraio e il giochino viene svelato in tutta la sua miseria e inefficacia.

Dopo la crescita di gennaio 2016 (+0,3%, pari a +73 mila unità, per effetto degli incentivi), a febbraio la stima degli occupati diminuisce dello 0,4% (-97 mila persone occupate). In pratica lo “sboom” ha superato, per dimensioni, l’incremento dovuto agli sgravi.

La diminuzione di occupati coinvolge sia gli uomini che le donne, e si concentra tra i 25-49enni. Ovvero proprio quei “ggiòvani” che Renzi e Poletti giuravano di voler meglio tutelare togliendo le tutele ai loro oadri e fratelli magiori.

Il tasso di occupazione, di conseguenza, è sceso al 56,4%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente.

Il calo occupazionale – rifersce l’Istat – è determinato dai dipendenti (-92 mila i permanenti e -22 mila quelli a termine), mentre registrano un lieve recupero gli indipendenti (+17 mila). Significa che molti dei neo-disoccupati ha provato a reagire “mettendosi in proprio” oppure che sono stati convinti dal loro datore di lavoro a farsi una partita Iva.

Per i dipendenti a tempo indeterminato si tratta dunque del primo calo dall’inizio del 2015 (data di inizio degli sgravi contributivi per i neo assunti). L’Istat non ìha dubbi sulle ragioni di questo drastico ridimensionamento: “Dopo la forte crescita registrata a gennaio 2016 (+0,7%, pari a +98 mila), presumibilmente associata al meccanismo di incentivi introdotto dalla legge di stabilità 2015, il calo registrato nell’ultimo mese riporta la stima dei dipendenti permanenti ai livelli di dicembre 2015”. Serve la traduzione? Eccola: si è tornati al punto di partenza. Finita la droga, finita l’occupazione.

Simmetricamente, aumentano di nuovo i disoccupati (+0,3% pari a +7 mila), più uomini che donne. Ed anche il tasso di disoccupazione torna a salire all’11,7%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a gennaio.

Non è finita. Anche gli “inattivi” (le persone in età da lavoro, ma che non si iscrivono neanche più ai centri per l’impiego) aumentano dello 0,4% (+58 mila). La crescita è determinata prevalentemente dalle donne e riguarda gli over 25. Il tasso di inattività sale al 36,0% (+0,2 punti percentuali). Si tratta di almeno 14 milioni di persone, oltre un terzo della popolazione potenzialmente attiva. Un massacro sociale di dimensioni bibliche.

In questo scenario, sentire un premier volgarotto che magnifica la sua azione parlando di “Italia che è ripartita”… nun se po’ sentì.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa
Argomenti:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *