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La legge del salario domina anche nella Net Economy

Mentre Oracle annuncia di abbondare San Francisco per trasferire la sua sede a Austin, in Texas, il suo proprietario, Larry Ellison, il quinto uomo più ricco d’America, comunica di aver trasferito la sua residenza a Lanai, un’isola alle Hawaii, a più di 3.000 miglia di distanza dagli Usa, isola che Ellison ha comprato nel 2012 per 300 milioni di dollari.

Noccioline, per un uomo che vanta un patrimonio personale di 72 miliardi di dollari. Patrimonio grazie al quale, nella classifica di Forbes 400, si posiziona sopra i proprietari di Google, Tesla, Walmart, Koch Inustries, etc.

Insieme all’isola, Ellison non ha potuto comprare anche i suoi abitanti, e solo perché la legge lo vieta, ma ha comprato tutto ciò che è stato costruito dall’uomo, persino il giornale locale e la sua direttrice.

Non si tratta della prima azienda che lascia la California per il Texas, lo avevano già fatto Charles Schwab, McKesson e Hewlett Packard Enterprise. E stando a quanto riferisce San Francisco Chronicle, altre importanti società, e tra esse Dropbox e Apple, stanno espandendo la loro presenza in Texas.

Queste continue migrazioni rischiano di compromettere il primato della Silicon Valley quale principale hub tecnologico del mondo, e mettono anche in discussione la teoria con la quale Krugman ha vinto il Nobel per l’economia.

Secondo Krugman, le aziende di successo attecchiscono prevalentemente in quelle aree (tipo la Silicon Valley) in cui le economie di scala sono combinate con costi di trasporto ridotti, con una filiera di sub-fornitura molto compatta, con la presenza di manodopera qualificata e disposta a transitare da un’azienda ad un’altra.

Si tratta di processi che innescano meccanismi di auto-rafforzamento in base ai quali una popolazione metropolitana in crescita dà luogo a una maggiore produzione su larga scala, salari reali più elevati e un’offerta di beni più diversificata, ma che nel complesso rimangono competitive rispetto ad altre aree con costi anche minori.

La teoria di Krugman, si legge nella motivazione per il Nobel, ha dimostrato che il risultato di questi processi porta ad una divisione territoriale tra un centro con presenza di un nucleo urbanizzato ad alta tecnologia e una periferia meno sviluppata.

Tuttavia, il teorema Krugman, validato da dati di fatto e da una certa euforia liberal, ha dovuto lasciare il passo alla vecchia legge bronzea.

I ragionieri di Oracle hanno fatto due conti e hanno scoperto che il Texas vale più della California. Per il secondo produttore di software al mondo, dicono a Bloomberg, la Bay Area è diventata sempre più costosa. Secondo una ricerca di Hired, un dipendente di un’azienda tecnologica della Silicon Valley nel 2020 guadagna mediamente $ 155.000.

Le proiezioni elaborate da Oracle, e fornite all’amministrazione statale del Texas per ottenere incentivi, dicono che un dipendente texano a tempo pieno costerà $ 67.643 per il 2020 e $ 71.763 per il 2022. Un bel risparmio, se si tiene conto che Oracle in Texas pagherà imposte ad un tasso del 2,5%.

Oracle ha un fatturato di 39 miliardi e 136 mila dipendenti. I suoi competitori diretti sono Microsoft (138 miliardi di fatturato e 144 mila dipendenti), IBM (75 miliardi e 383 mila dipendenti), SAP (31 miliardi e 100 mila dipendenti), Google (166 miliardi e 128 mila dipendenti).

Se confrontiamo questi dati con quelli di settori tradizionali (Renault: 62 miliardi e 179 mila dipendenti; ThyssenKrupp Group: 44 miliardi e 162 mila dipendenti; Danone 28 miliardi e 102 mila dipendenti; Nestlé: 93 miliardi e 291 mila dipendenti; Kraft 25 miliardi e 37 mila dipendenti), scopriamo che questi settori si avviano ad avere col ramo del software lo stesso rapporto che l’agricoltura ha avuto con l’industria.

Quando parliamo di software dobbiamo tirare in ballo internet. Non solo perché internet è una infrastruttura costruita con software, ma anche perché – e questa credo sia la cosa più importante – internet è l’ambiente di produzione (la fabbrica) dove il software viene prodotto.

È assolutamente impensabile scrivere chilometri di righe di codice senza una infrastruttura telematica, senza piattaforme collaborative di controllo di versione eccetera.

Contemporaneamente, internet funziona da fabbrica per le transazioni monetarie, per la gestione della ragioneria, per il transito delle merci, per i telefoni IP, per la guida automatica, eccetera. Internet funziona un po’ come una macchina di Turing universale, capace di simulare altre macchine. È come una autovettura a motore a scoppio che può trasformarsi in una mietitrebbiatrice, in un battello a motore, in una fresatrice, in un furgone, in un elicottero, eccetera.

Se in questo ambiente (fabbrica) facciamo anche altre cose, come guardare le fotografie su Facebook e Instagram, twittare due righe su un microblog, o scambiare meme su WhatsApp, non dobbiamo credere che l’internet finisca in queste gabbie dorate, e che il business che veicola si limiti alla pubblicità.

Sarebbe come credere che le autostrade siano state costruite solo per incentivare i consumatori a comprare una macchina, col miraggio di raggiungere velocemente posti da favola – tipo le spiagge di Viserbella.

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