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Economie capitaliste riluttanti alle sanzioni su gas e petrolio russo

Non solo in Europa. Anche il Giappone ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di unirsi a un eventuale embargo del petrolio e del gas russo, di cui si sta discutendo nell’Unione europea. Lo ha confermato il ministro dell’Economia, del Commercio e dell’Industria nipponico, Koichi Hagiuda, dopo aver incontrato alti funzionari Usa a Washington.

Il Giappone importa meno del 4% del suo petrolio e meno del 9% del suo gas naturale liquido dalla Russia. Nonostante si tratti di numeri più limitati rispetto a quelli di molti paesi europei, Tokyo potrebbe incontrare difficoltà nel rinunciare a tali forniture poiché, dopo l’incidente nucleare di Fukushima, la produzione da questa fonte di energia è rimasta al palo.

Tra l’altro il Giappone non ha chiesto alle proprie aziende di ritirarsi da due grandi progetti energetici congiunti con la Russia: lo sviluppo dei giacimenti petroliferi di Sakhalin-2 e il progetto per il gas naturale liquido Arctic LNG-2.

Diversamente – e un po’ masochisticamente – la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha ribadito ieri la proposta dell’Ue di bloccare tutte le importazioni di petrolio russo entro la fine dell’anno, sebbene gli Stati membri rimangano divisi su questa idea, con l’Ungheria, la Slovacchia e la Bulgaria, che hanno espresso la propria opposizione.

La Commissione europea sta facendo pressione sugli Stati membri più recalcitranti sulla possibilità di un embargo del gas e petrolio russo.

La vicepresidente della Commissione europea, Vera Jourova, intervistata da “Agenzia Nova” ha segnalato che “Stiamo assistendo a diverse reazioni tra gli Stati membri derivanti dalla dipendenza energetica dalla Russia, questo è logico”, spiega la Jourova.

 L’Ungheria ad esempio “è stata riluttante nel dire di sì nel velocizzare sull’embargo mentre Slovacchia e Repubblica Ceca stanno chiedendo alcune esenzioni. Ma abbiamo appena adottato un sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia e dobbiamo continuare ad esercitare la pressione perché dobbiamo fermare le modalità di finanziamento della guerra”.

I prezzi del petrolio intanto continuano a crescere dopo che l’Ue ha dichiarato nuove sanzioni contro la Russia, compreso un embargo sul greggio per sei mesi. I futures sul greggio Brent sono in rialzo dello 0,5%, a 110,74 dollari al barile mentre i futures sul greggio Wti degli Stati Uniti avanzano dello 0,4% a 108,21 dollari al barile.

Tra le sanzioni proposte da Bruxelles, è compresa la graduale eliminazione delle forniture di greggio russo entro la fine del 2022.

Fonti: Milano Finanza, Agenzia Nova, Agi

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