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L’economia di guerra fa schizzare le industrie europee nelle Borse

L’indice Stoxx Europe Aerospace & Defense ha fatto registrare +75%. Il difficile quadro geopolitico ha spinto al rialzo le azioni dei grandi produttori di armamenti come Bae Systems e Rheinmetall. Ma anche la Leonardo, scrive oggi il quotidiano Milano Finanza.

Tra i principali produttori di armamenti, la tedesca Rheinmetall ha goduto del più grande cambiamento nelle sue fortune. È passata dall’essere trascurata da molti investitori per considerazioni etiche a “Star della nuova era della difesa del paese”, ha scritto il Financial Times.

Il valore delle sue azioni è salito dagli 83,06 euro del 2 gennaio 2022 agli attuali 411 euro, con un incremento del 494%, quasi quintuplicate. Rheinmetall si è impegnata ad aumentare la produzione di proiettili di artiglieria per le forze armate ucraine.

La svedese Saab, che produce dai caccia (Gripen) ai missili, è stata la seconda per incremento di valore in Borsa, +339% da inizio 2022 al 26 febbraio di quest’anno.

Ma al terzo posto troviamo l’italiana Leonardo. A fine 2021 le azioni Leonardo valevano 6,30 euro, il 26 febbraio 2024 ne valgono 19,98, sono più che triplicate (+217%).

I nuovi ordini hanno trasformato le sorti degli appaltatori europei della difesa, con il portafoglio ordini aggregato delle prime sette aziende – tra cui Bae Systems, Leonardo e Saab – che è salito a livelli quasi record di oltre 300 miliardi di dollari, scrive il Financial Times.

Nel 2023, secondo il Sipri di Stoccolma, le spese per armamenti a livello mondiale sono salite a 2.500 miliardi di dollari.

Nell’Unione Europea sono arrivate a 345 miliardi, erano 230 solo dieci anni fa.

Il Sole 24 Ore sottolinea come in Borsa le società europee hanno avuto un andamento ampiamente migliore rispetto alle grandi aziende degli Stati Uniti, come Lockheed Martin (+20%), General Dynamics (+29%) o Huntington Ingalls (+54%), produttrice di navi militari.

Gli specialisti finanziari chiamano tutto questo “rally”. Noi lo definiamo economia di guerra e riteniamo estremamente inquietante che le classi dirigenti europee, dopo aver approfittato dell’emergenza pandemica per arricchire in modo coordinato Big Pharma, approfittino adesso della guerra in Ucraina per riempire le tasche delle aziende del complesso militare-industriale individuato come volano di sviluppo della produzione e dello sviluppo tecnologico.

Siamo in presenza di una sorta di keynesismo militare con forti incrementi di fondi pubblici destinati alle industrie degli armamenti.

Se il capitale del complesso militare-industriale viene rimpinzato in questo modo, occorre rammentare che il suo mercato di sbocco e di valorizzazione è la guerra e non certo i macchinari per fare le Tac o investimenti ecologici.

Fermiamoli!!

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