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La zohranomics a New York

Immaginate la mappa della metropolitana: linee che si incrociano, nodi di scambio, percorsi chiari verso destinazioni molto concrete. Il programma economico di Zohran Mamdani somiglia a una nuova linea – la linea dell’affordability (sostenibilità economica, accessibilità, convenienza economica o capacità di permettersi qualcosa, ndr) – che vuole collegare tre stazioni rimaste troppo spesso su binari separati: costo della vita (soprattutto la casa), possibilità di diventare genitori senza ansie finanziarie, e salari che tengano il passo.

È un’agenda che negli Stati Uniti viene etichettata “democratic socialist”, ma che in molte capitali europee suona come socialdemocrazia ordinaria: servizi universali, fisco più progressivo, ruolo pubblico nell’offerta di beni essenziali.

La novità sta nel contesto: calarla nel mercato elettorale americano, e farne una bussola per gli under 40, è la scommessa politica. E non a caso la campagna che lo ha portato alla vittoria in NYC è stata costruita su una parola chiave (affordability appunto) e su un gesto ripetuto dal palco: “freeze the… rent” gridato dalla platea, a segnalare priorità semplici da ricordare, difficili da attuare.

Sul lato delle entrate, la “linea” si finanzia soprattutto con due leve: un aumento dell’aliquota massima dell’imposta statale sulle società dal 7,25 all’11,5% (gettito stimato 5 miliardi l’anno) e un “millionaires tax” cittadino, +2 punti sull’aliquota locale per i redditi oltre 1 milione (circa 4 miliardi).

Entrambe le misure richiedono il via libera di Albany (capoluogo dello Stato di New York, ndr) e della governatrice , e pongono un tema tecnico non banale: il gettito dell’imposta statale sulle società non affluisce automaticamente al bilancio di New York City. Inoltre, a parità di base imponibile, l’innalzamento porterebbe il carico combinato città+Stato per le corporation a livelli prossimi al 21% federale, con sovrapprezzi MTA per alcune imprese.

Sul millionaires tax, l’effetto netto sul gettito dipende anche dai comportamenti migratori dei top earners: analisi recenti segnalano assenza di fughe significative dopo l’aumento delle aliquote statali del 2021, ma resta il rischio di volatilità legata ai capital gains e alla concentrazione del gettito.

Sul lato della spesa, la fermata-bandiera è l’infanzia: un sistema di childcare universale 0–5 anni. La campagna lo quantifica in 6 miliardi l’anno, ma le stime indipendenti oscillano: 2,5–3,5 miliardi (Fiscal Policy Institute) fino a 9,5 miliardi (Penn Wharton Budget Model).

La letteratura economica indica effetti positivi sull’occupazione delle madri e, in generale, “cascate” economiche locali; i nodi sono qualità dell’offerta e targeting iniziale: rendere il servizio universale subito può essere meno efficiente, in carenza di risorse, rispetto a un phasing mirato ai redditi medio-bassi.

La seconda fermata è la casa. Il piano prevede 200.000 nuove unità a canone regolato in dieci anni, finanziate con 70 miliardi di debito aggiuntivo oltre ai 30 già in pipeline. Qui le incognite non sono solo i cantieri: il tetto legale al debito cittadino andrebbe alzato dal legislatore statale; parte del servizio del debito potrebbe ricadere sul bilancio generale se le rendite da affitti non bastassero; e i costi di costruzione, tra inflazione e impegni su salari “prevailing/union”, rischiano di comprimere i volumi effettivi.

Gli economisti più scettici suggeriscono di coinvolgere di più il privato per rapporto costo/unità, mentre i promotori replicano che, data la scala del fabbisogno, “a volte il costruttore deve essere il settore pubblico”.

Terza fermata: affitti. Un congelamento quadriennale dei canoni stabilizzati ha costo diretto immediato nullo per il Comune, ma può generare oneri crescenti per sostenere gli operatori più esposti, specie negli immobili sussidiati post-1973, fino a diversi miliardi nel medio periodo; al tempo stesso, i sostenitori richiamano indicatori di stress abitativo e homelessness per motivare l’intervento.

È una misura che il sindaco può facilitare attraverso le nomine alla Rent Guidelines Board, senza passare da Albany, pur con possibili effetti collaterali sulla manutenzione del patrimonio immobiliare.

Quarta fermata: trasporti. Autobus gratuiti e veloci. Il costo lordo per il sistema MTA sfiora il miliardo l’anno in minori ricavi, con un problema aggiuntivo: i titoli di debito MTA sono storicamente “ripagati” anche dai flussi tariffari, per cui ogni rimodulazione richiede un rimpiazzo credibile e l’assenso dei bondholder.

Sul lato benefici, stime di economia dei trasporti suggeriscono risparmi di tempo per decine di milioni di ore/anno e ricadute di produttività. Ma la governance non è municipale: tariffe e bilancio MTA non dipendono dal sindaco.

Accanto a ciò, il programma accenna a un salario minimo statale a 30 dollari entro il 2030, a un dipartimento cittadino di Public Safety (“protezione dei cittadini da minacce alla loro salute, sicurezza e benessere, inclusi crimini, disastri e emergenze“; circa 450 milioni) e a un esperimento pilota di supermarket pubblici (60 milioni).

Anche qui, gran parte degli snodi passa da Albany; e le imprese già oggi scontano un carico fiscale locale-statale non trascurabile.

In controluce, scorre una questione di metodo: la nostalgia per un patto urbano più egualitario (università gratis, case accessibili, sindacati forti) si scontra con lezioni fiscali imparate a caro prezzo negli anni ’70. L’ambizione di “fare di più, nonostante tutto” riapre il dibattito su chi paga, quando e con quali vincoli alla capacità di indebitarsi senza erodere altri servizi.

Guardata dall’Europa, l’architettura socio-economica di Mamdani riecheggia modelli scandinavi: più Stato dove il mercato non garantisce esiti inclusivi, più progressività per ridurre il peso delle spese incomprimibili su famiglie e giovani.

Detto al modo di chi vive i prezzi di Milano: se casa, asili e mobilità mangiano il 50–60% del reddito, la domanda politica si fa molto concreta. E qui sta il punto interessante: il messaggio ha attivato fasce di elettorato giovane e nuovi votanti, riportando al centro un’idea di giustizia intergenerazionale che il progressismo (concentrato sulla redistribuzione “orizzontale” tra redditi nell’oggi) ha forse lasciato sullo sfondo.

Non è una sentenza, è una domanda che resta aperta: in una società che invecchia, chi parla per chi arriva dopo? In questa tornata, una parte della risposta è venuta da una “linea” disegnata apposta per loro.

Bibliografia essenziale

Juliet Chung, “The Economics Behind Zohran Mamdani’s Biggest Plans”, Wall Street Journal, 5 novembre 2025.

Jeff Coltin, “Free for all: Democratic socialist’s policy pitches face tough fiscal reality in New York”, Politico, 27 maggio 2025.

Eric Levitz, “Zohran Mamdani just won the NYC mayor election. Here’s what his ‘democratic socialism’ really means”, Vox, 5 novembre 2025.

The Economist, “Zohran Mamdani wants to make New York great again”, 30 ottobre 2025.

Aditya Chakrabortty, “The Zohran Mamdani method can work beyond New York”, The Guardian, 5 novembre 2025.

Nota: questo pezzo presenta dati e stime disponibili nelle fonti sopra indicate; le cifre effettive dipenderanno da iter legislativi statali, condizioni macro e implementazione.

 * economista – https://lucianocanova.substack.com/

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