La ferocia sempre più esplicita di Trump è la faccia truce di un paese in profonda crisi che deve fronteggiare enormi minacce. Una, su cui ho scritto a più riprese, è quella del possibile default del debito federale in questa fase sottoposto ad un fenomeno vistosissimo.
La lievitazione esplosiva del prezzo dell’oro sta rappresentando una sempre più forte alternativa rispetto ai titoli del debito statunitense.
Ormai il prezzo dell’oncia viaggia sopra i 5000 dollari, che significa un mercato “fisico” che ha superato i 17 mila miliardi di dollari, ma il vero dato preoccupante per il debito Usa è il volume assunto dal mercato finanziario dell’oro, costruito con una miriade di strumenti costruiti dai grandi fondi, che ha ormai superato i 300 mila miliardi di dollari e che è un formidabile attrattore del risparmio globale, sottraendolo dalle tradizionali destinazioni rifugio; debito Usa e dollaro.
La finanziarizzazione dell’oro, concepita dall’ingordigia del capitalismo finanziario, rischia di essere la strada che divora i debiti sovrani e quindi gli Stati stessi. In sintesi, un gold standard senza sovranità statuale.
*****
Il riarmo finirà per uccidere il capitalismo
La formazione del nuovo governo nazionalista di Takaichi in Giappone ha portato con sé un forte aumento della spesa militare, in primis in funzione anticinese, finanziata con un incremento del debito pubblico.
Al tempo stesso la nuova premier ha deciso una riduzione dell’imposta sui consumi per far ripartire la domanda interna.
Ma questa duplice mossa, costituita dal riarmo e dalla indistinta riduzione del carico fiscale, ha generato un immediato crollo del debito pubblico giapponese.
I titoli a dieci anni hanno perso il 20% del valore con tassi che ormai sfiorano il 3% e le aste sono sempre più difficoltose; si tratta della peggiore crisi da una trentina di anni e soprattutto rischia di essere pericolosissima per un paese che ha un debito pari al 250% del Pil e ogni incremento dei tassi determina un aumento enorme della spesa per gli interessi.
Ma il problema non è solo giapponese. Da anni, i grandi fondi e le grandi banche internazionali si indebitano in Giappone dove i tassi erano pari a 0 per comprare titoli in dollari, a cominciare dalle azioni della Borsa Usa e dal debito statunitense.
Se i tassi salgono, cessa il carry trade e crollano gli acquisti di titoli Usa, azioni e debito, con conseguenze devastanti per il capitalismo finanziario.
Una nota finale: il Giappone è il più grande detentore estero di debito federale americano con circa 1200 miliardi di dollari.
[Simul stabunt, simul cadent, ndr]
* da Facebook
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
