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Il governo della speculazione sulle bollette

Narrazioni difficilmente sopportabili. La presidente Giorgia Meloni ha dichiarato di voler combattere la speculazione sui prezzi del gas, dell’elettricità e della benzina. Il suo ministro Pichetto Fratin si è spinto distinguere fra “speculazione buona” e “speculazione cattiva”.

In realtà Meloni dovrebbe specificare meglio cosa intende per “colpire la speculazione” al di là dell’ipotesi di una ennesima minaccia, mai attuata, di tassazione sugli extra profitti.

Il prezzo del gas, che costituisce circa il 40-45%, del peso della bolletta si determina in un indice che ha sede immateriale ad Amsterdam, di proprietà di una società americana – ICE – i cui principali azionisti sono i grandi gestori del risparmio, BlackRock, Vanguard e State Street, che sono anche i principali operatori di quell’indice perché rappresentano, con le loro derivazioni, circa i 2/3 dei 500 operatori presenti.

In tale indice il prezzo del gas viene determinato non in base all’offerta e alla domanda reale di gas, ma in base alle scommesse speculative (buone, cattive? questo lo sa solo l’ineffabile Pichetto Fratin) mosse dalle “aspettative” senza reale legame con la produzione di gas.

Se le aspettative, come in questo momento, prevedono un rialzo, le scommesse puntano sul rialzo e il prezzo sale velocemente (oggi siamo già vicini ai 60 euro megawattora conto i 29 di pochi giorni fa). Per essere ancora più chiari questi aumenti dipendono per il 50% dall’effetto delle scommesse dei grandi fondi e della finanza delle Big Three, e arrivano direttamente sulle bollette o alla pompa.

Ma la speculazione – buona, cattiva? – non si ferma qui perché possono giocare un ruolo nelle tariffe gli effetti delle azioni di società a partecipazione pubblica, come Eni, Enel, Italgas e Snam, che magari hanno comprato prima dell’impennata speculativa e rivendono con il prezzo speculato: lo Stato in itali realtà ha una percentuale vicina al 30%, ma buona parte del 70% restante è in mano agli stessi grandi fondi, a cominciare dalle Big Three, che certamente non sono disponibili a riduzioni di prezzo e alla rinuncia agli extraprofitti.

In più, occorre ricordare che una parte delle tariffe è definita dalle multi-utility dove sono presenti i Comuni ma dove hanno un ruolo decisivo, in particolare in quelle quotate in Borsa, gli stessi grandi gestori Usa onnipresenti.

Infine, non bisogna trascurare che il 30% del costo delle tariffe proviene da oneri fiscali, Iva e accise. Dunque, il governo per battere la speculazione dovrebbe trovare un altro strumento di definizione dei prezzi che non sia l’indice olandese, che oggi resta decisivo anche per il “Punto di Scambio virtuale”, creato per cercare un’autonomia dall’indice olandese.

Dovrebbe insomma provare a ri-nazionalizzare la filiera dell’energia, dove realmente si decide la possibilità di calmierare le tariffe rinunciando ai profitti stellari e dovrebbe ridurre Iva e accise, che peraltro sono imposte indirette e colpiscono duramente i redditi più bassi.

Se non si fa questo si devono mettere soldi nei “decreti bollette” che rischiano di essere sempre insufficienti e sono un modo per pagare i profitti di speculatori e distributori.

A proposito di speculazioni, io penso che quelle buone non esistano mai e in particolare quelle su beni fondamentali come l’energia.

P.S. Certo la totale subordinazione agli Stati Uniti, che hanno scatenato la guerra dell’energia per la propria sopravvivenza imperiale e che impoverisce di nuovo la popolazione italiana, non mi pare molto ragionevole. Non posso, in questo, non citare il fantastico Matteo Renzi che, di fronte all’alternativa Khamenei/Trump, sostiene di “non avere dubbi e di stare con Trump“.

Ecco la storia è un po’ più complessa e questo modo di “interpretarla” non è molto dissimile da quello di Giorgia Meloni.

 * da Facebook

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