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Riarmo europeo. Non tornano i conti

Lo scorso 3 settembre la Corte dei Conti europea ha pubblicato un rapporto destinato a far rumore. Si tratta del rapporto La politica di difesa dell’Ue sotto i riflettori” che esamina gli sviluppi del settore della Difesa a partire dal 2019.

L’obiettivo della presente analisi è fornire un aggiornamento sul panorama in materia di difesa dell’UE a partire dall’analisi del 2019 sulla difesa europea ed evidenziare i rischi, le sfide e le opportunità associati alle recenti iniziative dell’UE in questo settore” – scrive la ECA (Corte dei Conti europea) – “La Corte intende fornire ai portatori di interessi informazioni e disamine pertinenti sulla politica di difesa dell’UE e sui suoi sviluppi più recenti, in particolare per quanto concerne questioni significative relative alla gestione finanziaria, alla governance, alla trasparenza e all’obbligo di rendiconto”.

Scorrendo le pagine del rapporto, le ambizioni militariste della Commissione e dei governi europei ne escono piuttosto malmessi, anche sul piano della mera contabilità.

Nonostante gli ambiziosi piani dell’UE e l’aumento della spesa, sarà difficile conseguire la prontezza alla Difesa entro il 2030, a causa dei notevoli vincoli esistenti“. La Corte dei Conti spiega infatti perché il piano di riarmo da 800 miliardi di euro annunciato con enfasi lo scorso anno, potrebbe rivelarsi un enorme spreco di risorse pubbliche. Si parte da “un coordinamento insufficiente tra i vari flussi di finanziamento dell’UE, nonché tra i finanziamenti dell’UE e quelli nazionali“, fino ad arrivare a “strozzature in termini di materiali, componenti chiave o personale qualificato“.

Come noto, il piano Rearm EU — poi ribattezzato Readiness 2030 — impegna i paesi dell’Unione Europea a una spesa complessiva da 800 miliardi di euro da destinare alla Difesa. Come? Sia con l’aumento dell’indebitamento dei singoli stati, sia attraverso i prestiti a tassi agevolati, il famoso fondo SAFE a cui recentemente ha aderito anche l’Italia, con 8,9 miliardi già impegnati rispetto ai 14 a disposizione,

Ma è proprio questo meccanismo che ha fatto scattare l’allarme della Corte dei Conti europea, secondo cui “il crescente ricorso alla spesa per la difesa finanziata tramite debito, ai prestiti garantiti dall’UE e all’attivazione delle clausole di flessibilità può compromettere la sostenibilità di bilancio rallentando la riduzione del debito pubblico”.

Non convince i giudici contabili europei il fatto che la Commissione europea ricorra sempre più spesso a prestiti garantiti dal bilancio dell’UE. E’ il caso del fondo per le spese militari SAFE, da 150 miliardi di euro, ma anche dell’ulteriore prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina.

Per tali prestiti — scrive la Corte dei Conti UE — la Commissione prende a sua volta in prestito i fondi necessari sui mercati dei capitali. La Corte ha ripetutamente avvertito che, in assenza di accantonamenti, qualsiasi perdita relativa ai prestiti dovrà essere coperta dal margine di bilancio dell’UE noto come ‘margine di manovra’. Ciò potrebbe comportare una richiesta di contributi aggiuntivi agli Stati membri.

A 18 Paesi membri è stato concesso di poter derogare ai micidiali vincoli europei racchiusi nel Patto di stabilità, in nome del quale, in passato è stata invece taglieggiata la spesa sociale nei vari paesi o massacrata la Grecia.

Con il riarmo invece stanno suonando un’altra musica, e dopo anni di austerità, tagli, rigore di bilancio, l’UE prevede la prospettiva di un maggior debito, sia sul piano nazionale che europeo.

Infine, nel rapporto della Corte dei Conti europei c’è anche una bastonata sulla contraddizione tra ambizioni e fatti. I paesi europei, nonostante il piano di riarmo concordato, continuano a comprare troppi armamenti dagli Stati Uniti.

Dall’inizio della guerra in Ucraina fino al giugno 2023, il 78% delle acquisizioni nel settore della difesa da parte degli Stati membri dell’UE proveniva da paesi esterni all’Unione: gli Stati Uniti da soli ne rappresentavano il 63%”. Una dipendenza aggravato da un fornitore quasi monopolistico, che ipoteca seriamente le ambizioni della Commissione sul “riarmo europeo”.

I conti non tornano, dicono dunque i giudici contabili europei. Ma se non tornano sul piano generale, tornano ancora meno sul piano delle inevitabili ricadute sul piano interno.

Un intenso piano di spesa militare, pur con le deroghe previste sul Patto di Stabilità, va ad incidere pesantemente ed inevitabilmente sugli altri capitoli della spesa pubblica, inclusa e soprattutto la spesa per i sistemi di welfare ai quali le classi dominanti vorrebbero sostituire il warfare. Non assegni familiari ma carri armati, pensioni più basse in cambio di droni. Che pacchia!!

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