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Militari al potere, con la collaborazione dei media

C’è qualcosa di molto marcio nel modo in cui governo, “opposizione” e ovviamente il sistema mediatico “ufficiale” stanno trattando il “pericolo russo”.

L’obiettivo appare scontato: utilizzare l’allarmismo per ottenere un consenso sociale – al momento inesistente, anzi… – al riarmo e, a seguire, le prospettive di una guerra.

Se ci fosse una preoccupazione reale per l’“espansionismo russo” vedremmo – sì – crescere l’allarme, ma anche prendere in esame le possibili soluzioni per evitare la guerra, ovviamente in compresenza di spinte guerrafondaie ben nutrite (dai costruttori di sistemi d’arma).

In fondo l’idea di andare allo scontro con una potenza che dispone di quasi seimila testate nucleari, nonché di missili ipersonici non intercettabili (significa che se un missile parte verso casa tua, sicuramente arriva a destinazione), dovrebbe far venire un brivido per la schiena soprattutto a chi governa questo sfortunato angolo di mondo, perché due informazioni attendibili sull’arsenale del nemico – contrariamente alla popolazione – le possiede certamente.

Invece, dalle “alte” (si fa per dire…) gerarchie europee alle ridicole macchiette nostrane, è tutto un friccicore di celodurismo dichiaratorio, posture “macho” in stile Kaja Kallas, “no pasaran” da guerriglieri dei Parioli…

Con un risvolto politico interno immediato e chiaro: chiunque metta in discussione questi governi, protesti in vario modo (dalle vertenze sindacali alle manifestazioni di dissenso) viene tacciato di essere un potenziale “agente putiniano”, quindi da tacitare, sanzionare, confinare (politicamente per ora), estromettere dal palcoscenico politico.

E’ il solito vecchio gioco dei regimi che vanno alla guerra (“taci!il nemico ti ascolta!”), quasi ridicolo per governi che traballano come una zattera nel mare in tempesta. L’Italia deve andare ad elezioni, Macron è da anni senza una maggioranza e cambia governi più spesso delle lenzuola, la Gran Bretagna idem, in Germania c’è un tale senza più maggioranza che parla come un nazista per rallentare l’arrivo dei nazisti dell’Afd… Ecc.

In questo solito vecchio gioco c’è comunque una stranezza che nessuno riesce a spiegare: il sistema mediatico pare impegnatissimo a indicare nel “nazista de noantri” – un ex generale che si propone di far tornare l’Italia all’epoca delle palafitte – il nemico assoluto, gonfiandone le (poche) iniziative e frasi fatte fino a farne il pilastro dei palinsesti e del dibattito politico.

L’idea, ritenuta evidentemente “geniale”, di presentarlo come un “agente di Putin” non appare peraltro in grado di frenarne l’ascesa nei sondaggi. E non dovrebbe sorprendere, in un paese in cui la contrarietà alla guerra e al riarmo supera in genere i due terzi dei cittadini.

Ciò nonostante si continua su questa solfa, ignorando completamente le (poche) ricostruzioni giornalistiche serie che hanno portato alla luce – nero su bianco, con nomi, cognomi e cifre – la rete di facilitatori-esperti-finanziatori-influencer che hanno strutturato il suo “movimento”.

Come i nostri lettori sanno, questa ricostruzione NON porta alla Russia, ma a Steve Bannon, stratega elettorale di Trump nel suo primo mandato, poi referente della Lega salviniana ed altri fascistoidi che volevano regalargli pure la Certosa di Trisulti. Nomi, cognomi, cifre.

L’altro elemento fondamentale completamente ignorato dai media è che i suoi “collaboratori” principali, compreso il candidato-sindaco di Milano, sono a loro volta alti o ex ufficiali delle forze armate, con una visibile preferenza per quelli dei “corpi speciali” o dei carabinieri.

La domanda che dovrebbe sorgere spontanea, nel giornalista medio, è semplice: com’è possibile che il fior fiore (si fa per dire) delle nostre forze armate sia tutto “putiniano”? Che si porta dietro l’altra: come facciamo ad andare alla guerra contro la Russia con un esercito guidato da “agenti di Putin”?

A noi, che siamo finti ingenui, sembra piuttosto che tutto il sistema mediatico (e quello politico) stia invece creando una “classe dirigente militare” da portare eventualmente al governo del paese. Ovviamente fascista nel dna, retrograda sul piano della cultura civile, pericolosissima. Non con un golpe, ma attraverso elezioni profondamente truccate (media orientati, leggi elettorali su misura, ecc).

Ma si tratta di una “classe dirigente” completamente al servizio della Nato, o almeno della sua guida tuttora dominante: gli Stati Uniti, ovviamente in versione Trump.

L’unica incertezza riguarda quindi il sistema dei media (giornalisti e conduttori, non certo gli “editori” che sono attentissimi): tanta “collaborazione” con il piano di militarizzazione è consapevole o semplicemente frutto dell’idiozia che inevitabilmente matura con il servilismo?

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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1 Commento


  • Condottiero

    Semplicemente, come evidenziato a suo tempo da un’inchiesta di Ivo Caizzi del Fatto Quotidiano, il sistema dei media (soprattutto i giornali mainstream) è capillarmente finanziato dalla Commissione UE per diffonderne i messaggi e le posizioni politiche: non è difficile immaginare che lo spirito di “collaborazione” rifletta proprio quel tipo di input.

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