Menu

Famiglie preoccupate da guerre e carovita. Si rischia la stagnazione

Il Rapporto della Coop 2026 presenta un quadro a tinte fosche sulla capacità delle famiglie di tenere il passo con l’aumento dei prezzi ma anche crescente insoddisfazione su quanto e come si lavora.

Insomma il quadro idilliaco sistematicamente presentato dal governo, trova la sua smentita quando si vanno a sondare le persone in carne ed ossa. Ma non è solo il governo a cercare di indorare la pillola, anzi la supposta.

A vedere però come i mass media hanno riportato l’uscita del Rapporto, sembra quasi che le difficoltà economiche delle persone ne abbiano incentivato le virtù verso una alimentazione più salutista, fino ad arrivare alla parola-sintesi che viene appiccicata ad ogni realtà in cui ormai più che vivere si sopravvive: “resilienza”. Una parola quasi magica, abusata ed onnipresente che somiglia ad una cortina di nebbia che copre tutto.

Nella classifica delle preoccupazioni degli italiani in primo luogo ci sono le guerre (87% del campione) e le tensioni geopolitiche (79%), poi la difficile situazione economica (77%) infine la percezione che la società in cui viviamo sia più violenta di quanto lo fosse anni fa (lo affermano quasi l’80%).

Il 2026 ci consegna un Paese ripiegato su se stesso, fermo da vent’anni, incapace di crescere, come rilevano i principali indicatori economici. L’Ufficio studi Coop stima una crescita del Pil che quest’anno non supererà lo 0,8% e il 0,9 nel 2027” afferma Albino Russo direttore della Ancc Coop, il quale sottolinea come in Italia tutte i fattori che concorrono alla crescita economica siano ferme o stanno retrocedendo: demografia, produttività, istruzione.

Se statisticamente è aumentata l’occupazione, contemporaneamente è aumentata anche l’intensità lavorativa (sono 35 le ore lavorate in media più all’anno tra 2019 e 2025) e sono tanti gli occupati che ormai lavorano anche nei giorni festivi.

Il mercato del lavoro tende verso una condizione di quasi piena occupazione (per il 50% degli italiani è un buon momento per cambiare lavoro), ma registra crescenti ed evidenti segnali di sofferenza di chi lavora: il 56% dei lavoratori italiani è insoddisfatto della propria retribuzione, il 35% denuncia ritmi e carichi di lavoro troppo pesanti, il 32% lamenta l’assenza di spazi per fare carriera

In Italia i consumi restano al palo e si profila il rischio della stagnazione. In tanti stanno decidendo di ridurre i consumi e oltre il 25% degli intervistati nel Rapporto della Coop lo fa per scelta personale mentre crescono il riuso e l’eliminazione del superfluo.

Secondo quanto rilevato nel Rapporto, in Italia si lavora di più, ma si finisce con il guadagnare meno e diventa impossibile recuperare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione negli ultimi 5 anni. Per il 62% degli intervistati si vanno riducendo i consumi fuori casa, mentre il 66% denuncia il peso della difficoltà economica che impone queste rinunce, con un buon 38% che arriva a dichiarare che il cibo pronto dei supermercati è di fatto una valida alternativa al ristorante.

Come noto gli italiani guadagnano meno di 20 anni fa e meno che negli altri paesi europei, segnala il Rapporto. L’Italia vanta inoltre il record non certo invidiabile di essere uno dei Paesi più disuguali d’Europa dove l’indice di Gini, che quantifica il livello di disuguaglianza nella distribuzione del reddito o della ricchezza, è salito di 2,5 punti percentuali in cinque anni e in cui il 67% delle persone ha vissuto almeno una condizione di disagio.

 

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *