Tutti i media oggi riferiscono della decisione di escludere dall’ingresso alla Casa Bianca tre testate giornalistiche solitamente critiche con l’amministrazione Trump (POLITICO, Cnn e Ms Now). Il fatto è ovviamente gravissimo e mostra con chiarezza lo stato comatoso della sedicente “democrazia liberale”.
Ma decisamente più infame e pericolosa, oltre che della stessa natura, è una decisione presa dal Dipartimento di Giustizia solo tre giorni fa: considerare chiunque scriva o manifesti contro le guerre (Iran Cuba, ecc) come un “agente straniero non registrato”. Dunque indagabile e processabile per le sue opinioni.
E’ solare che questa misura meno pubblicizzata dai media nostrani sia molto peggiore, perché riguarda ogni singolo cittadino di quel paese e non solo dei media abbastanza potenti da ottenere il pass per la Casa Bianca.
Qui di seguito il comunicato del The People’s Forum.
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Il comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia del 16 settembre sugli agenti stranieri non registrati è un evidente tentativo di criminalizzare e intimidire il dissenso politico.
Sostenendo che manifestazioni pubbliche o qualsiasi attività tutelata dal Primo Emendamento che chieda la fine della guerra contro l’Iran o la fine del blocco contro Cuba — cause sostenute da milioni di persone negli Stati Uniti e che possono essere sostenute anche da governi stranieri — possano essere considerate come un modo per «promuovere la propaganda o altri obiettivi della potenza straniera», il DOJ sta creando un pretesto per indagare, citare in giudizio e perseguire chiunque si opponga alle politiche dell’amministrazione Trump sulla base di discorsi costituzionalmente protetti.
La logica è assurda e autoritaria: le posizioni politiche che coincidono con quelle di un governo straniero diventano ora motivo di sospetto di attività criminale. Se protesti contro una guerra o un blocco ai quali si oppone anche un governo straniero, vieni minacciato con anni di carcere.
La tempistica è rivelatrice. Questa dichiarazione del DOJ arriva appena poche settimane dopo che i Repubblicani alla Camera hanno emesso citazioni in giudizio nei confronti di The People’s Forum, BreakThrough News e Tricontinental: Institute for Social Research, chiedendo comunicazioni interne e documenti finanziari. Il pretesto era un rapporto del Dipartimento di Stato che sosteneva l’esistenza di legami tra l’attivismo contro la guerra e una «influenza straniera».
Il modello si ripete come nella storia del maccartismo: l’opposizione politica viene ridefinita come sovversione straniera.
Inoltre, durante una recente audizione al Congresso, il nostro direttore esecutivo, Manolo De Los Santos, è stato di fatto definito un «agente cubano», non sulla base di prove, ma sulla base degli articoli di giornalisti finanziati dagli Stati Uniti, le cui testate ricevono un consistente sostegno governativo.
Quando il governo degli Stati Uniti finanzia organi di informazione che attaccano Cuba e poi utilizza le affermazioni di quelle stesse testate per giustificare un’indagine sugli americani che si oppongono al blocco, questa non è un’indagine legittima. È una campagna diffamatoria sponsorizzata dallo Stato.
Manolo De Los Santos ha risposto direttamente a queste accuse: «Sono un agente della mia coscienza». È esattamente questo ciò che protegge il Primo Emendamento: il diritto di agire secondo la propria coscienza, non secondo le direttive del governo degli Stati Uniti.
The People’s Forum non si lascerà intimidire. Continueremo a organizzarci contro la guerra, contro il blocco e contro ogni forma di imperialismo statunitense. Invitiamo tutte le persone che agiscono secondo coscienza a respingere questa escalation e a difendere il diritto di protestare senza il timore di essere bollate come agenti stranieri per il semplice fatto di avere opinioni che contraddicono Donald Trump.
Il Primo Emendamento appartiene al popolo, non al governo degli Stati Uniti. Non lo cederemo.
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