Il rapporto del centro studi Itinerari Previdenziali sulle imposte dirette e indirette relative all’anno 2024 fotografa un pesante squilibrio tra le fasce della popolazione che finanziano il “sistema-paese”, con un’evidenza: i lavoratori vengono svenati e il sistema fiscale italiano va ripensato per far sì che chi più si arricchisce del lavoro sociale paghi di più, per tutti.welfare sempre più costoso che grava sulle spalle di 8 milioni di contribuenti. Quasi 25 milioni di cittadini non versano imposte, mentre tra le categorie spuntano vistose anomalie di reddito.
Le dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025, relative ai redditi maturati nell’anno precedente, presentano una chiara asimmetria fiscale. Partiamo dalle entrate: a fronte di 1.076 miliardi di euro di redditi complessivi dichiarati, l’erario ha incassato 216,24 miliardi di euro di gettito Irpef (193,316 miliardi di imposta ordinaria, 16,17 miliardi di addizionali regionali e 6,76 miliardi di addizionali comunali).
Su una popolazione di circa 58 milioni di residenti, sono 42,8 milioni le persone che hanno presentato una dichiarazione dei redditi, e di queste 34,1 milioni hanno versato effettivamente almeno un euro di imposta.
Il risultato è che 24,8 milioni di residenti non contribuiscono al gettito Irpef. Bisogna comunque fare le dovute specifiche, per non rischiare di interpretare erroneamente i dati. 16,1 milioni non presentano alcuna dichiarazione, trattandosi in prevalenza di minori, soggetti a carico o cittadini esenti.
Circa 8,7 milioni di soggetti dichiarano importi nulli o talmente esigui da azzerare il dovuto grazie a deduzioni e detrazioni, e tra loro 5,3 milioni sono lavoratori dipendenti che però non superano i 7.500 euro di reddito lordo annuo, e risultano dunque nei fatti esenti dall’imposta. Parliamo di salari davvero da fame.
Chi guadagna fino a 29.000 euro rappresenta il 69,78% dei contribuenti e genera il 21,33% dell’Irpef totale (circa 46 miliardi di euro). Per l’Eurostat, nel 2024 lo stipendio medio del Belpaese era oltre i 33.500 euro: oltre due contribuenti su tre, dunque, si attestano ben al di sotto di questa soglia.
Allargando il perimetro fino a 35.000 euro lordi l’anno, risulta dunque che oltre l’80% della popolazione conta su entrate che, solo in pochi casi, raggiungono i 2 mila euro netti al mese. Tuttavia, questo 80% contribuisce per il 35% del gettito Irpef. Se si aggiungono coloro che guadagnano fino a 55 mila euro lordi l’anno, si ha oltre il 93% della platea dei contribuenti che genera quasi il 60% del gettito complessivo.
Visti così, questi numeri possono sembrare “redistributivamente” adeguati, eppure dallo studio di Itinerari Previdenziali notiamo che le fasce alte di reddito hanno ricevuto riduzioni dell’Irpef media molto più alte rispetto alle fasce meno abbienti. Per le fasce che guadagnano tra i 7.500 e i 35.000 euro, l’Irpef media si è ridotta per valori che vanno dai 680 agli 884 euro; chi guadagna tra i 55.000 fin oltre i 200.000 euro, l’Irpef media è calata per valori che vanno dai 2.069 agli 8.541 euro.
Ovviamente, queste cifre pesano in maniera molto differente a seconda dell’ordine di grandezza delle entrate. Tirando le somme, a lungo andare le riduzioni dell’Irpef hanno favorito i redditi più alti, facendo pagare a quelli medi la sopravvivenza di quelli più bassi. Inoltre, c’è poi il tema di vistose anomalie nelle dichiarazioni dei contribuenti.
I gestori delle discoteche dichiarano poco più di 11.000 euro annui, attestandosi al di sotto del reddito medio dei braccianti agricoli. Gli albergatori registrano in media 34.000 euro annui, collocandosi sotto un dipendente comunale della prima fascia. Tra i professionisti, i dentisti si posizionano mediamente circa 20.000 euro al di sotto dei commercialisti. I gioiellieri guadagnano meno degli insegnanti, stando a quel che dichiarano.
Gli evasori totali sono calcolati intorno alle 200.000 persone, secondo le più recenti stime dell’Agenzia delle Entrate, ma appare chiaro che non è solo un problema di questa categoria. E soprattutto, appare chiaro che la riduzione delle aliquote Irpef ha penalizzato i più poveri, mentre ora serve ripensare da capo un sistema fiscale che attacchi finalmente i grandi redditi e i grandi patrimoni, per investire in un modello di paese che pensi innanzitutto alla maggioranza della sua popolazione.
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