L’asse Berlino-Varsavia-Paesi Baltici-Francia con Londra è inossidabile, sancito circa tre anni fa con l’alleanza di ferro Parigi-Londra, nuova “entente cordiale” e due anni fa con la visita tedesca presso la Corona inglese.
La contesa mira sempre alla disintegrazione dell’immenso territorio russo, alla conquista delle sue immense materie prime, ma fa sorgere anche un nuovo scontro Londra-Washington (ne accennava l’americano Lyndon La Rouche già negli anni novanta) sul Mediterraneo, nuovo centro del mondo, con il raddoppio di Suez (fatto dai cinesi), marittimo, energetico, di telecomunicazioni, demografico.
Dunque la contesa è a Est e Sud. Il 16 novembre, se ne parla ormai anche sui giornali italiani, che hanno per mesi nascosto la notizia (l’altro giorno era sul Corriere della Sera) e che la vedono negativamente, potrebbe nascere una nuova Yalta 2, a tre, Usa-Cina-Russia.
Ma troppa è la carne al fuoco. Il mercato globale – lo si vede dai dati del commercio mondiale – è ormai alla sua massima espressione, ma ha soprattutto un incrocio asiatico e col Sud del mondo, mentre l’Occidente è ormai relegato sempre più nel suo angolo.
La stessa bolla finanziaria IA ci dice che ormai il capitale fittizio occidentale, nato da “Nixon 71” (l’annullamento della parità tra dollaro e oro), esploso poi con la caduta del Muro di Berlino 1989, è ormai giunto al capolinea.
Nulla ormai vale “l’obbligo assicurativo sanitario, previdenziale, di vita occidentale” rispetto a rapporti Price/Earnings (prezzo delle azioni/profitti attesi) del tutto fuori controllo e alle perdite immense allorquando si annunciano trimestrali o si fanno prospetti Ipo con 90 pagine di informazione di “rischio” (si veda Anthropic).
Deepseek, altri cinesi, specchio dello sviluppo fondato sul plusvalore relativo marxiano, adottato con la Legge sul Lavoro del lontano 2008 in Cina, ormai è dirompente rispetto alla caccia occidentale al plusvalore assoluto (anch’esso marxiano, ma retrogrado e conservativo). Lo si vede anche nel settore automobilistico, nei macchinari, nella robotica, ecc.
La reflazione salariale e il salario sociale globale cinese ora sembrano avere anche studiosi del Sud del mondo che vorrebbero adottarli nelle loro economie; oppure avvengono scontri di classe per questo obiettivo (si veda, di recente, in Bangladesh). Le tensioni per un cambio generale di modello sono ormai giunte ad un punto di non ritorno persino nel cuore dell’imperialismo la necessità di qualche forma di welfare va destabilizzando il vecchio establishment.
La linea marxista cinese, mai rinnegata ma adattata rispetto ai tempi, si impone come maggiormente efficiente. I cinesi hanno pianificato per 50 anni, ma non con le “Finanziarie lacrime e sangue”.
Non stranamente, questo fa sì che la lezione marxiana sia sempre più attualissima ed è su questo terreno – senza adottare termini o temi borghesi – che si misurerà la consapevolezza dei comunisti italiani, sia sul piano nazionale che internazionale.
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