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Caso Uva: il CSM indaga sul Pm Agostino Abate

Il CSM si è finalmente accorto che nella procura di Varese qualcosa non va? Se i lanci di agenzia dell’Adn Kronos e dell’Ansa di oggi saranno confermati, quel qualcuno potrebbe essere Agostino Abate, il PM che ha monopolizzato tutti i procedimenti che riguardano la morte di Giuseppe Uva, criticato non solo dai familiari della vittima ma anche da molti giornalisti, attivisti e osservatori che seguono da anni la vicenda.
L’iter è stato abbastanza complesso. Tutto è partito da un’udienza del 2008 durante la quale Lucia Uva, la sorella della vittima, venne letteralmente cacciata dall’aula del tribunale dal Pubblico Ministero. Da quel giorno, e dopo altri episodi simili, i legali di Lucia Uva hanno presentato una lunga serie di esposti contro Abate. Azioni, queste, che sembravano non aver avuto alcun esito.

L’ultima mossa del legale Fabio Anselmo era stata la presentazione di un’istanza d’avocazione del procedimento intitolato al Pm Abate, con esposto alla procura di Milano, competente su quella di Varese. Si chiedeva in pratica di togliergli il processo di mano, soprattutto alla luce delle parole del giudice Orazio Muscato, che in sede di sentenza di primo grado aveva esplicitamente detto che era dovere della pubblica accusa indagare sulle ore che Giuseppe Uva trascorse nella  caserma dei Carabinieri di Varese. Un buco temporale mai ricostruito, e che il PM non sembrava avere alcuna intenzione di ricostruire, dando per scontata una “verità” discutibile e omissiva, costruita sulle conclusioni dei suoi consulenti tecnici, i quali avevano accertato che Giuseppe Uva era morto a causa dei farmaci somministratigli in ospedale; una verità che prendeva per oro colato quegli otto verbali stesi da poliziotti e carabinieri in cui si diceva -praticamente all’unisono – che Giuseppe Uva in caserma aveva dato di matto, e si era lanciato in una incredibile serie di atti autolesionistici.

Tre anni e mezzo di processo, con “un uomo solo al comando”, durante i quali a nulla sono valse le campagne mediatiche, gli esposti, le pubbliche denunce, il moltiplicarsi di inchieste giornalistiche, articoli, documentari.

Un processo che ha assunto toni controversi quando si è diffusa la notizia che i carabinieri e i poliziotti che trassero in arresto Giuseppe quella notte del 14 giugno 2008, stanchi di essere additati dall’opinione pubblica come carnefici e aguzzini, avevano annunciato querele per Lucia Uva, colpevole di averli insultati su facebook, per Mauro Casciari de Le Iene e Luca Tiraboschi di Italia 1, colpevoli invece di aver realizzato due servizi sulla loro opaca condotta.

Nel volgere di pochi giorni, il quadro delle querele si era completato con le denunce a carico di Francesco Menghini e di chi scrive, colpevoli di aver diffamato gli 8 pubblici ufficiali attraverso il documentario “Nei Secoli Fedele”. Querela, tra l’altro, non ancora recapitata a nessuno dei due.

Almeno tre di queste querele sono contenute tuttora in uno dei fascicoli intestati al PM Abate, il 5509/09. Il fascicolo che dovrebbe invece contenere le indagini sugli otto poliziotti. Il fascicolo dal quale risulta invece che gli otto sono immacolati e innocenti. Il fascicolo che il Pm Abate ha tenuto chiuso per anni e che ha tirato fuori solo per suggerire ai giornali locali la notizia delle querele a carico di tutti coloro che a vario titolo lo hanno contestato.

L’ultimo atto sulla vicenda sembrava essere stato scritto ieri, 9 aprile, attraverso la risposta secca e perentoria della Procura generale di Milano: il processo Uva rimane in mano ad Abate. Tradotto significava: di quelle tre ore in caserma non si saprà mai nulla. Mai.

Oggi invece il colpo di scena – sempre se saranno confermate le indiscrezioni diffuse dalle agenzie – proveniente dal Consiglio Superiore della Magistratura. Che archiviando tutti gli esposti e le denunce della famiglia Uva, avrebbe spianato la strada a un vero e proprio provvedimento disciplinare a carico del PM di Varese Agostino Abate. Per indagarne la condotta e per comprendere i motivi per cui in questi anni tutto si è fatto, tranne che cercare la verità urlata da Lucia Uva, dai suoi figli, e da tutti coloro che le sono vicini.

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1 Commento


  • Lucrezia

    Davvero indecente! É indecente soprattutto il fatto che ci si debba ancora pensare riguardo certe “persone”( se cosi possiamo chiamarle) come Agostino Abate. Io sono giovane, ho 18 anni e mi vergogno che esista certa gente e soprattutto che sia magistrato. Mi meraviglio inoltre,come sia tarda la gente a capire certe cose.

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