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Un decreto per spaccare Confindustria

Sarà pur vero, come dice Mario Deaglio su La Stampa di oggi, che il “decreto sviluppo” varato dal governo equivale a “far nozze con i fichi secchi”. E certamente, aggirandosi attraverso il solito caos di micromisure affastellate alla bell’e meglio, ci si imbatte in molte disposizioni ridicole. Specie se da esse ci si attende una “frustata” in grado di far decollare la “crescita”.

Sicuramente questo decreto non mostra un disegno organico. Non diciamo di “sviluppo”, ma un disegno e basta. Persino il “liberismo” che pretende di esibire si riduce a una liberazione di “spiriti animali” di modestissime dimensioni e orizzonti. La parte relativa alle spiagge demaniali, per esempio, attribuite in concessione per ben 90 anni, da una parte sottrae un “bene comune” dalla disponibilità della popolazione, dall’altra inchioda una “risorsa turistica” a un modello di imprenditoria fai-da-te a investimento nullo, innovazione mai, ambizione zero. Anche dal punto di vista capitalistico, insomma, è una stronzata.

Ma questa è la cifra politica di questo governo, questa la “cultura imprenditoriale” del blocco sociale che esprime. Una logica da taglieggiatori, saccheggiatori, dettaglianti col dito sulla bilancia, rivenditori di usato per nuovo, scippatori di vecchiette. L’uso dei beni pubblici per ricavarne reddito privato (nemmeno “profitto”) è il massimo che riesca a concepire.

La verifica viene dalle incredibili – capitalisticamente parlando – “sanzioni” agli ispettori fiscali che si dedicano con troppo zelo al controllo delle imprese. Un’intimidazione che certo produrrà effetti devastanti dal lato delle entrate dello stato – e quindi non si può davvero dire, come Tremonti e Berlusconi hanno fatto, che sia una misura a “costo zero” – perché si traduce in un incoraggiamento governativo all’evasione fiscale.

Ma anche qui è chiarissimo il “segno di classe”. È evidente che una minore sorveglianza fiscale sia ben vista da tutti i tipi di impresa, ma diventa “vitale”, segna il confine tra sopravvivenza e fallimento, soprattutto per quella piccola o microscopica “azienda” che proprio non riesce a stare “sul mercato” se rispetta le regole del mercato. Attenzione, però: cerca anche di parlare a quella fetta di “popolo delle partite Iva” che in realtà è in tutto e per tutto lavoro dipendente, ma deve ricorrere al commercialista per curare “l’amministrazione”. In un paese a capitalismo avanzato i problemi creati da normative fiscali troppo complesse o ridondanti, con conflitti di competenze tra diversi livelli dell’amministrazione pubblica (stato regioni, comuni, ecc) viene risolto studiando la situazione e modificando la struttura contributiva e fiscale. Questo governo, invece, semplicemente l’abolisce: blocca l’azione investigativa, incoraggia a fottersene di controlli e regole, spinge all’evasione e all’elusione fiscale. Ma tutto ciò produce certamente redditi privati (ma solo per alcune figure sociali!), difficilmente prodotto interno lordo. Ossia “crescita e sviluppo”.

Il fatto che vengano essiccate le fonti di approvvigionamento delle casse dello stato sul fronte “privato” implica che le “manovre” tese a ridurre il debito pubblico avranno un solo target: la spesa pubblica sociale, quel che resta di “impresa pubblica” (dalle municipalizzate alle grandi controllate, come Eni, Enel, ecc), i redditi da lavoro dipendente, le pensioni e gli ammortizzatori sociali di ogni tipo.

 

Ma questo decreto omnibus ha un significato soprattutto politico. Arriva alla vigilia dello sciopero generale a malincuore deciso dalla segreteria confederale della Cgil e dell’Assise di Confindustria. Due eventi che sono sembrati fin dall’inizio “coordinati” tra loro per lanciare una sorta di “sfiducia sociale” – ovvero delle “parti sociali” organizzate in associazioni – all’esecutivo.

Ma – dando per scontata l’indifferenza governativa per qualsiasi mobilitazione di piazza, specie se modesta e depotenziata come quella odierna della Cgil – il decreto appare rivolto a impedire la saldatura, in quel di Bergamo, tra piccola e grande imprenditoria in un unico fronte che “detta l’agenda” al paese e prepara la discesa in campo di Montezemolo come nuovo “salvatore della patria”. Gli ami gettati alle imprese piccole e piccolissime, come detto, sono numerosi. E sul piano elettorale sono queste, per il loro numero e diffusione territoriale, il soggetto più interessante per un berlusconismo sul viale del tramonto.

Un gioco difficile, ma non impossibile. Che descrive le strategie politiche in campo come preparatorie di degrado senza fine.

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Ascolta l’intervista a Francesco Spataro sulla sanità realizzata a Radio Città Aperta:

Il commento di Mario Deaglio su La Stampa: Ma_senza_soldi_non_si_cresce.doc

Da Il Sole 24 Ore – Decreto_sviluppo_-_Spiagge.doc

Ascolta l’intervista a Marina De Ecclesiis sulla privatizzazione delle spiaggerealizzata a Radio Città Aperta:

 

Da Il Sole 24 Ore – Decreto_sviluppo_-_Costruzioni_libere.doc

Da Il Sole 24 Ore – Decreto_sviluppo_-_Bonus_ricerca.doc

Da Il Sole 24 Ore – Decreto_sviluppo_-_Ispettori_fiscali_imbavagliati.doc

La_lettera_di_befera_agli_ispettori_fiscali.pdf

Novita_per_ledilizia_secondo_gli_architetti.doc

Da Il Sole 24 Ore – La linea di Confindustria sulle piccole imprese in vista dell’Assise di Bergamo: Priorit_alla_crescita_per_le_Pmi.doc

Da Il Sole 24 Ore – Via libera ai cementificatori, i dettagli: edilizia_privata_silenzio-assenso_entro_90_giorni.doc

Da Il Sole 24 Ore – Quando scattano le nuove misure (foto-tabella): decreto-sviluppo-misure-1.jpg

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