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Roma. Una “inspiegabile” guerra di mala

I carabinieri hanno arrestato oggi Augusto Giuseppucci, fratello di Franco, detto «Er Negro», uno dei leader storici della Banda della Magliana, ucciso nel 1980. È accusato di detenzione ai fini di spaccio di droga e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Al di là del nome e della “leggenda nera” che evoca, l’arresto di Giuseppucci al momento non sembra legato a nessuno dei numerosi omicidi della guerra di mala esplosa quest’anno a Roma e che ha fatto numerosi morti, tra l’altro tutti italiani, indicatore che la questione criminale nella capitale è tutta “cosa nostra” e non attiene all’arrivo nel paese di gruppi malavitosi “stranieri”.

Tra scontri a fuoco, agguati, omicidi veri e propri, è diventato difficile tenere il conto a Roma dall’inizio del 2011: secondo alcuni 17, per altri sarebbero addirittura venti. Dati attendibilici parlano di ben 33 morti ammzzati in un solo anno, quasi tre al mese. Certo è che nella Capitale non accenna ad attenuarsi l’ondata di conflitti a fuoco che vede protagonisti sia piccoli malviventi che malavitosi della criminalità organizzata. L’ultimo episodio è avvenuto ancora una volta a Tor Bella Monaca alla vigilia di Natale dove un uomo è stato gambizzato. L’escalation è iniziata il primo gennaio 2011, con una sparatoria a piazza Monte della Pietà, dove viene gambizzato il trentenne Flavio Simmi, successivamente ucciso nel quartiere Prati a luglio. L’8 aprile era stata la volta di Roberto Ceccarelli, 45 anni freddato da cinque colpi di pistola mentre si trovava vicino alla sua auto nel quartiere Prati, nei pressi di un affollato ristorante davanti al teatro delle Vittorie. Un doppio agguato contro un personaggio coinvolto anche nelle operazioni della finanza nera del trader neofascista Lande (il “Madoff” dei Parioli). Così come si è tinto di giallo e di totale riserbo da parte della magistratura l’omicidio di Rafael Cohen, esponente di spicco della comunità ebraica romana, ucciso il 13 giugno con una sola coltellata al cuore da un professionista (quindi non un raptus omicida). Omicidio per il quale sono stati indagati due agenti dei servizi segreti che lavorano a Forte Braschi e sul quale la Procura ha steso una cappa di silenzio limitandosi a parlare di “delitto per gelosia”. Una Procura che sull’ondata di omicidi a Roma continua a fornire una analisi poco convincente. Sia il capo della Procura della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara, che il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia, Giancarlo Capaldo, hanno più volte spiegato che i gesti criminali quali gambizzazioni, agguati, attentati incendiari o intimidazioni, non vanno ascritti a organizzazioni criminali di stampo mafioso, bensì ad organizzazioni minori “autoctone” che hanno necessità di controllare il proprio territorio.

 

 

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