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E ora fuori dal Grande freddo

La parola d’ordine è infatti: “non si soppone nessuno; e se qualcuno lo fa, non conta”. Il coro è impressionante, quanto triste e debole. Dietro l’apparenza del “monolite”, infatti, si avverte il timore che le “riforme” decise in Europa diventino socialmente ingestibili. Per il momento, la parola d’ordine mediatica è “minimizzare” e trasformare tutto in “problemi di traffico” .

E ora fuori dal grande freddo
Francesco Piccioni

Il gelo sociale è assai più rigido della tramontana che avvolge Roma da giorni. Chi ieri è arrivato fin qui per manifestare, a dispetto dei blocchi dei tir sulle autostrade o dei distributori che avevano esaurito il carburante, lo sa bene. Sui posti di lavoro, ora, i capi girano minacciando tutti con una frase semplice: «adesso che vi levano l’art. 18, facciamo i conti». Se qualcuno dice che abolirlo sia una misura «per la crescita», mente per la gola.
Il clima non è da anni ’50. È peggiore. Non c’è infatti nessuna «grande forza democratica» all’opposizione, in Parlamento; né un «grande sindacato» impegnato a costruire una forza sociale tale da rovesciare – almeno in prospettiva – la cultura egemone in un paese. E quindi i rapporti di forza generali, verso altri obiettivi.
C’è un solo pensiero ammesso in Parlamento e soprattutto nel circuito mediatico. C’è un solo modo di fare sindacato «riconosciuto» dalla controparte e dal governo: quello del «modello Pomigliano», quello che doveva essere un’«eccezione» limitata a uno «stabilimento particolare». C’è una sola scala delle priorità economiche; la modificazione della struttura sociale che ne deriva è programmata a livello europeo. Basta un’occhiata al Financial Times per saperlo.
Un’opposizione era data per scontata, ma non è ammessa come interlocutore alla pari, con cui «trattare» davvero. Persino Cgil, Cisl e Uil si sono visti offrire, al termine dell’incontro sulla riforma del mercato del lavoro, di proseguire i contatti via web. «Mi mandi una mail, le faremo sapere…»
Il distacco tra «politica» e paese reale, con la sostituzione di Berlusconi, è paradossalmente aumentato. Lì alcuni «corpi intermedi» – sindacati, partiti, associazioni – erano ancora ammessi; selezionati in base al tasso di fedeltà politica, come una fastidiosa conseguenza della «coesione sociale», ma ammessi. Ora sembrano esser diventati superflui. E non c’è molto che possa sostituirli.
Il gelo sociale nasce da questa distanza siderale. E non è un caso che «la rivolta» – urlata, ma sterile – sia partita da quelle imprese individuali (tassisti, autotrasportatori, avvocati, ecc) che si sentono spinte verso l’aggregazione subordinata, a diventare «lavoratori dipendenti» di qualche consorzio.
E non è un caso neppure che lo sciopero generale di ieri abbia visto picchi di partecipazione ammessi persino dalle aziende – un caso più unico che raro, pur nella ritualità della «guerra delle cifre» – soprattutto nei settori già sotto il tiro «privatizzatore»: municipalizzate, trasporto pubblico locale e nazionale, pubblico impiego. Oppure, sorpresa inattesa, in alcune filiali della grande distribuzione, fin qui autentiche metropoli della precarietà perenne. «Garantiti» e «precari», una faccia una razza: lavoratori dipendenti dal futuro a rischio. Un’indicazione o una speranza, lo vedremo.
Uno sciopero generale dei soli sindacati di base, neanche tutti, non basta davvero a rovesciare la tendenza. Sono loro i primi a saperlo. La sua importanza sta tutta nel bucare la «cortina di ghiaccio» che si va stringendo intorno a ciascuno di noi, chiuso e impaurito nel suo lavoro a testa bassa, nella speranza – non molto sensata – che «non tocchi a me» la pessima sorte: licenziamento, cassa integrazione (più breve, addirittura, nelle intenzioni di Fornero & co.). Come la manifestazione nazionale della Fiom, l’11 febbraio, certo con altro intento immediato, ma con identica funzione «liberatrice».
È finita la «luna di miele» tra un paese esaurito da berlusconismo e un governo che si rivela – giorno dopo giorno – «brace dopo la padella». L’incantesimo mostra incoerenze evidenti. Romperlo «da sinistra» è difficile. Ma è obbligatorio provarci, pena la scomparsa. Non è stato uno sciopero oceanico, certo. È stato il primo.
da “il manifesto”

Se si sciopera contro Monti

In un momento in cui ci sono barlumi di unità sindacale fra Cgil, Cisl e Uil, lo sciopero generale dell’Usb non poteva che essere un successo. Nonostante la sordina mediatica, il sindacalismo di base (non chiamateli Cobas, non lo sono più) continua a mietere consensi. Hanno gioco facile a denunciare la continuità di azione fra il governo Berlusconi e quello Monti, a partire da una riforma delle pensioni che è passata per decreto, sconvolgendo nel giro di poche settimane la vita di milioni di italiani che dovranno lavorare anche sei anni in più prima di poter “godere” di una pensione misera. Le decine di migliaia di persone in corteo a Roma (i Bartali di oggi) dimostrano come l’Usb sia una realtà radicata nel territorio specialmente nel settore dei trasporti e dei lavoratori pubblici. L’adesione del Popolo Viola e di alcuni esponenti della Cgil (Giorgio Cremaschi in primis) confermano come l’appoggio del Pd, di Sel e dell’Idv (in un primo tempo) al governo Monti hanno aperto uno spazio politico e sindacale a sinistra. Uno spazio che sta crescendo e non va sottovalutato. Il loro limite maggiore è la mancanza di un leader (passato Bernocchi, non si intravvede nessuno), ma non è detto che sia uno svantaggio. Il problema lo ha soprattutto la Cgil: o riuscirà a dare un’impronta progressista alle politiche del governo Monti o il rischio di perdere consensi a sinistra è reale. Il banco di prova è la riforma del mercato del lavoro. E Susanna Camusso lo sa benissimo.
Massimo Franchi
da l’Unità

Il primo sciopero contro Monti
Ylenia Sina

ROMA
Era la prima protesta di piazza contro il governo Monti e la Banca centrale europea. La giornata di sciopero generale di ieri indetta dai sindacati di base (Usb, Orsa, SlaiCobas, Cib-Unicobas, Snater, SiCobas e Usi) ha visto sfilare per le strade di Roma migliaia di lavoratori da tutta Italia a fianco di precari, movimenti, immigrati, studenti, attivisti del Comitato No Debito e qualche rappresentante dei partiti politici della sinistra (Fds, Pcl, Sel). 
Uno sciopero «politico», oltre che sindacale, che «dimostra come nel Paese stia crescendo la consapevolezza dei danni procurati ai lavoratori da questo governo e la necessità di unire tutte le lotte del Paese», commenta Pierpaolo Leonardi, dell’esecutivo dell’Unione sindacale di Base (Usb). Uno sciopero «difficile», in un momento di crisi «che ci mette alla prova»; di «blocco» del paese, con «pullman dalle regioni del sud che non sono potuti partire a causa della mancanza di carburante». 
Il corteo parte in ritardo da piazza della Repubblica, dietro allo striscione «Via il governo Monti. Non paghiamo il debito». Sfila il mondo dei trasporti, la scuola, i vigili del fuoco e le fabbriche, passando per sanità, ricerca, ex «lavoratori socialmente utili». La piazza dei sindacati di base parla di contratti «sempre meno nazionali e sempre più aziendali», licenziamenti, esternalizzazioni che comportano precarietà e cassa integrazione, «di un mondo che ha deciso che dobbiamo costare di meno». Ma anche di tagli agli enti locali e di «opposizione al ricatto del debito e a un governo, espressione delle banche, che non abbiamo eletto». 
A metà mattina, fatti rientrare i mezzi nei depositi, un gruppo di autisti di autobis dell’Atac si aggiunge al corteo. «Non si può fare profitto su servizi pubblici come i trasporti» spiegano. Sparse tra le bandiere dei sindacati (più numerose quelle dell’Usb) molti vessilli No Tav, a testimonianza della solidarietà diffusa ai manifestanti arrestati e alla lotta della valle. Tante anche le bandiere blu del Forum dei movimenti per l’acqua, che hanno aderito perché «anche se l’acqua è salva, siamo consapevoli che il decreto Cresci-Italia va nella direzione opposta del referendum di giugno», spiega Paolo Carsetti. 
Nel corso della mattinata il serpentone di gente prosegue tranquillo in direzione della tappa finale, piazza S. Giovanni. Lungo il tragitto l’azione del movimento romano dei Blocchi precari metropolitani sanziona simbolicamente, con lancio di uova e fumogeni, le agenzie di Banca Intesa e Banca Toscana. Anche il palazzo dell’assessorato alle Politiche Sociali guidato dal vicesindaco di Roma, Sveva Belviso, viene preso di mira dai Bpm che dall’8 gennaio occupano un’ex residenza pubblica per anziani, chiusa dalla giunta Alemanno, «con l’obiettivo di difenderne la destinazione pubblica». 
Raggiunta piazza S. Giovanni, si diffondono anche i primi dati di adesione allo sciopero. Tra le percentuali più alte, il settore dei trasporti. Ieri in piazza erano numerosi i macchinisti dell’Orsa che raccontano come «le liberalizzazioni di Monti hanno cancellato l’obbligo di applicare il contratto nazionale; un attacco a tutta la categoria e un ‘regalo’ alla nuova compagnia ‘Tav’ di Montezemolo, la Ntv». Presenti anche i lavoratori aeroportuali (ieri lì ha scioperato anche la Filt-Cgil), molti di Alitalia-Cai, che ben conoscono le conseguenze della privatizzazione: «abbassamento del costo del lavoro, massiccio ricorso alla manodopera precaria, deroga alle leggi nazionali, licenziamenti». 
Con i sindacati di base anche Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato centrale della Fiom-Cgil, che ha definito «una distinzione filosofica appoggiare un governo, ma opporsi alle sue misure»: chiaro l’invito ai sindacati confederali a scendere in piazza per dare «una risposta forte a un esecutivo che è ideologicamente contrario al mondo del lavoro». 
Due gli appuntamenti lanciati dal palco: il 23 febbraio, giornata di lotta europea dei lavoratori pubblici indetta dalla Federazione sindacale mondiale, e il 28 marzo, manifestazione europea dei lavoratori dei trasporti a Bruxelles.

da “il manifesto”

I DISAGI/Romani e turisti tra traffico e stress

ROMA – Metro A e B aperte ma con servizio ridotto. Bus, tram e filobus con il contagocce. Fermate prese d’assalto e traffico in tilt. Sono questi oggi i primi effetti dello sciopero nazionale del trasporto pubblico locale indetto dai sindacati Orsa e Usb, Slai-Cobas, Cib-Unicobas, Snater, SiCobas e Usi.

Ferrovia Roma-Lido chiusa (con ultima partenza alle ore 9) e Termini-Giardinetti e Roma-Viterbo aperte ma con servizio ridotto. Garantite la attività al pubblico dell’agenzia Roma Servizi per la Mobilità: dallo sportello di piazzale degli Archivi 40 al contact center 0657003 fino ai checkpoint bus turistici di Aurelia e Laurentina (solo quello di Ponte Mammolo è al momento chiuso). Chiuso anche il punto informativo alla Stazione Termini dove gli unici ad offrire un po’ di assistenza a pendolari e turisti sono i volontari dell’Associazione carabinieri in congedo e i responsabili dei capolinea Atac. 

“Anche noi vorremmo scioperare – dice uno di loro – ma se ci fermiamo qui è il caos”. Risultato? Passeggeri sull’orlo di una crisi di nervi e stranieri spaesati. Perché oltre alla protesta (i mezzi si fermano dalle 8,30 alle 17 e dalle 20 fino a fine turno) si aggiunge la manifestazione dei sindacati di base di scuola, fabbriche, uffici giudiziari e comunali, telecomunicazioni e trasporti per dire “NO alla manovra del premier Monti”, “colpevole” di «aver fatto proprie le precedenti manovre dell’esecutivo Berlusconi che prevedono misure su licenziamenti, privatizzazioni e peggioramento delle condizioni di lavoro». Trentuno le linee deviate a causa del corteo che dalle 9 sta sfilando da piazza della Repubblica e dove è atteso per le 14 a piazza San Giovanni. 
Per tutta la giornata i varchi della zona a traffico limitato non saranno attivi. 

Ma tra i romani, pendolari e studenti, monta la rabbia. “E’ una protesta inutile, tanto a pagare siamo sempre noi utenti – lamenta Fabio Pulcinelli, 24 anni, sistemista, che ogni giorno fa la spola da Ostia fino a via Po -. Almeno protestassero per il servizio scadente che offrono. Le due linee della metropolitana così come le Ferrovie Roma-Lido e Termini-Giardinetti fanno acqua da tutte le parti. Sui vagoni d’estate le temperature sono roventi e polari d’inverno. Sulla Roma-Lido viaggiamo su vetture sporche e obsolete. Quindi a che serve questo sciopero?”. “Oddio come faccio? – si dispera Sandra De Carolis, 39 anni, insegnante, al capolinea di Termini della linea 714 – Sono appena scesa dal treno proveniente da Terracina, devo raggiungere la mia scuola alla Garbatella ma non c’è niente. Pensavo che i disagi fossero limitati, visto che la protesta non è indetta dai confederali, invece mi sbagliavo. Ma io inizio il turno alle 11, cosa dovevo fare alzarmi alle 4 del mattino?”. E c’è chi, tra i passeggeri, giustifica la protesta: “Hanno ragione” taglia corto Barbara Lancillotti, 39 anni, guida turistica. Ma la protesta divide anche gli stessi automobilisti. “Io oggi lavoro – ammette Massimo F, 40 anni, da 12 in Atac – perché scendere in piazza contro il governo non basta. I problemi sono altri: siamo in pochi alla guida, gli ultimi assunti sono imbucati negli uffici, e se ci serve un giorno di ferie tra un po’ ci raccomandiamo al Papa”. “Io invece incrocio le braccia perché non arrivo a fine mese – replica Gianlica S., 40 anni –. Gli autotrasportatori del movimento dei Forconi? Fanno bene a bloccare l’Italia anche se i forconi ormai non bastano più”.

da “il Messaggero”

Sciopero nazionale: trasporti a rischio
corteo dei sindacati , lancio di uova e fumogeni

Manifestazione fino a piazza San Giovanni. Momenti di tensione i, bruciata uan bandiera d’Europa. Fermi tram, bus, metrò e treni locali: fascia di garanzia tra le 17 e le 20

ROMA – Sciopero generale, tensioni e caos a Roma: non solo bus, metro, treni, aerei e navi a rischio, ma anche corteo che da piazza della Repubblica ha raggiunto intorno alle 14 piazza San Giovanni. In testa uno striscione che recitava «Via il Governo Monti. Non paghiamo il debito», il corteo organizzato dai sindacati di base, ha raccolto centinaia di manifestanti con le bandiere di Usb e Unicobas, ma anche diRiifondazione comunista e No tav. Tra gli slogan: «Basta macelleria sociale. Basta diktat dell’Unione europea». I temi caldi sono i trasporti e gli uffici pubblici. Davanti all’assessorato capitolino alle Politiche Sociali, in via Merulana, alcuni manifestanti hanno lanciato uova e fumogeni. Bruciata una bandiera dell’Europa con slogan contro Monti, Merkel e Sarkozy. Al termine del corteo, un’assemblea in piazza San Giovanni.

«PROFUMO? NO PUZZA» – Sono scesi in piazza vestiti con buste nere dell’immondizia per dire a Monti che «sono lavoratori e non sono da gettare via». Sono i circa 150 operatori di pulizia delle scuole arrivati da tutta Italia a Roma per partecipare al corteo. «Profumo? Continuiamo a sentire la solita puzza…». Questo lo striscione dietro cui stanno sfilando centinaia di lavoratori ex Lsu: «Ci hanno tolto ore lavorative – si è lamentato uno di loro – ed ora vogliono toglierci anche i diritti come quello delle ferie. Non si capisce nulla e tra un po’ ci metteranno tutti in cassa in deroga. Con Monti doveva cambiare qualcosa in meglio ma ci sa tanto che troveremo solo di peggio».

LO SCIOPERO NAZIONALE – Autobus, metropolitane, treni, aerei e navi a rischio, venerdì 27 gennaio, sono tutti coinvolti per lo sciopero di 24 ore indetto dai sindacati di base contro il governo Monti. A Fiumicino sono stati cancellati 57 voli: la gran parte dei voli cancellati (37) riguarda l’Alitalia. Gli altri venti colpiscono Meridiana, Iberia, Lufthansa e British Airways. La nuova raffica di agitazioni nel settore dei trasporti era già iniziata giovedì sera nel comparto ferroviario: dalle 18 incrociavano le braccia i lavoratori aderenti all’Orsa, all’Usb, a Slai-Cobas, Cib-Unicobas, Snater, Usi, Sicobas. Attivato da Trenitalia, per le informazioni, il numero verde gratuito 800 89 20 21. In funzione il collegamento tra Roma Termini e l’aeroporto di Fiumicino.

RISCHIO BLOCCO NELL’URBE – Metro A e B aperte ma con servizio ridotto. Stessa situazione per quanto riguarda bus, tram e filobus. Fascia di garanzia tra le 17 e le 20. Questi i primi effetti dello sciopero nazionale del trasporto pubblico locale indetto dai sindacati Orsa e Usb. Ferrovia Roma-Lido chiusa (con ultima partenza alle ore 9) e Termini-Giardinetti e Roma-Viterbo aperte ma con servizio ridotto. Sono garantite la attività al pubblico dell’agenzia Roma Servizi per la Mobilità: dallo sportello di piazzale degli Archivi, 40 al contact center 0657003 fino ai checkpoint bus turistici di Aurelia e Laurentina (solo quello di Ponte Mammolo è al momento chiuso). L’astensione dal lavoro è con rispetto delle due fasce di garanzia: dall’inizio del servizio alle 8.30, e dalle 17 alle 20.

DEVIAZIONI PER CORTEO – A causa del corteo 31 linee sono deviate; il percorso dei manifestanti da piazza della Repubblica a San Giovanni, passa lungo viale Einaudi, via Cavour, piazza Santa Maria Maggiore, via Merulana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto. C’è anche un «corteo nel corteo», quello organizzato dalla Rete Viola per manifestare «la netta opposizione alle politiche ultra liberiste del governo Monti che, su mandato della Bce, vuole attuare una politica economica depressiva e vuole cancellare l’art 18 dello Statuto dei Lavoratori per avere “mano libera” nei licenziamenti».

FORZA NUOVA RINVIA – E’ stata invece rinviata un’altra manifestazione che il movimento di destra Forza Nuova aveva convocato per venerdì per incanalare il malcontento dei camionisti: «In seguito ad un incontro con gli autotrasportatori del Mercato Ortofrutticolo di Fondi, abbiamo concordato con loro, ed altre categorie in protesta, di spostare la manifestazione a Roma di qualche giorno – scrive Roberto Fiore, segretario nazionale -, per consentire anche alle altre categorie che stanno dando la propria adesione, di mettere a punto e organizzare la propria partecipazione».

VARCHI ZTL APERTI – Ztl diurna non attiva. L’accesso alle zone del centro storico e di Trastevere è dunque libero, in modo da fluidificare il traffico e rendere più agevoli gli spostamenti in città. Lo fa sapere Antonello Aurigemma, assessore alla Mobilità di Roma Capitale.

STOP AL SERVIZIO DISABILI – Venerdì non sono inoltre garantite le attività al pubblico dell’Agenzia Roma Servizi per la Mobilità: lo sportello di piazzale degli Archivi 40; il contact center 0657003 e il numero verde disabili 800154451; il box informazioni della stazione Termini e di Fiumicino e i check-point bus turistici di Aurelia, Laurentina e Ponte Mammolo.

SARDEGNA QUASI ISOLATA – Critica la situazione dei collegamenti aerei da e per la Sardegna: su tutto il territorio nazionale i piloti di Meridiana Fly iscritti all’Unione piloti e all’Apm scioperano per 24 ore. «Revocato lo sciopero di quattro ore di venerdì di tutti gli assistenti di volo Alitalia», riferiscono invece Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti e Avia «a seguito nell’accordo di mercoledì notte in sede aziendale sulle problematiche del personale di cabina».

dal Corriere della sera

La valutazione dell’Usb

UN GRANDE SCIOPERO GENERALE CONTRO GOVERNO MONTI E BCE

27/01/2012

Lo sciopero generale nazionale di 24 ore, proclamato oggi per tutte le categorie dei lavoratori da Usb, Orsa, SlaiCobas, Cib-Unicobas, Snater, SiCobas e Usi, colpisce il segno.

Il successo del primo vero sciopero generale contro Il Governo Monti dimostra, secondo l’Unione Sindacale di Base, che nel Paese sta crescendo la consapevolezza dei danni procurati ai lavoratori e alle lavoratrici dal tandem Monti-BCE e dell’esigenza di sostenere e rafforzare con la lotta il sindacalismo indipendente e conflittuale.

Il primo bilancio, a sciopero ancora in corso, è infatti quello di un’adesione ampia e partecipata in tutti i settori del mondo del lavoro pubblico e privato, con un grande risultato nei trasporti ma anche nella pubblica amministrazione, con servizi bloccati e sportelli chiusi, ma anche con supermercati a singhiozzo e punti vendita che hanno chiuso i battenti, come, ad esempio, alla IperCoop Casilino di Roma.

Paralizzate le città, per  il trasporto pubblico locale che nella prima parte della giornata ha registrato in media un 70% di adesione allo sciopero, con punte del 80% a Bologna e Venezia, e prospettiva di aumento in fascia serale. Cancellati tutti i treni non garantiti e nel trasporto aereo, nonostante numerosissime comandate e precettazioni soprattutto in Alitalia, sono stati cancellati gran parte dei voli a Fiumicino e Malpensa, mentre Meridiana ha visto ben il 100% di cancellazioni.

“Via il governo Monti. Non paghiamo il debito”, lo striscione che ha aperto il corteo nazionale a cui hanno partecipato almeno 40.000 manifestanti lungo le vie di Roma. Un corteo lunghissimo, nonostante l’impossibilità a raggiungere la capitale da alcune regioni del Sud a causa della mancanza di carburante per i pullman.

Operai, disoccupati, maestre, accanto ai migranti, i lavoratori del commercio, gli addetti alle telecomunicazioni; come pure tanti  studenti, medi e universitari, e lavoratori in lotta per il diritto all’abitare e per il reddito. Forte la solidarietà al movimento No TAV, dietro lo striscione “Libertà per i No Tav. Le lotte non si arrestano”. Numerosi inoltre i lavoratori della Cgil che hanno scelto di aderire allo sciopero della USB ed alla manifestazione.

Il corteo si è concluso dando due nuovi appuntamenti: 23 febbraio, giornata di lotta europea dei


lavoratori


pubblici, e 28 marzo, manifestazione europea dei lavoratori dei trasporti a Bruxelles.

 

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