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I fascisti sono “matti”, ma sempre dopo

A Roma il pm Luca Tescaroli che indaga sulle connessioni tra fascisti e criminalità organizzata, vuole vederci chiaro. Il caso in questione è quello di un fascista “pesante” sia negli ambienti della destra romana che in quelli malavitosi: Fabio Giannotta.
Nel 2007 Giannotta era stato assolto. Ritenuto non imputabile perché incapace di intendere e di volere. A febbraio di quest’anno invece è stato condannato a dieci anni, ed è stato ritenuto sano di mente. Il pm Luca Tescaroli vuole stabilire se quella vecchia perizia, abbia consentito a Fabio Giannotta di sottrarsi al giudizio del Tribunale, e dunque verranno aperte nuove indagini.
Nel 2006 era stato il professore Stefano Ferracuti a firmare il certificato che ha evitato il processo al neofascista Giannotta e adesso, nelle motivazioni della sentenza, che a febbraio lo ha condannato a dieci anni di reclusione per ricettazione e detenzione abusiva di pistole e armi da guerra, per l’arsenale all’Alessandrino, il giudice per le indagini preliminari Filippo Steldl segnala alcune “farfanterie” nelle intercettazioni dell’imputato. Dalle conversazioni emergerebbe che l’infermità mentale di Giannotta era solo simulata. Di fatto anche prima che il processo per l’arsenale avesse inizio, Giannotta aveva tentato la via dell’incapacità di intendere e volere, presentando la vecchia perizia di Ferracuti, ma i consulenti del giudice hanno accertato di avere notato nell’imputato “la presenza di alcuni indicatori della
sua tendenza alla manipolazione e alla simulazione”.

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