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I prefetti commissariano Roma, in attesa di spostare la capitale a Milano

 

Il prefetto commissario nomina un prefetto commissario. È la via della cooptazione interna alle strutture di polizia (i prefetti sono funzionari alle dirette dipendenze del ministero dell’interno, dunque del governo) per amministrare i territori.

Francesco Paolo Tronca, prefetto di Milano, è stato nominato commissario straordinario al Comune di Roma dopo la decadenza di Ignazio Marino. L’ha “scelto” Franco Gabrielli, prefetto di Roma e già di suo nominato commissario straordinario per il giubileo, poliziotto asceso fino ai vertici del Sisde (il servizio segreto interno) e poi riutilizzato per dre una vernicata di legalità alla Protezione civile post-Bertolaso.

Tronca, palermitano di 63 anni, ha ovviamente accettato dichiarando: “Affrontero’ il nuovo incarico con il medesimo impegno con cui ho affrontato, in questi 2 anni, il semestre europeo, il vertice Asem e la preparazione e la gestione di Expo”. Di lui si sa con certezza che non ama gli scioperi e le manifestazioni, si oppone a qualsiasi diritto alla casa e non disdegna l’uso familiare delle auto di servizio.

Del resto Matteo Renzi l’aveva promesso: “Faremo di tutto per fare del Giubileo con Roma ciò che è stato l’Expo per Milano”. Quindi i giovani romani si dovranno preparare al lavoro “volontario” non retribuito, oppure a contratti-capestro da cui saranno comunque esclusi tutti coloro che il ministero dell’interno considera “inaffidabili” per aver espresso – magari su feisbuk – critiche al governo…

Il prefetto sarà circondato da quello che solo la propaganda governativa può considerare un dream team. I nomi che si fanno sono infatti quelli di Alfonso Sabella, il presidente del Coni Giovanni Malagò e all’ex direttore generale costruzioni per l’Expo, Marco Rettighieri.

Del primo, magistrato in aspettativa, si ricorderà per sempre la brillantissima prestazione come capo del servizio ispettivo del Dap (Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria), per conto del del Ministero della giustizia, nominato responsabile delle carceri provvisorie di Bolzaneto e San Giuliano durante il G8 di Genova 2001. Fu così attento alla “difesa della legalità” (Marino gli aveva dato per l’appunto un assessorato apposito) da non riuscire proprio a vedere due giorni di torture di massa su decine di manifestanti “tradotti” nelle due strutture sottoposte al suo “responsabile controllo”.

Malagò, invece, attuale presidente del Coni, resterà nella leggenda per l’organizzazione dei campionati mondiali di nuoto del 2009. Qualsiasi automobilista prenda l’autostrada per Napoli partendo dal Gra di Roma potrà così ammirare la “grande vela” di cemento armato che avrebbe dovuto contenere la piscina principale, “purtroppo” mai completata e quindi lasciata marcire in attesa di nuovi progetti speculativi nell’area di Tor Vergata.

Marco Rettighieri, infine, è conosciuto come “l’uomo della Tav”. È stato infatti direttore operativo di Italferr e in precedenza aveva seguito i lavori della Tav per Lyon Turin Ferroviaire (Ltf), la società responsabile della parte internazionale della nuova ferrovia Torino-Lione.

La “politica” esce dunque di scena nella gestione-amministrazione della capitale. Al suo posto un grumo di poliziotti, magistrati, costruttori di infrastrutture (quasi sempre) inutili ma costose (per la collettività), “referenti professionali” della speculazione edilizia.

A noi non resta che segnalare ai nostri lettori come anche questo sia un passo avanti molto deciso verso la “prefettizzazione” dell’amministrazione pubblica. O, se il termine vi risulta poco chiaro, nella sua militarizzazione. Il controllo militar-poliziesco a supporto del business peggiore, quello che ha progressivamente affondato il paese negli ultimi 40 anni.

L’altro elemento che a questo punto comincia a farsi evidente è un’ipotesi che nessuno aveva fin qui preso in considerazione. In un paese il cui smantellamento industriale procede a passo di carica in nome della “competitività” (non vi sembra singolare che da quando le imprese hanno vinto la battaglia contro i lavoratori sia cominciata anche la vendita o la chiusura degli impianti?), in cui la Capitale sembra destinata a essere trasformata in una disneyland archeologico-museale subappaltata ad imprenditori-mecenati (che, come per il Colosseo, si approprieranno della vendita dei biglietti), in cui le decisioni di politica economica e fiscale sono state ormai delegate ad una Unione Europea “a trazione tedesca”, ecc, che senso ha mantenere a Roma l’apparato centrale dell’ex Stato?

A pensarci meglio, le parole scomposte di Raffaele Cantone a proposito di “anticorpi” e “moralità” restituiscono probabilmente discorsi ascoltati tra Palazzo Chigi e le assemblee di Confindustria, ed anche a margine di qualche coordinamento “europeo”.

Intanto si fanno calare su Roma dream team esogeni incaricati di ristrutturare la catena degli interessi “legittimati” a fare business (non ne soffriranno, certamente, palazzinari e cementificatori, oltre ad impresari e albergatori, persino fai-da-te; tantomeno il Vaticano – proprietario di un quarto degli immobili dentro il Raccordo Anulare), rigettando magari ai margini o negli interstizi del “mondo di mezzo” che si era “montato la testa”.

Poi, con calma, si procederà a spostare a Milano anche l’amministrazione centrale residua, quella minima indispensabile a far funzionare una macchina dai compiti ridotti all’osso. In fondo, è da lì che si controllano meglio le filiere e i flussi di capitali “a trazione europea”.

Come dite? Ma allora che ne resta della democrazia, dei diritti e dell’autogoverno dei territori? Niente, naturalmente.

 

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