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La strana coppia Bonino-Tabacci o la politica ridotta a “scambismo”

La politica ridotta a mercato delle vacche tocca un nuovo record. E come spesso è accaduto in passato a “promuovere” l’ulteriore degrado sono radicali e democristiani, eterni demolitori di ogni valore e serietà.

Tutti i media, nell’ultima settimana, sono stati occupati dal solito vittimismo aggressivo che caratterizza da sempre la micropattuglia radicale: “vogliamo candidarci alle elezioni con il Pd, ma non possiamo raccogliere le firme per farlo”. Cavoli vostri, avrebbe detto qualsiasi persona dotata di cervello. Non avete diritto all’esenzione dalla raccolta (i radicali non avevano un proprio gruppo all’interno del Parlamento appena sciolto), in base alla legge elettorale demente disegnata proprio dal partito con cui vi volete alleare. Quindi, perché vi lamentate?

E dire che il Pd aveva fatto molto per facilitare il ritorno in Parlamento di Emma Bonino e qualcun altro: nella stessa legge elettorale aveva dimezzato il numero delle firme necessarie da 1.500-2.000 a 750-1.000 per ogni collegio plurinominale (63 in tutta Italia). E addirittura con un emendamento alla legge di stabilità (non c’entrava nulla…) le ha ulteriormente dimezzate a 375-500. Il favore legislativo pensato per i radicali finisce per avvantaggiare il tentativo di PotereAlPopolo, classico esempio di eterogenesi dei fini; ma qui nessuno se n’è lamentato troppo, pur sapendo che il tempo a disposizione sarà davvero breve (tra gli otto e idieci giorni, se il ministero dell’Interno rispetterà i termini della legge mettendo a disposizione i facsimili con cui raccogliere le firme).

Ma ai radicali piace il posto sicuro, con i voti altrui. Quindi niente firme da raccogliere sotto il simbolo “+Europa” (con il rischio che la gente ti corra dietro per menarti, invece che per firmare) e qualche poltrona garantita con i voti del Pd (presentandosi in coalizione dovrebbe essere più facile…). E quindi hanno messo in scena il più scontato dei plot “chiagne e fotte”.

In loro soccorso è arrivato quel vecchio furbacchione democristo di Bruno Tabacci, che aveva nel cassetto – inutilizzato – il simbolo con cui era entrato nel Parlamento appena sciolto: Centro Democratico.

Non faranno gruppo insieme, si tratta di un vero e proprio regalo.

Ma proprio questo mette in evidenza il degrado assoluto della scena politica mainstream italiana. Un simbolo che non rappresenta nulla viene donato a un gruppo che non rappresenta – socialmente – altro che se stesso e interessi innominabili (basta chiedersi a chi serve avere “+Europa”, dopo 25 anni di arretramento continuo delle condizioni di vita indotto dalle politiche dell’Unione Europea).

Peggio. Un simbolo democristiano viene messo a disposizione di personaggi ufficialmente “laici”, se non proprio atei dichiarati. Insomma, è uno straccio buono a qualsiasi cosa, tanto tra loro si intendono a prescindere dalla finzione della contrapposizione.

E’ il segno più evidente che è proprio ora di strappare questo velo puzzolente e far vale gli interessi della nostra gente…

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