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Dalle periferie riparte la lotta alle disuguaglianze. Il 13 giugno tutti sotto il Parlamento

Il testo dell’appello uscito dall’assemblea nazionale del 29 aprile a Napoli

L’assemblea di Napoli del 29 aprile che si è tenuta all’Asilo Filangieri ha concordato la costruzione di un percorso di lotta alle disuguaglianze sociali, articolato su vari terreni e su scala sia nazionale che regionale. L’assemblea lancia un Appello ai movimenti sociali e alle realtà organizzate per promuovere assieme una manifestazione a Roma davanti al Parlamento il prossimo 13 giugno per rivendicare una redistribuzione delle ricchezze e l’avvio di una politica di contrasto alle disuguaglianze sociali.

In particolare, mentre le forze politiche sono impegnate nella discussione sulla formazione del nuovo governo, i vincoli delle politiche europee continuano a produrre uno spostamento di ricchezza verso le imprese ed il sistema finanziario piuttosto che verso i settori sociali in difficoltà. I temi della casa, del reddito e del salario minimo, più volte richiamati nella fase elettorale, devono tradursi in provvedimenti concreti, così come la salvaguardia dell’ambiente e la tutela di tutti i territori e le popolazioni colpiti dalle catastrofi naturali.

La crescita delle disuguaglianze sociali si avverte con maggiore sofferenza tra quei soggetti che soffrono una condizione di strutturale discriminazione, dalle donne ai giovani ai migranti fino alle nuove figure del lavoro decontrattualizzato o a partita IVA finta e/o senza tutele. C’è una condizione di difficoltà che si respira nel paese che non può aspettare e che è molto più urgente della discussione attorno ad una nuova legge elettorale.

La manifestazione che proponiamo vuole sollecitare l’apertura di tavoli negoziali con le forze politiche presenti in Parlamento e la definizione di una “Agenda Sociale” che vincoli l’azione del nuovo governo. Lavoratori a basso reddito e precari, autonomi o dipendenti, disoccupati, pensionati al minimo, abitanti dei quartieri popolari, studenti schiacciati dall’alternanza scuola-lavoro, migranti sotto ricatto della relazione tra contratto e permesso di soggiorno, insomma tutta la grande periferia sociale e geografica del paese riprende la parola e reclama di essere ascoltata.

 

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