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Torre Maura, quel che ho visto io…

A  mente fredda, durante un volo aereo, ho riflettuto sugli eventi di questi giorni. Provo ad articolare un ragionamento senza alcuna velleità politica, sociale o di altra natura partendo dall’inizio.

La sera di martedì, sul tardi, mi sono recato a via dei Codirossoni, a Torre Maura, dopo avere letto sui giornali quanto stava accadendo, per cercare di capire con i miei occhi che aria tirava.

Appena arrivato ho riconosciuto sul posto alcuni esponenti di Casapound, intenti ad impossessarsi della protesta, che era partita spontaneamente.

Il giorno successivo, invece, Casapound si è presentata in forse nel pomeriggio e poi è arrivata, alle 19,00, Forza Nuova.

La sera, in coincidenza con i forza nuova sono tornato con Stefano Fassina, che mi aveva chiesto di accompagnarlo, a cercare di capire cosa stesse accadendo. Più tardi, verso le 23, siamo tornati con Christian Raimo.

Ho notato un diverso modus operandi tra le 2 organizzazioni neofasciste. Più schiettamente fascista Forza Nuova, con bracci alzati, slogan fascisti, minacce a giornalisti e poliziotti. Più “politica” Casapound, con sviolinate alla polizia, al quartiere, ai cittadini presenti. La manifestazione di Forza Nuova è stata ad uso e consumo delle telecamere. La presenza di Casapound è stata più strutturata.  Ogni volta che sono andato c’era qualcuno dei loro.

Se dovessi analizzare il comportamento del quartiere dovrei dire che questo, nella stragrande maggioranza, è stato spettatore di quanto accadeva, ma non complice, come invece lo si descrive. Io non ho mai trovato più di 100 persone al presidio. Mediamente ce ne erano una 60ina. Tra questi, una ventina di pischelli, qualche pensionato, qualche donna con bimbi, e una decina di coatti del quartiere che, a mio giudizio, sono quelli che hanno immediatamente legato con Casapound e da questa sono stati usati.

Parlando con le persone del posto, con ci vive, questa decina di ragazzi che hanno tenuto la piazza sono, in qualche modo, i classici ragazzi di borgata “perdigiorno”: microcriminalità del luogo, tossici, pusher o semplici coatti. Questo spiega anche il fatto che fossero sempre presenti sul luogo, a qualsiasi ora del giorno. Evidentemente, nessuno di loro lavora.

Considero semplicistico il giudizio teso a criminalizzare un intero quartiere perché li dove sono stati trasferiti i nomadi c’è dal 2013 una cooperativa che lavora nell’accoglienza degli immigrati. I quali immigrati, mentre la folla gridava sguaiata contro i nomadi, passavano tranquillamente tra la gente per entrare nel centro di accoglienza senza che nessuno gli abbia mai detto nulla. Perché nello stesso stabile, al piano superiore, dove sono stati trasferiti i nomadi, al piano inferiore sono ospitati i rifugiati.

Segno di una politica dell’accoglienza organizzata in maniera folle e sciatta. Talmente sciatta che il Comune ha avvisato il municipio del trasferimento dei nomadi tramite l’invio di una pec!

Quando le manifestazioni hanno preso una piega più schiettamente razzista e fascista, quella parte del quartiere che c’era, si è allontanata. Ho parlato con un professore di una scuola del quartiere (che sabato dovrebbe pubblicare su il manifesto un articolo su quanto accaduto in questi giorni) che, in qualche modo, ha confermato le mie impressioni. Mi ha precisato che nessuno dei suoi alunni ha partecipato alle manifestazioni davanti al centro di accoglienza e che ai loro occhi (quelli degli adolescenti) era evidente la strumentalizzazione politica in corso su quanto stava accadendo sul posto.

Quello che considero folle è che siano stati necessari ben 5 giorni per organizzare una reazione “democratica”. A mio avviso, sarebbero bastati una 50ina di “cittadini democratici” per “tenere la piazza”. Cittadini che, però, oltre a condannare, tifare, stigmatizzare sui social, non hanno mai sentito alcuna esigenza di venire a Torre Maura (come prima a Tor Sapienza, Tiburtino III, Torbellamonaca, Tor Sapienza…).

Io considero questo grave. Perché la democrazia, la convivenza civile, un’altra idea del paese, va combattuta corpo a corpo, non è mai un dato acquisito.

Abbiamo delegato ad un ragazzo di 15 anni il coraggio che è mancato a un’intera classe dirigente della sinistra e del centrosinistra, che non ha avuto le palle per venire in piazza a sfidare 4 fascisti ignoranti e boriosi per paura di prendere 2 fischi o sberle. Ci sono voluti 2 giorni per avere i primi stanchi comunicati di condanna da parte dei politici. 2 giorni!

A mio modo di vedere la “rivolta”, sicuramente venata da connotati razzisti e xenofobi, è esplosa più come la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso che come espressione organizzata di un sentimento comune. Su questa goccia si sono poi inseriti elementi fascisti esterni che la hanno cavalcata.

Ad ogni modo mi piacerebbe che domani vedeste il vialone dove è collocato il centro di accoglienza e valutaste serenamente se in un luogo del genere è possibile solo ipotizzare qualche forma di accoglienza e/o integrazione degna di questo nome.

A mio avviso si dovrebbe anche riflettere sui meccanismi posti alla base della collocazione geografica dei centri di accoglienza.

Il responsabile del centro di Torre Maura ci ha spiegato implicitamente la ragione per la quale questi centri sorgono sempre nel buco del culo di Roma. Nel meccanismo del bando per l’accoglienza è compresa anche la spesa per la locazione dell’immobile che, contrariamente a quello che si pensa, non viene messo a disposizione dalle istituzioni. Questo sistema perverso “del massimo ribasso” scarica sulla collettività disagiata il costo sociale dell’accoglienza, visto che difficilmente, allo stesso prezzo, si troverebbero degli immobili disponibili nel quartiere delle Vittorie, all’Olgiata o alla Camilluccia.

Non è vero che in periferia è finita la politica e che le periferie sono in mano ai fascisti. C’è in atto un tentativo evidente delle forze sovraniste e fasciste di penetrare in questi quartieri con slogan e azioni tese a contrapporre gli italiani agli stranieri, ai nomadi, ai diversi.

Questo tentativo nasce da una circostanza incontrovertibile. La lotta tra “vecchi” e “nuovi” poveri è per dividersi quel poco che rimane dello stato sociale:, la casa pubblica, l’accesso all’asilo con l’esenzione, i contributi all’affitto, le visite mediche specialistiche e quanto altro.

Tutti elementi del welfare che sono concessi sulla base del reddito, del numeri di persone che compongono il nucleo familiare, di quanti bambini si hanno, delle malattie o delle disgrazie che si hanno in famiglia. Questi criteri di accesso al welfare pongono automaticamente in conflitto italiani e stranieri perché questi ultimi prevalgono nelle graduatorie pubbliche visto l’elevato numero di bambini e i loro redditi bassi.

La risposta della destra è “prima gli italiani”. In quest’ottica vanno lette le delibere dei comuni leghisti tesi ad escludere dall’accesso all’assistenza quei nuclei familiari che non risiedono da almeno 10 anni sul territorio comunale (rectius, gli immigrati). Una risposta razzista e discriminatoria rispetto però a un problema che esiste.

La sinistra avrebbe potuto e dovuto lottare per estendere la rete del welfare, costruire case pubbliche, allargare le maglie dell’aiuto, rafforzare la sanità, le scuole, i diritti dei poveri. Ha scelto invece l’adesione acritica al neoliberismo economico e sociale. La parcellazizzanione del welfare, la creazione di categorie protette in re ipsa, la lotta di tutti contro tutti, l’io al noi, l’individualismo alla collettività.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Concludo con 2 considerazioni.

La prima. Mai come in questi giorni ho sentito la mancanza di un luogo politico dove discutere di cosa accadeva e di come reagire.

A Torre Maura solo di una cosa ho avuto davvero paura. Delle parole di odio, violenza, razzismo uscite dalla bocca di alcune pischellette 15enni. Le trovate anche in alcuni dei video che ho fatto. Vorrei davvero capire le ragioni di questa terribile violenza verbale.

 

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