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Emergenza abitativa. Venerdi la manifestazione nazionale. Anche l’Enpaia sfratta

L’esecuzione dello sfratto pende sulla testa anche degli inquilini Enpaia dopo anni di lotta e resistenza contro l’aumento degli affitti deciso unilateralmente dall’ente. Per gli inquilini dei palazzi in via Bonaiuto si prospetta il ricorso alla forza pubblica per l’esecuzione degli sfratti. “E’ una possibilità che va scongiurata– denuncia Angelo Fascetti, portavoce dell’Asia/Usb – per questo abbiamo immediatamente scritto al Direttore Generale di Enpaia, senza ricevere alcuna risposta”. Per il momento l’intervento della polizia per uno sgombero forzoso non c’è stato. Ma gli inquilini sono in allarme.

“Ogni due mesi, da anni, riceviamo la visita dell’ufficiale giudiziario” racconta a Roma Today la signora Enrica, inquilina di via di Bonaiuto. “Il 24 – prosegue nel racconto la signora Enrica – l’ufficiale giudiziario è salito e ci ha detto che si aspettava, da noi, di sapere che entro 20 giorni avremmo trovato un’altra sistemazione. Ha aggiunto che, in futuro, dovrà richiedere l’intervento delle forze dell’ordine e, insieme ad un’altra famiglia, ci ha dato appuntamento al 14 novembre. Praticamente è uno sfratto esecutivo, che ci hanno notificato solo a voce. Eppure noi abbiamo sempre pagato tutto”. Eh si perché il paradosso, vergognoso, è anche questo. Gli inquilini dell’Enpaia infatti hanno sempre pagato l’affitto. “Paghiamo circa 600 euro al mese, frutto di un rincaro del 20% che ci è stato fatto alcuni anni fa” sottolinea una inquilina Enpaia che da 42 anni vive in un palazzo in via del Tintoretto.

“La maggior parte degli inquilini Enpaia è anziana. E tra l’altro non parliamo di persone morose – spiega Angelo Fascetti – questa situazione è intollerabile. Tra l’altro quello che sta accadendo confligge con norme regionali che dovrebbero difendere queste famiglie ma che vengono disattese. Inoltra faccio notare che  quanto sta accandendo ad Enpaia, fa il paio con le condizioni che hanno vissuto alcuni inquilini di Enasarco che se non possono riscattare l’appartamento vengono invitati a lasciarlo e con l’Inps che sta cercando di vendere il suo patrimonio immobiliare”.

Questo importante patrimonio era nato – con agevolazioni – proprio per svolgere una funzione di calmierazione del mercato della casa, ma con le privatizzazioni, le dismissioni e l’ossessione di fare cassa, gli enti previdenziali pubblici hanno contribuito a gettare benzina sul fuoco dell’emergenza abitativa, gettando nel panico e in mezzo alla strada altre migliaia di famiglie che pensavano, anni indietro, di aver risolto le loro esigenze abitative, ma non avevano fatto i conti con la logica del “mercato” e la speculazione immobiliare. E’ indicativo come la politica di “valorizzazione” del patrimonio immobiliare degli Enti Previdenziali degli ultimi anni, stia creando solo nuova emergenza abitativa: migliaia di inquilini non ce la fanno a pagare canoni più alti del mercato o ad acquistare gli alloggi dismessi a prezzi speculativi. Un processo che trascina dentro questa contraddizione esplosiva anche quelli che fino a venti anni fa erano considerati ceti medi e che adesso si vedono travolti da meccanismi speculativi prima inimmaginabili.

Questo aspetto dell’emergenza abitativa vivrà insieme a tutti gli altri nella manifestazione nazionale per il diritto all’abitare del prossimo venerdi 18 ottobre al Ministero delle Infrastrutture (ore 15.30 Porta Pia). “Bisogna fermare il processo di privatizzazione e vendita del patrimonio immobiliare degli Enti previdenziali – bisogna fermare le dismissioni speculative, l’aumento degli affitti, gli sfratti” insiste Angelo Fascetti. La manifestazione al Ministero è stata convocata dall’Asia-Usb e dai Movimenti per il Diritto all’Abitare per mettere sul tavolo la complessità e le mille facce dell’emergenza abitativa: dagli sgomberi delle occupazioni al caro affitti, dalla privatizzazione delle case popolari agli sfratti, dalla dismissione delle case degli enti alle speculazioni sull’edilizia convenzionata. Ormai è un mondo sociale che deve fare a spinta per entrare nelle priorità dell’agenda politica nazionale e locale.

 


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