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“La ricchezza va redistribuita. I patrimoni sono quelli da colpire”

A DiMartedì ho sentito di tutto, e voi con me. Abbiamo sentito dire che i ricchi sono il vero motore di questo paese, che la ricchezza è un merito, e quindi conseguentemente che la povertà è una colpa. Che non ci sono pasti gratis e che più che redistribuire la ricchezza bisognerebbe aumentarla.

Sono d’accordo, la ricchezza va sia redistribuita che aumentata. Se non fosse che la redistribuzione di fatto aumenta il dinamismo di un’economia, perché aumenta la capacità di consumare anche delle fasce di reddito medio-basse. E se non fosse che la ricchezza non aumenta in questo paese perché nella crisi economica si è scelto di seguire la religione del pareggio di bilancio per ridurre il reddito: che ovviamente non ha fatto che fermare investimenti pubblici e consumi, far rallentare il PIL e, di conseguenza, aumentare anche il debito pubblico!

Ci è stato pure detto che la vera colpa della povertà e del precariato di noi giovani non è dei trent’anni di riforme del lavoro, di austerity e di degrado di quei servizi essenziali come Scuola e Sanità, che fanno progredire una società. No, la colpa è dei nostri padri e nonni che hanno lavorato per 40 anni e oggi percepiscono delle pensioni dignitose, senza il sostegno delle quali nemmeno noi sapremmo come arrivare a pagare l’affitto e le spese alla fine del mese.

Noi la vediamo diversamente, e non perché facciamo “pura propaganda” ma perché, oltre alla nostra vita quotidiana e allo sfruttamento e alle difficoltà che viviamo quotidianamente, anche i dati ci dicono altro.

Ad esempio, ci dicono che la progressività del nostro sistema fiscale negli ultimi 30 anni è diminuita. Dal 1974 ad oggi, le aliquote Irpef per i più ricchi sono scese dal 72% al 43% del reddito da lavoro. E che basta guadagnare circa 2000 euro lordi al mese per essere tassati al 38%.

I dati ci dicono che l’82 percento del gettito che proviene da questa imposta non è pagata dai grandi capitani d’impresa, ma da lavoratori e dipendenti, che non possono evadere le tasse. I dati ci dicono anche che c’è tanta parte della ricchezza, quella che non proviene dai redditi ma dai patrimoni, e in particolare dalle rendite finanziarie, che oggi sono tassate al 26%. Ricchezze speculative che vengono tassate giusto l’1% in più di quanto paghi tu, lavoratore o lavoratrice che prendi 1300 euro lordi al mese.

Abbiamo un sistema di tassazione sui patrimoni tra i più bassi nel mondo a capitalismo maturo. La tassa di successione in Italia è in media più bassa di circa 6 volte che in Francia, di 5,5 in Germania, di 5 che in UK e Stati Uniti. È anche per questo, oltre che per l’assenza di servizi di istruzione democratici e di qualità, che l’Italia è uno dei paesi in cui la mobilità sociale è bloccata, ed è tra le più basse dei paesi a capitalismo maturo.

È evidente che queste riforme, sostenute da opinionisti e politici del mainstream, continuano a ripeterci che è uno scandalo che l’operaio voglia il figlio dottore. E noi continuiamo a pensare che la via verso una società più giusta e più egualitaria sia l’unica strada da perseguire.

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1 Commento


  • andrea

    cara compagna Marta penso che la partecipazione a questi dibattiti sia un opportunità importante anche se spesso si rischia di trovarsi in un contesto che non aiuta a chiarire e può talvolta trasformarsi in trappole manipolative. Credo sia importante valutare di volta in volta la propria partecipazione se possibile. Il mix di ospiti è pensato sempre a tavolino con un fine preciso che non è certo quello di fare chiarezza informativa ma di far passare una tesi precostituita. La prima tesi è stata ed è quella dell’affidabilità del contesto europeo. Su questo terreno farebbero carte false. In passato si sosteneva che le regole eu sarebbero state modificate nel semestre presieduto dall’italia e comunque nell’ ambito della commissione eu. Per questa ragione nei vari talk hanno smussato il significato del voto che ha espresso un sentimento critico nei confronti dell’eu mettendo tutto nel calderone sovranista così da far passare una relazione diretta tra xenofobia razzismo ed chi vuole ridiscutere i trattati come noi che sovranisti non siamo. Una seconda tesi che sostiene il giornalismo televisivo è quell’intoccabilità dell’esperienza del governo Monti (uno dei più sciagurati del dopo guerra). Neppure i vecchi DC erano mai arrivati a tanto . In genere mettevano in moto un governo detto balneare che nel giro di pochi mesi doveva portare alle elezioni anticipate. Qui con una manovra eterodiretta si fa una operazione che organizza un attacco alle condizioni di vita dei lavoratori senza precedenti con l’avallo del Pd e neppure sottotraccia del sindacato. Quello che voglio dire è che: bene partecipare ma considerare che il nostro giornalismo non lavora per chiarire ma per demolire tutto ciò muove fuori dal loro perimetro politico e lo fa con tutti i mezzi pompando personaggi improbabili come Calenda o ultimo Matteo Santori. Quest’ultimo invitato ovunque con una % di partecipazione altissima di contro i lavoratori Whirpool o della Piaggio dell’Ilva esclusi o invitati come contorno. Penso e forse lo state già facendo, che un gruppo di lavoro in grado di valutare e preparare i confronti sia necessario.

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