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Napoli. Ucciso un ragazzo di quindici anni, e si scatena il peggio

Ancora una volta un minorenne napoletano – Ugo Russo – è stato colpito a morte da un proiettile esploso da un carabiniere.

La dinamica è quella “classica”. Un tentativo di rapina, con l’ausilio di una pistola/giocattolo, ad un carabiniere in abiti civili e fuori servizio.  A seguire la reazione del militare, attraverso l’uso della sua pistola d’ordinanza (portata in giro anche fuori servizio), dalla quale ha fatto partire tre colpi che hanno fulminato il giovane Ugo, che stava scappando dopo aver compreso che stava tentando di rapinare un carabiniere.

Dalle prime risultanze – oggettivamente – non sembra reggere la tesi del militare avallata dal Comando Provinciale, che presentano la reazione come un “atto di legittima difesa”.

La fuga di Ugo e dell’altro ragazzo che lo accompagnava (il secondo ragazzo nella notte si è costituito immediatamente) e la traiettoria dei colpi delineano uno scenario diverso da quello che “una prima ricostruzione dei fatti” lascerebbe intendere.

Questa la cruda (e triste) cronaca dei fatti accaduti nella notte tra sabato e domenica, nella zona di Santa Lucia a Napoli.

Siamo, quindi, in presenza di uno scenario (abituale) che spesso – troppe volte – si è palesato nelle cronache metropolitane ed anche nella nostra città.

Le uccisioni di Davide Bifolco al Rione Traiano e di Mario Castellano ad Agnano – per citare due eventi accaduti negli ultimi anni, che oltre a scuotere la città hanno mostrato le evidenti responsabilità soggettive del carabiniere e del poliziotto che materialmente spararono contro i due ragazzi – sono le testimonianze di come troppo spesso le “forze dell’ordine” fanno un uso “disinvolto” delle armi, anche a fronte di contesti ed eventi in cui non c’è nessuna vera pericolosità tale da “giustificare” il ricorso alle armi.

Ma quello che colpisce in queste ore – un dato rivelatore però della materiale registrazione dello stato di frantumazione sociale, e di vero e proprio rancore allo stato puro che circola nelle pieghe della società – sono i commenti e gli autentici strali sulle televisioni (particolarmente fetida l’Arena di Giletti, su La7, ndr) e sui social network circa “le responsabilità della famiglia del ragazzo”, la quale non avrebbe “educato” Ugo.

Oppure la totale incomprensione dei gesti di rabbia e di dolore che familiari ed amici del giovane ucciso hanno compiuto (senza dubbio irrazionalmente) contro la struttura del Pronto Soccorso, dove è arrivato il corpo moribondo del giovanissimo Ugo.

La morte comunque assurda, ingiusta ed innaturale di Ugo Russo, e quella dei tanti giovani e giovanissimi che sarebbe lungo qui ricordare, segna le forme e le scansioni di vita di moltissimi giovani e meno giovani dell’area metropolitana napoletana e ci ricorda (tragicamente) che questa società – i rapporti sociali vigenti – sono il propellente per tali avvenimenti, favorendo la perpetuazione di forme di violenza e sopraffazione congeniali e strutturali ai modelli economici e statuali dominanti.

Le reazioni scomposte che vediamo intorno alla morte di un ragazzo di quindici anni lo stanno dimostrando.

*****

Qui di seguito un commento sulla vicenda di Ugo Russo dell’ex Opg di Napoli, soprattutto sui feroci commenti ad un post che cercava di dare un punto di vista non forcaiolo della morte di un ragazzo “dei quartieri” napoletani:

Francamente non ce l’aspettavamo. Siamo delusi e amareggiati. Oggi non ci eravamo svegliati bene, perché ci teniamo a Napoli e a tutta la nostra città. Ci turbava la notizia di un ragazzino di 15 anni ucciso durante una rapina. Abbiamo osato dire questo in un post, invitando a restare umani. Purtroppo sotto si è scatenato un putiferio di commenti. La maggior parte totalmente indifferenti alla morte di un ragazzo di 15 anni, molti con toni leghisti: “basta essere buonisti”, “uno in meno”, “spariamoli così imparano”.

Non sappiamo se il post sia finito in qualche gruppo che ha deciso di prenderci a bersaglio. Ma molto probabilmente l’insensibilità di questa società è arrivata a livelli altissimi: anche se i reati di microcriminalità diminuiscono da anni, come dicono TUTTE le statistiche, non si ha più voglia di ragionare e capire da dove vengono fuori.

Capiamo anche, perché ci sforziamo di capire tutti, che c’è un pezzo di Napoli che vive – a ragione – la delinquenza come un’ingiustizia, che è stanca di subire angherie.

Noi lo capiamo, le subiamo anche noi. Ma proprio per questo non crediamo che la risposta sia spararli tutti, o più galera.

La risposta sta in quello che facciamo ogni giorno. Lavorare con i bambini, con il doposcuola, essere presenti sul territorio per includere i cittadini, offrire servizi, fare capire che la criminalità non è una via. Costruire una politica che si occupi delle classi popolari, che le renda protagoniste e non le abbandoni.

Crediamo che chiunque oggi sia colpito dall’ennesimo episodio, invece di schiumare sui social, dovrebbe impegnarsi per trasformare le cose in positivo.

Ci dispiace per chi era su questa pagina senza capire dove era. Noi facciamo progetti di recupero carcerario, noi pensiamo che chi sbaglia non debba essere condannato a morte…

Sono idee da pazzi in questo mondo rovesciato che ha fatto della violenza la normalità? Be’ noi lo sappiamo, lo abbiamo sempre dichiarato.

Speriamo che si possa aprire un ragionamento serio a partire dal fatto che è morto un ragazzino di 15 anni, che non doveva stare lì, che doveva stare a casa o con gli amici, che doveva avere altre opportunità, altri valori. E che il fatto che sia successo tutto questo non è colpa della sua “natura” o della sua famiglia, ma di tutta la collettività.

Speriamo che qualcuno capisca che un orologio non vale una vita, che è solo un oggetto e che è brutto darlo, ma che è meglio di sparare e uccidere, e fare i conti tutta la vita con questo dolore.

Non si tratta di essere comunisti per dire tutto questo. Basta essere anche un po’ cristiani ed empatici.

In ogni caso noi da domani come sempre siamo aperti con le attività sociali gratuite. Chi li vuole tutti morti, da domani che farà?

Vi aspettiamo per mobilitarvi con noi per il bene della città!

qui alcuni dei commenti:

 

 

 

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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7 Commenti


  • Giovanneniello

    Ovvio che si tratti di una tragedia come tante già viste. Ma sia pur partendo da presupposti aderenti a PAP, non mi sento di mettere alla gogna un CC (si evidenzia che era armato fuori servizio: é una norma possibile per tutte le polizie!) che si vede puntare una Beretta in faccia e nota lo scarrellamento dell’arma (pur simulacro) a guisa di mettere il colpo in canna. Io mi sarei difeso, carabiniere o no… Quanti assassinati x rapine banali o risse altrettanto tali. Il problema resta appunto in una città /società che “nonostante” De Magistris, non risolve la gomorra sociale. E la giostra di altri malfattori armati che hanno sparato dopo contro la caserma. Non si tratta di essere buonisti né forcaioli, ma di essere lucidi.


    • Redazione Contropiano

      Si tratta di essere lucidi, appunto… E non ci sembra che lo sia chi non vede più la “devianza sociale” come un prodotto del degrado e dell’abbandono di parti intere della società… Non vedere più le cause rende ciechi di fronte ai fatti, sempre “inspiegabili”


  • antonio

    uno di meno. oggi Napoli è un posto migliore


    • Redazione Contropiano

      Ci mancava lo sbirro di complemento (o in servizio?)


  • Roberto Angelone

    Quindi la legittima difesa è moralmente sbagliata quando il problema nasce dalla devianza sociale?


    • Redazione Contropiano

      Che sia o no legittima difesa lo stabilirà un magistrato (che normalmente non infierisce sui carabinieri o poliziotti, ci risulta per esperienza…).
      Non far finta di non capire il discorso: se c’è devianza sociale per motivi di assetti economici e nessuna politica attiva per ridurla dentro la normale dialettica sociale (occupazione, istruzione, salari decenti, sanità pubblica, servizi sociali, ecc), è inevitabile che la devianza esploda…
      Se sei tra quelli che pensano di risolvere il problema “sparandoli tutti”, sappi che finiranno prima le pallottole… e poi saranno cazzi…


  • antonio

    Riflessione a proposito di ciò; ma anche di molti altri fatti – precedenti simili o similari -sui quali penso ci sia da constatare che non si è avuta – nella società nostrana – soltanto una mutazione genetica e sociale; bensì questa mutazione è stata principalmente: “antropologica”, e lo è stata al punto tale che molti (e alcuni dei commenti in merito lo stanno a testimoniare) sono così regrediti allo stato “brado”; animalesco, primitivo o tribale. Tribalismo nel quale solo coloro che si dinmostrano capaci di gestre e praticare: potere; prepotenza e arroganza padronale; riescono a dettare o promuovere a “legge” (tramite una legislazione a loro vantaggio) normative e comportamenti sociali di obbedienza, dominio e sfruttamento per ottenere privilegi; profitti e maggior potere. Salut

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