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Il “mostro” Pietro Valpreda, o l’infamia del potere in Italia

Domani, sabato 12 dicembre, saranno passati 51 anni dalla strage di piazza Fontana, 17 morti e 88 feriti.

La storia è finita soltanto nel 2005, quando la Corte di Cassazione stabilì che la strage fu opera di un «gruppo eversivo costituito a Padova nell’alveo di Ordine nuovo» e «capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura», non più perseguibili in quanto precedentemente assolti con giudizio definitivo dalla Corte d’assise d’appello di Bari.

In pratica, la matrice neofascista è dimostrata, mentre nulla si sa degli esecutori materiali.

In un primo momento – un primo momento che è durato anni – la colpa fu data agli anarchici: il ferroviere Giuseppe Pinelli morì nella notte tra il 15 e il 16 dicembre del 1969 precipitando dalla questura di Milano, il cui capo dell'”ufficio politico” era il commissario Luigi Calabresi.

Una sentenza del 1975 ha stabilito che si trattò di «malore attivo» (un’invenzione medico-legale opera del poi celebrato magistrato di “Mani pulite”, Gerardo D’Ambrosio, ndr); ovvero, dopo 48 ore di interrogatorio, Pinelli si sarebbe sentito male davanti a una finestra e sarebbe volato giù. Dalle stanze dell'”ufficio politico”.

Diverse inchieste indipendenti e la testimonianza permanente di “Lele” Valitutti – unico civile presente in questura, mai interrogato da nessuno per questi fatti – dimostrano che probabilmente le cose sono andate in maniera diversa.

Pietro Valpreda, arrestato nei giorni successivi alla strage, fu trattato come un mostro da tutti i giornali dell’impero. L’Unità scrisse di lui che era «un personaggio ambiguo e sconcertante dal passato oscuro, forse manovrato da qualcuno a proprio piacimento».

Non troppo diverso il parere del quotidiano dei fascisti, Il Secolo d’Italia, secondo cui Valpreda era «una belva oscena e ripugnante, penetrata fino al midollo dalla lue comunista».

Bruno Vespa, al Tg1, lo presentò come «il vero e sicuro colpevole» della strage, aggiungendo che «il crimine ha una fisionomia precisa: il criminale ha un volto la sua salute è insidiata da un’infermità grave, il morbo di Burger. La menomazione che lo impedisce, lui ballerino, nelle gambe, potrebbe avere contribuito a scatenare una forsennata e irrazionale avversione per l’umanità intera».

Alle elezioni politiche del 1972 il manifesto presentò Valpreda come capolista alla Camera nella circoscrizione di Roma. «Il mostro» ottenne 11.605 preferenze, ma, pur con circa 32.000 voti, la lista non raggiunse il quorum.

Nel 1985 Pietro Valpreda è stato assolto.

È morto nel 2002, prima dell’ultima sentenza sulla bomba di piazza Fontana.

Le sue ceneri sono al cimitero monumentale di Milano.

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