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Nato: aumentate le spese militari, Cina e Russia “systemic rivals”

Il 2020 ha segnato “il sesto anno consecutivo di crescita della spesa per la difesa degli alleati europei e del Canada, con un aumento in termini reali del 3,9%“. Ad ammetterlo esplicitamente è l’ultimo rapporto annuale della Nato, presentato ieri dal segretario generale uscente della stessa Nato, Jens Stoltenberg.

Secondo Stoltemberg, l’alleanza atlantica continua ad essere cruciale per affrontare la sfide del futuro. Sul quali siano queste sfide è facile intuirlo. Nel rapporto della Nato  sul 2020 si indicano fra le principali sfide quelle poste dalle politiche di Russia e Cina, dal terrorismo e dai cyberattacchi.

Ma più che quello annuale, è il rapporto NATO 2030, che cerca di proporre uno sforzo di riflessione a lungo termine volto a tenere in piedi una struttura piuttosto logorata dal brusco cambiamento delle relazioni internazionali. Dentro tale contesto si invoca il ruolo dell’Alleanza Atlantica e il rafforzamento della sua azione in uno scenario internazionale in continua e spesso problematica evoluzione.

Secondo Stoltenberg, il rapporto NATO 2030 rappresenta “un’opportunità per riflettere su come sarà Alleanza tra dieci anni e su come questa continuerà a proteggere in suoi membri in un mondo più incerto”.

Il Segretario Generale uscente ha affermato che l’ obiettivo di fondo è adattare l’Alleanza Atlantica ad una “nuova normalità” in cui l’ascesa della Cina alimenta la competizione per la supremazia economica e globale, la Russia prosegue le sue attività militari senza sosta e l’ISIS e altri gruppi terroristici rialzano la tesa.

Tre sono le direttrici lungo le quali l’Alleanza si dovrà muovere per far fronte a queste sfide: il rafforzamento della componente militare, il potenziamento della collaborazione politica e la valorizzazione della dimensione globale. La direzione più evidente è verso una risposta comune alla competizione geopolitica multipolare con Russia e Cina, ritenute come le due “systemic rivals” per la Nato.

Una rinnovata attenzione è riservata inoltre al Fronte Sud dell’alleanza e alle sue instabilità. Ma su questa il rapporto sorvola sugli scossoni inflitti all’alleanza dalle ripetute iniziative autonome della Turchia, che è entrata spesso in conflitto con gli altri alleati, Grecia e Francia soprattutto (ma anche l’Italia ha visto una nave dell’Eni costretta a sbaraccare dalle acque di Cipro da una nave militare turca, ndr).

Nel Mediterraneo Sud e Orientale, nella Nato sono cresciute le preoccupazioni per il crescente ruolo della Cina anche in questo quadrante. Nel maggio 2015, unità navali russe e cinesi hanno effettuato le prime manovre congiunte nel Mediterraneo e nel 2017 unità cinesi hanno partecipato all’esercitazione Joint Sea 2017, ancora una volta insieme alla flotta russa.

Il documento sottolinea in particolare le “azioni aggressive della Russia”, il “ruolo e l’ascesa della Cina”; il “terrorismo internazionale”, gli “attacchi informatici più pericolosi”. Senza dimenticare le implicazioni sulla sicurezza globale causate dai cambiamenti climatici e dalla pandemia di Covid. Tutte prove che, per la Nato, “sono troppo grandi per qualsiasi Paese o Continente per essere affrontate da sole“.

Contro la Cina la Nato pensa addirittura ad istituire un Comando nel Pacifico (quindi ben oltre i confini dell’alleanza atlantica) da affiancare agli Stati Uniti. Per questo, è scritto ne rapporto, “dovremmo approfondire le nostre relazioni con partner a noi vicini come Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda (queste ultime due già arruolate dentro i Big Five dell’alleanza particolare tra Usa e Gran Bretagna, ndr) e raggiungere altre nazioni che la pensano come noi in tutto il mondo”.

Contro la Russia viene ritenuto necessario che la Nato rafforzi la cooperazione militare con Georgia e Ucraina proprio allo scopo di accerchiare la Russia contenendone e limitandone le ambizioni espansionisticheA tale scopo viene portato come esempio ilnuovo centro di addestramento e valutazione congiunto presso la base militare di Krtsanisi in Georgia, dove addestratori dei paesi della Nato lavorano insieme ad ufficiali, soldati e personale della Georgia.

Il 79% dei cittadini crede che la collaborazione tra Nord America ed Europa in materia di sicurezza sia importante“, si legge nel rapporto presentato da Stoltenberg, i quale ha ribadito come “un forte legame transatlantico sia la pietra angolare per affrontare le prossime grandi sfide“.

Infine, c’è la pandemia di Covid che “ha esacerbato le minacce esistenti e reso le questioni relative alla sicurezza più imprevedibili“. Per questo “la necessità di continuare a investire nella difesa rimane essenziale“. Nel 2020, “Il virus non ha impedito all’organizzazione di fare il suo lavoro: la nostra capacità di difendere l’area euro-atlantica rimane inalterata e, per tutto l’anno, abbiamo lavorato per aiutare a salvare vite e mantenere le persone al sicuro“.

Stoltenberg ha poi ricordato il lancio dell’iniziativa ‘Nato 2030’ “volta a rafforzare la nostra alleanza in un mondo sempre più imprevedibile” puntando “sull’unità tra Europa e Nord America” che deriva “dalla nostra promessa di difenderci a vicenda” e “impegnandoci a consultarci su tutte le questioni che riguardano la sicurezza“.

Il rapporto NATO 2030 cita al tal riguardo i rischi della Nuova Via della Seta e la piattaforma “17+1”, l’iniziativa tramite la quale la Cina promuove attività di business e investimenti con i paesi dell’Europa.

Per mantenere “il popolo al sicuro, abbiamo bisogno non solo di eserciti forti, ma anche di società forti” con l’individuazione di “obiettivi concreti come le infrastrutture e le comunicazioni, compreso il 5G e i cavi sottomarini“. Su questo è esplicito il riferimento agli investimenti tecnologici cinesi in questi due settori, cosa che anche diversi paesi della Nato considerano vantaggiosa facendo venire l’itterizia a Washington.

L’alleanza atlantica, dice Stoltemberg, “ha bisogno di mantenere il vantaggio tecnologico, per rimanere competitivi in un mondo sempre più competitivo“. Insomma riarmo a ritmi galoppanti anche in tempi di recessione e competizione aperta con ben due systemic rivals come Cina e Russia, dovrebbe essere la colla per tenere insieme un’alleanza che – tranne che nei partiti in Italia, negli Usa e nei servili paesi dell’Europa dell’Est – sembra aver perso molte delle sue funzioni e soprattutto del suo appeal.

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