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Nel Pd è scontro tra maschi, ma “in nome delle donne”

Lo scontro Letta-renziani, ovvero, due modi speculari di usare strumentalmente la questione delle “pari opportunità”

Da un lato, il nuovo segretario, Enrico Letta, che vuole due donne ai vertici del PD, nei ruoli di capigruppo a Camera e Senato. “Con vertici fatti solo di uomini il partito è irricevibile“, dice.

Salvo, dimenticare, che si tratterebbe, comunque, di una decisione dall’alto, di un capo-maschio, in stile rigorosamente patriarcale, non certo dell’esito di un processo reale, autonomo dalla contesa in atto per il controllo del partito.

Dall’altro il super-renziano Andrea Marcucci, capogruppo al Senato, che, ovviamente, gli risponde picche e chiede “coerenza” al segretario. Se parità di genere deve essere, è il ragionamento di Marcucci, si cominci dal leader: “Io voglio coerenza, bisogna smetterla con la tradizione di avere segretari sempre uomini“.

Marcucci o è scarso di memoria o è in malafede.

Fu proprio sotto il governo Renzi che si svolse il “Fertility Day“; fu sempre Renzi che, in occasione della sua nomina a segretario durante l’assemblea nazionale 2017 del PD, riassunse le sue priorità in “lavoro, casa e mamme”.

E fu ancora Renzi che, quando divise nello stesso anno gli obiettivi del partito in 40 dipartimenti, creò il “Dipartimento mamme”. Renzi, quello che dice di essere a favore di un “femminismo de-ideologizzato e concreto”: il suo.

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