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Bertolaso lascia la Lombardia

Guido Bertolaso ha annunciato che lascerà la Lombardia e rientrerà nel suo domicilio romano. Tuttavia, secondo il presidente Fontana, continuerà a collaborare con la Regione, in modalità telematica. Non sappiamo cosa farà Bertolaso con il telelavoro, così come è difficile capire cosa abbia fatto come commissario alle vaccinazioni della Lombardia dal 2 febbraio a oggi.

Ne ricordiamo l’altisonante proclama quando assunse il compito affidatogli dall’assessora e vicepresidente Moratti: “vaccineremo sette giorni su sette e ventiquattro ore su ventiquattro, entro giugno tutti i lombardi saranno vaccinati”. Propositi entusiasmanti che non hanno avuto riscontro.

La scelta di Moratti e di Bertolaso di affidarsi alla piattaforma di prenotazioni elaborata da ARIA (costo tra 18 e 22 milioni) si è rivelata fallimentare. I danni causati dalle difficoltà di prenotazione e gli infiniti disguidi provocati da tale piattaforma sono purtroppo difficilmente quantificabili, ma è certo che il ritardo nella vaccinazione dei cittadini ultraottantenni e fragili ha provocato centinaia, forse migliaia di decessi che si potevano evitare.

Il passaggio alla piattaforma di prenotazione delle Poste, assolutamente gratuita e molto più efficiente, ha rimesso la campagna vaccinale lombarda su binari meno incerti, ma il disastro procurato dalle scelte sbagliate della giunta e del commissario non è recuperabile.

Ricordiamo peraltro che Bertolaso, commissario berlusconiano a tutto, visto che lo fu per il terremoto dell’Aquila, poi al G8 e altre emergenze sino ai mondiali di ciclismo, era già stato protagonista, a Milano, della sciagurata costruzione dell’ospedale della Fiera, nella primavera scorsa, che costò, sembra, 26 milioni (i conti esatti non sono stati resi pubblici) per accogliere una trentina di degenti affetti da Covid 19 nei momenti finali della “prima ondata”.

Non contento, Bertolaso aveva replicato lo stesso copione in Sicilia e nelle Marche, con risultati egualmente sconfortanti: spese enormi e utilità poca.

In ogni caso, la notizia della partenza di Bertolaso non giunge inattesa, poiché da settimane si sapeva di contrasti tra il commissario e la giunta, dovuti probabilmente alla definizione dei ruoli e ai rinfacci sui tanti pasticci che hanno rallentato oltre ogni limite la campagna vaccinale.

Cosa farà ora Bertolaso è ignoto, farà telelavoro dalla sua casa romana o si lancerà, come desidera Salvini, in imprese di più ampio respiro, come la candidatura per il centro-destra a sindaco della capitale?

Al di là degli auspici del capo leghista, Bertolaso sembra poco incline ad accettare la candidatura. Forse si ricorda quanto accadde cinque anni fa, quando già candidato del centrodestra scivolò su una frase sessista contro la sorella d’Italia Giorgia Meloni, che, sostenne, non avrebbe potuto fare il sindaco perché mamma. Cercò pure di rimediare, dicendo di avere voluto essere “protettivo” verso Meloni, ma la pezza fu peggio del buco.

Quindi è probabile che i romani abbiano la fortuna di non vedere candidato sindaco Guido Bertolaso, che starà a casa a fare telelavoro per Fontana e Moratti. Ma sul futuro dell’omnicommisario ci sorge una domanda: non sarebbe meglio prendesse la pensione?

Lo diciamo per proteggerlo dall’affaticamento…

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