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L’Italia arruolata nella competizione con la Cina in Africa e nel Mediterraneo

La relazione presentata dal Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (Copasir), presenta piuttosto nitidamente le preoccupazioni della componente italiana dell’imperialismo europeo sulla propria “area di influenza”.

Infatti, oltre alle già note osservazioni sul come sbarrare le porte alle aziende cinesi nei settori ritenuti strategici dell’economia italiana, una lunga e articolatissima sezione è dedicata alla competizione con la Cina in quella che l’Italia e l’Unione Europea ritengono, arbitrariamente, il proprio “cortile di casa” cioè l’Africa e il Mediterraneo “allargato”.

Il dinamismo cinese, evidenzia la relazione del Copasir, “caratterizza anche regioni del globo: in primo luogo, nel cosiddetto Mediterraneo allargato, che rappresenta un bacino di risorse energetiche, un mercato importante per le merci cinesi e un punto di transito marittimo indispensabile per l’export globale, dai Balcani – prima in Grecia con gli investimenti nelle infrastrutture portuali, poi in Montenegro attraverso politiche di sottomissione del debito – ai Paesi della sponda meridionale dove si riscontra una presenza strategica sui porti; in secondo luogo nel Sahel e, più in generale in Africa, che offre occasioni di espansione economica e industriale e una riserva di risorse minerarie.”

Da qui si dipana una lunga analisi sui rapporti di forza e la competizione nel continente africano. “La penetrazione nel continente africano, la base di Gibuti per esempio, si avvale di un’articolata ed estesa rete infrastrutturale e di iniziative invasive di partenariato che hanno il fine di fidelizzare prima e condizionare poi i Governi locali, sfruttandone le debolezze e l’instabilità e appropriandosi del debito pubblico”. La relazione evidenzia inoltre la rinnovata intraprendenza di Pechino in Etiopia, un paese ritenuto chiave per l’intera regione del Corno d’Africa.

Nel Sahel, sottolinea preoccupato il Copasir, si registra il nuovo protagonismo di potenze “non occidentali” (ossia Cina e Russia, ndr) che stanno approfittando delle difficoltà della Francia, come dimostra il caso emblematico del Mali, Stato considerato centrale dall’Unione Europea per la stabilizzazione del Sahel.

“Questo scenario problematico – a fronte di una situazione caratterizzata dalla presenza di gruppi jihadisti che operano travalicando le frontiere, anche sfruttando le crisi politiche presenti nei Paesi saheliani – potrebbe infatti provocare un effetto domino sugli Stati vicini con conseguenze anche sui flussi migratori e sui traffici illegali. La logorante crisi securitaria figura tra le urgenze sia del summit dell’Unione africana (Ua) di Addis Abeba del 5 e del 6 febbraio e del vertice Ue-Ua che si terrà a Bruxelles il 17 e il 18 febbraio 2022. Nell’arco di tre anni, a partire dal 2020, nella fascia saheliana si sono susseguiti sei colpi di Stato: in Mali nel 2020 e nel 2021, in Ciad, Guinea e Sudan nel 2021, in Burkina Faso nel 2022. Inoltre si segnala il recentissimo golpe fallito in Guinea Bissau”, afferma la relazione.

In Mali l’attuale governo di transizione ha adottato una politica duramente anti-francese con conseguenze che non si riflettono solo sulla Francia, come l’espulsione dell’ambasciatore, ma anche sugli altri Paesi europei, come l’ordine dato al contingente danese di lasciare il Paese.

“D’altronde il governo golpista è sorretto anche dal malcontento popolare per le sanzioni applicate dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao) e sostenute dalla Francia, dall’Ue e dagli Usa. La presenza militare francese, in remissione, e occidentale in generale, che avrebbe l’obiettivo della formazione delle Forze armate locali e del contenimento del terrorismo, non è riuscita ad impedire il crescente astio verso gli ex coloni”, si legge nel documento presentato dal Copasir.

“In questo quadro i Paesi saheliani trovano interlocutori validi in partner strategici non occidentali quali la Russia, la Turchia e la Cina. La Russia nutre forti interessi a ristabilire un controllo ‘informale’, sfruttando i mercenari del gruppo Wagner, sul Mali che in epoca sovietica era nella sua orbita. All’interno della strategia russa, il Mali e il Sahel nel suo complesso potenziano le relazioni economiche e commerciali, creando una rete con gli Stati in cui la Russia è presente in diverse forme e gradazioni. A seguito del colpo di Stato avvenuto in Mali nel maggio dello scorso anno, si è assistito ad un’intensificazione delle relazioni con la Russia”, sottolinea la relazione.

Ambizioni italiane ed europee alla “proiezione strategica” in Africa

Il documento del Copasir come abbiamo visto, insiste molto sull’Africa, dove rileva che “l’influenza cinese si concentra in aree in cui la presenza militare occidentale è stata storicamente rappresentata dalla Francia che, in un’ottica di disimpegno, ha recentemente auspicato una maggiore condivisione dell’obiettivo con i Paesi occidentali, oltre che nel Corno d’Africa, dove si registra una tradizionale presenza dell’Italia”.

Ci pare doveroso segnalare all’attenzione un passaggio della relazione del Copasir perché appare foriero di pessime prospettive. Nel documento infatti è scritto che: “D’intesa con la Francia ed all’interno del quadro occidentale si rende dunque necessaria una proiezione strategica del nostro Paese che è già presente con propri contingenti in alcuni Paesi di questa area. Un altro fattore d’interesse è legato agli sviluppi del disimpegno della coalizione internazionale, avvenuto in Afghanistan, e alle conseguenze in termini di instabilità in tale area”.

 

Di fronte a uno scenario così compromesso, conclude il Copasir, la Cina punta a divenire un artefice di stabilità, coltivando quale obiettivo prioritario di ordine economico quello di incrementare gli investimenti e di sfruttare le risorse presenti in quella regione. “L’obiettivo di una supremazia globale, in ambito tecnologico, economico e anche militare perseguito dalla potenza cinese con una proiezione di ampio respiro nel futuro sembra realizzabile nell’arco di qualche decennio. Di fronte a queste previsioni l’Europa è tenuta a interrogarsi se può permettersi un tale futuro e se può tirarsi indietro dalla competizione tecnologica e dalla corsa allo spazio”.

Infine, la relazione appare molto preoccupata dell’alleanza strategica tra Russia e Cina, ribadita anche nel recente vertice bilaterale a Pechino tra Xi Jinping e Putin:  “Per la Nato e l’Europa un fronte aperto con la Russia o un’alleanza sino-russa, soprattutto se coinvolgesse l’Iran, amplificherebbero i rischi: è necessario perseguire lo sforzo di un confronto strategico positivo. Nato ed Europa dovranno confrontarsi “con la pervasività cinese”.

L’Italia considera la Cina un “avversario strategico”

Sul piano interno invece, il Copasir si premura di segnalare che “La Cina rappresenta un avversario strategico la cui presenza viene registrata a livello nazionale nel mondo accademico e delle start-up nazionali”. “Si tratta di una precisa strategia di lungo periodo che ha come obiettivo mercati strategici come quello dell’innovazione tecnologica che punta a penetrare sia il tessuto imprenditoriale che ad avvantaggiarsi degli incentivi alla cooperazione scientifica internazionale con il fine ultimo di guadagnare posizioni di grande vantaggio in un ambito così cruciale. Il tessuto accademico è ritenuto un bacino di coltivazione di rapporti privilegiati con esponenti del panorama scientifico, economico e istituzionale del nostro Paese”, spiega il rapporto.

“Questo attivismo va interpretato criticamente laddove si incontra con il perimetro della sicurezza nazionale e la difesa degli interessi strategici dell’Italia: in questa prospettiva, il Comitato ha più volte segnalato la necessità di proteggere i prodotti, le imprese e le eccellenze del nostro Paese, potenziando in modo particolare la resilienza cibernetica nei settori più sensibili in modo da evitare acquisizioni, interferenze e penetrazioni ostili nel nostro tessuto economico-produttivo”, prosegue la parte del documento dedicato agli investimenti cinesi in Italia.

Nella relazione il Comitato ha altresì suggerito di valutare l’ipotesi, ove necessario per tutelare la sicurezza nazionale, di escludere le aziende cinesi dall’attività di fornitura di tecnologie per le reti 5G. “Del resto – prosegue – la portata estremamente invasiva e pervasiva delle minacce di natura cibernetica, la pluralità delle possibili fonti di aggressione e di indebita interferenza – soggetti privati, attori statuali – la stessa eterogeneità degli attacchi o dei possibili incidenti rappresentano tutti insieme fattori di estrema preoccupazione che richiedono un quadro protettivo e di massima resilienza che, per l’intrinseca natura dei mezzi e degli strumenti impiegati, impone adattamenti ed affinamenti continui”. 

Quella del Copasir è una relazione decisamente “ostile” e intrisa di toni da nuova Guerra Fredda con la Cina, ma è anche qualcosa di più. In essa c’è l’esplicitazione delle mire neoimperialiste dell’Italia e dell’Unione Europea su quella che viene ritenuta la propria “area di influenza” cioè l’Africa e quello che viene ormai definito “Mediterraneo allargato” che si estende fino al Mar Rosso e al Golfo Persico. Una visione chiara – altrettanto inquietante – del carattere che va assumendo la competizione globale e le ambizioni imperialiste italiane ed europea all’interno di essa.

 

 

 

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