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Sigonella. Una base Usa fuori controllo. Italia complice di una “missione killer”

La base di Sigonella e la carta bianca lasciata dal nostro Governo ai militari USA rende il nostro Stato responsabile dell’omicidio  di undici innocenti avvenuto in Libia il 29 novembre 2018.
Il fatto, denunciato lo scorso 31 marzo alla Procura di Siracusa dall’European Center for Constitutional and Human Rights  (Ecchr), da Reprieve e dalla Rete Italiana Pace e Disarmo dimostra, ancora una volta, la scelleratezza degli accordi, mai approvati dal Parlamento ai sensi degli artt. 80 e 87 della Costituzione, attraverso i quali abbiamo  concesso al Governo ed ai Militari USA di utilizzare, senza alcun controllo le basi realizzate sul nostro territorio per azioni belliche e per altre, non legate ad un conflitto e, quindi, classificabili come comuni omicidi.
E’ il caso di quanto avvenuto in Libia il 29 novembre 2018, il Governo USA sostenne di avere colpito 11 terroristi, ma la realtà ben diversa è che le 11 persone erano innocenti e del tutto estranee ad affiliazioni terroristiche.
Riporta Avvenire del 3 aprile che: “Sette degli uccisi – Musa Ala Tuni Mohamed, Ighias Akhreeb Aksasooni, Al Mahmoud Ayoub Ibrahim, Hassan Mohammed Abu Baker al Sagheer, Eyad Mohammad Ighali Mohammed oltre a Nasser Musa – del resto, come dimostrano i documenti a cui Avvenire ha avuto accesso, lavoravano per le forze armate del Governo di accordo nazionale, riconosciuto e alleato dell’Occidente nella lotta contro il Daesh che, all’epoca, cingeva nella morsa la Libia. Altri due – Ibrahim e Ahmed Umla Mohammed Fono – si stavano addestrando per entrarvi. Nasser Abdullah era stato guardia di sicurezza dell’allora premier Abudallah al-Thani mentre Musa Mohamed, nel 2016”.
I radar hanno tracciato che il drone omicida è partito dalla base di Sigonella, da qui il coinvolgimento dell’Italia nel delitto.

Gli accordi sull’uso della base di Sigonella, infatti, prevedono che l’attività dei militari USA si svolga sotto la vigilanza del Comandante Italiano della base. Vigilanza che dovrebbe evitare proprio il compimento di illeciti o di operazioni belliche non concordate col Governo italiano.
Sembra, tuttavia, che tale vigilanza non sia mai, di fatto, esercitata e sicuramente non lo fu in quell’occasione.
Come riportato dallo stesso articolo di Avvenire, richiamando quanto affermato dai denuncianti; “Nel 2018, la campagna anti Isis “Odissey lightning” era finita, dunque, gli Usa non erano più direttamente coinvolti nel conflitto libico. Le loro azioni, pertanto, andrebbero collocate non nell’ambito del diritto di guerra bensì di quello dei diritti umani e di quello penale”.

I requisiti perché un “targeted killings” al di fuori di un conflitto  armato sia legittimo – scrive Chantal Meloni, professoressa di Diritto penale internazionale all’Università Statale di Milano negli atti del convegno all’ateneo milanese del 2019, come aveva già affermato sulla rivista de il Mulino nel 2013 – sono stringenti: necessità di scongiurare una minaccia imminente e di salvare vite umane da un attacco illecito per cui si rende indispensabile l’impiego della forza letale.”
Si tratta, quindi, di un’azione non giustificata da alcuna norma internazionale e da rubricare come comune omicidio ai danni di civili.
Speriamo, a questo punto, che la Magistratura accerti i fatti che squarcerebbero finalmente il velo sulla possibilità che la nostra nazione sia coinvolta in scellerate azioni belliche o reati comuni (come nel caso di specie) commessi dagli USA utilizzando le basi presenti sul nostro territorio grazie alla vigilanza solo formale ma in realtà non esercitata né esercitabile dei comandi italiani.
Siamo uno stato che ripudia la guerra, che demanda al proprio Parlamento di deliberare l’eventuale stato di belligeranza, ma che poi subisce supinamente azioni belliche, quando non comuni illeciti penali, commessi utilizzando il proprio territorio e quindi, secondo il diritto internazionale, col pieno coinvolgimento della nostra nazione.
Come Comitato No MUOS NO SIGONELLA, siamo pronti a costituirci parte civile nel processo, in continuità con il nostro pluriennale impegno nella denuncia del micidiale ruolo di morte che da decenni la base di Sigonella svolge militarizzando sempre più la nostra isola e contribuendo direttamente ai conflitti in corso, compreso quello in Ucraina.

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