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Il mito della libertà di stampa al servizio della propaganda di guerra

Nella classifica mondiale libertà di stampa World Press Freedom Index (una classifica annuale che valuta lo stato del giornalismo e il suo grado di libertà in 180 paesi del mondo) l’Italia è sprofondata dal 47° al 58° posto. Ma su giornali, TG e talk si parla, in questi giorni di furore mediatico bellicista – esclusivamente e continuamente – della mancanza di libertà di stampa… in Russia.

È chiaro che si tratta di un argomento che viene tirato fuori solo ora per ragioni strumentali alla definizione del nemico perché, in realtà, fino al 24 febbraio scorso, il tema (che vale per la Russia come per altre decine di paesi) occupava, sui nostri media, uno spazio analogo a quello dedicato all’estinzione del pesce spatola dai fiumi della Cina.

E, si continua, ovviamente, a tacere sulla mattanza di giornalisti ucraini dal 2014 in poi, esattamente come si continua a non ricordare l’uccisione del nostro Andrea Rocchelli il cui assassino è stato rimandato dall’Italia in Ucraina dove, da pluridecorato, gli è stato assegnato un incarico di vertice nella nomenclatura militare di quel paese.

Certo, esistono paesi dove i giornalisti onesti vanno in galera o vengono uccisi (Russia compresa). In Italia, invece, i giornalisti onesti o spariscono dalle redazioni dopo essere stati querelati per milioni di euro dai potenti di turno; che prima gli levano la casa, la macchina ed anche le mutande e poi li fanno pure cacciare dalle testate tramite un whatsapp di poche righe inviato al direttore di turno.

E mentre i Molinari, i Mentana, i Mieli, i Gramellini ed i Giannini (di Parenzo è inutile parlare) & co. ripetevano in continuazione, dai loro trespoli quotidiani, che, a differenza della Russia, noi “viviamo nelle libere democrazie occidentali“, veniva resa nota la decisione della Corte di Londra di concedere l’estradizione di #JulianAssange negli USA dove lo aspettano 175 anni di carcere.

E per cosa? Di quali orrendi crimini è accusato Assange per meritare di essere sepolto vivo in un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti?

Julian Assange ha fatto ciò che dovrebbe fare ogni giornalista degno di questo nome.

Julian Assange ha rivelato all’opinione pubblica mondiale la verità sui crimini di guerra commessi durante le guerre scatenate dagli USA stessi e dai suoi alleati. Una verità che, evidentemente, a noi è vietato di conoscere.

Quel messaggio che è arrivato da Londra, cristallino e potente, dice a noi, cittadini del democratico Occidente che chi ha divulgato o proverà ancora a divulgare le atrocità, commesse dagli USA e dai loro alleati in giro per il mondo, sarà perseguitato come un criminale e dovrà essere cancellato dalla faccia della terra.

Ma come ha dato la notizia su Assange la nostra “grande informazione libera”? Poche distratte righe, qualche timido articoletto. I “famosi opinionisti”, gli “eccelsi giornalisti”, i grandi “opinionisti” onniprensenti in tv, cosa hanno detto? Si sono per caso indignati? Si sono schierati con Julian Assange? No, solo silenzio, omertà, oblio.

Un’indifferenza complice che condanna al silenzio, alla marginalità o all’oblio, tutti coloro che vorrebbero fare informazione libera e senza autocensure e che rivela la reale funzione dei media occidentali: servire il potere economico, politico e finanziario (lo stesso che è proprietario della quasi totalità delle grandi testate) manipolando i fatti e costruendo narrazioni funzionali al mantenimento dello status quo e degli interessi costituiti.

La vicenda di Assange (ma è solo il caso più eclatante) è la cartina tornasole di tutta la falsa propaganda occidentale che ci viene venduta ogni giorno come “informazione libera”.

E la vicenda della guerra in Ucraina ha fatto cadere ogni residuo velo mostrando la vera natura del “nostro” giornalismo: sempre dalla parte dei potenti anche quando i potenti scelgono la guerra, perché la guerra diventa l’affare più vantaggioso in circolazione, soprattutto per i padroni delle testate su cui scrivono e/o da cui affabulano le masse tutti i santi giorni.

#informazione

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1 Commento


  • Pasquale

    Assange ha raccontato verità scomode per il potere yankee, mentre i criminali sceriffi del mondo, tramite l’informazione asservita, raccontano ai popoli le proprie comode e utili verità.

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