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Rinnovato il 41 bis a Marco Mezzasalma: continua la pura vendetta di Stato

Ai primi di luglio i giudici che presiedono la sezione di sorveglianza hanno rinnovato a Marco Mezzasalma il regime detentivo del famigerato 41 bis per i prossimi quattro anno.

Ancora una volta – come avviene da oltre 20 anni – verso Marco (ed altri pochi compagni) viene dilatata a dismisura una condizione carceraria feroce e totalmente disumana. Una condizione generata e usata, dichiratamente, per accrescere tutti i fattori di violenza, di desolidarizzazione, di umiliazione e di annichilimento psico/fisico verso i detenuti sottoposti a tale “classificazione“.

Recentemente la vicenda umana e politica del compagno anarchico Alfredo Cospito aveva riportato all’attenzione pubblica – anche a seguito di un devastante, per Alfredo, sciopero della fame – tale mostruosità giuridica e materiale.

Anche in questa occasione avevamo assistito alle grida sdegnate e vigliacche dei tanti forcaiuoli bipartisan che invocavano ordine, punizioni esemplari e modelli disciplinari sempre più capillari ed invasivi verso qualsiasi voce dissonante.

La notizia del rinnovo della misura del 41bis a Marco Mezzasalma ci “ricorda” che nelle carceri speciali italiane sono ancora ristrette donne e uomini protagonisti, a vario titolo, di una stagione politica passata. Donne e uomini che con straordinaria dignità morale e politica hanno scelto di non abiurare le loro esperienze politico/pratiche.

Oggi, in un contesto politico generale profondamente diverso dagli anni passati in cui si consumò quella stagione politica, continuare ad affiggere dolore e sofferenze ad alcune persone è una pratica crudele verso cui non è possibile tacere o volgere lo sguardo dall’altra parte.

Continuare, dunque, anche nel quadro dell’opposizione alle recenti misure liberticide approvate dal governo Meloni, ad agitare l’obiettivo dell’abolizione del 41bis è una battaglia culturale e politica di grande civiltà da rilanciare, articolare e generalizzare in tutta la società.

Marco, Alfredo, Nadia.. ma anche i tanti “criminali comuni” dimenticati nel buco nero della detenzione infinita senza diritti hanno bisogno della nostra attenzione e sostegno per affermare – finalmente – la cancellazuone definitiva di questa infamia penale e materiale.

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