Pubblichiamo qui di seguito il comunicato con cui Cambiare Rotta replica ai titoloni di Libero relativi al presidio convocato per giovedi mattina davanti alle redazioni di Libero e de Il Giornale per denunciare il malagiornalismo che agevola e legittima il lavoro della repressione del dissenso e che agisce in perfetta sincronia con gli apparati repressivi.
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Una risposta a Libero. “Vengano pure, ci scappa da ridere” dicono: e ci saremo, giovedì 10 luglio ore 11,30 – Via dell’Aprica 18, Milano
Li abbiamo definiti per quello che sono da sempre, “professionisti della menzogna”. Anche se, dalla risposta che ci hanno dato ieri sulla prima pagina di Libero, più che professionisti potremmo definirli estremisti della menzogna.
Una risposta debole: da “pericolosi sovversivi” siamo improvvisamente diventati “contestatori da operetta” e come argomentazione abbiamo letto solo la ripetizione delle imbarazzanti parole riferite alla camera dal sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco – che, tra mille contraddizioni, ha di fatto ammesso e negato, rivendicato e minimizzato, l’operazione di infiltrazione a danno delle nostre organizzazioni.
Come se, dopo il primo caso di Napoli rimasto senza risposte da parte di governo e istituzioni (ma facendo trapelare “moventi sentimentali”) qualcuno possa davvero credere che cinque neo-agenti, dello stesso corso, tutti e cinque collocati all’antiterrorismo, possano aver preso parte nello stesso periodo all’attività politica della stessa organizzazione in via del tutto casuale e di propria personale iniziativa, in 4 diverse città del paese; per cui si sarebbero trovati lì ciascuno per caso, facendo a quel punto attività informativa (non si capisce bene di cosa visto che la nostra attività è tutta alla luce del sole) per pura deontologia professionale.
E ricordiamo che, contrariamente a quanto sostenuto da Prisco, i cinque agenti infiltrati hanno preso parte non solo a momenti pubblici, non solo nelle università, ma anche a riunioni e assemblee interne, tra cui l’assemblea nazionale di Potere al Popolo; perché sì, hanno infiltrato Potere al Popolo, un partito politico che si candida alle elezioni. In sostanza un’operazione coordinata e pianificata, di carattere repressivo e anti-democratico, senza precedenti nella storia recente e svolta a totale spregio, formale e sostanziale, di quelle che dovrebbero essere le funzioni di uno Stato democratico.
Se questo è il livello delle risposte che il Governo sa o può dare davanti a fatti gravissimi per una democrazia – infiltrare partiti politici e organizzazioni studentesche che partecipano alle elezioni politiche e studentesche locali e nazionali – allora si spiega la qualità della morbosa attenzione che Libero e Il Giornale ci dedicano.

Una attenzione che non è nata in questi giorni per negare (e contemporaneamente difendere) l’operazione di infiltrazione, ma che già preventivamente e con regolarità viene avanti almeno dal 2024 ed è proseguita durante l’operazione di infiltrazione documentata da Fanpage.
Decine di “pezzi” che sembrano a tutti gli effetti resoconti delle veline dei servizi di sicurezza. Una singolare coincidenza? Per noi non lo è. Con questa campagna i due fogliacci hanno di fatto preparato e poi coltivato un terreno politico funzionale a questo tipo di operazione.
A quanto pare, le forze di opposizione che crescono in questo paese sono una grande preoccupazione per tutti questi soggetti, e ognuno per screditarle fa la propria parte con i propri strumenti, chi con l’infiltrazione, chi con le menzogne.
Riguardo le menzogne, la campagna diffamatoria, classista e razzista (pensiamo a certe uscite contro i lavoratori migranti del sindacalismo conflittuale) mentre rendeva conto con dovizia di particolari (con tanto di nomi e cognomi) della nostra attività politica, denigrandola e deformandola, alludeva continuamente a presunti pericoli sovversivi per la democrazia di questo paese. Quanto è poi accaduto ha mostrato che l’attività anti-democratica, questa sì reale, si stava verificando ai nostri danni e direttamente su mandato di governo e istituzioni.
La storia del nostro paese ci insegna che l’appoggio e la copertura delle peggiori politiche antisociali, reazionarie e repressive contro le lotte politiche e sociali ha sempre avuto una certa stampa a disposizione.
Non ci si fa scrupoli contro chi alza la testa, si organizza e lotta contro un governo ed una classe politica che, mentre chiude gli spazi di democrazia e agibilità politica, sta condannando fette sempre maggiori di popolazione a un futuro di precarietà e miseria, che spende i soldi in armi invece che in sanità, pensioni e istruzione, che obbedisce ai diktat di NATO e UE che ci trascinano verso la terza guerra mondiale, che è complice del genocidio sionista in Palestina.
Ci vediamo giovedì in via dell’Aprica a Milano e continuiamo a mobilitarci, oggi anche a Roma sotto al Mur e domani al Viminale, per pretendere risposte da parte di Meloni, Bernini e Piantedosi e gridare forte e chiaro che queste intimidazioni non funzionano e continueremo ad organizzare una vera opposizione nel paese a questo sistema marcio di cui Il Giornale e Libero sono la perfetta rappresentazione.
Cambiare Rotta
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antonio D.
..da fargli almeno due (2) domandine!
1 – quante copie vendete in edicola?
2- chi vi finanzia; e a quanto ammonta il “sussidio economico” – versato annualmente da parte dello stato – al vostro editore proprietario del quotidiano?
PS: invece di “ridere” provate ad essere leggermente più onesti e magari anche seri deontologicamente: …”giornalisti”(sic!).
angelo
sono completamente d’accordo con voi. loro si che sono giornalai da operetta e pericolosi analfabeti funzionali.
Andrea
Qualche anno fa, mi sembra nel 2018 o nel 2019, i giornalacci della destra a seguito di un maltempo fuori stagione che portò nevicate a bassa quota a maggio titolavano negando la crisi climatica e sbeffegginado scienziati e movimenti di lotta.
Comunque, rinfacciategli pure il simpaticissimo “agente Betulla”, che scriveva sulla loro carta igienica sporca d’inchiostro da informatore dei servizi segreti per i quali lavorava.
Pasquale
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Cultura ad personam. I soldi del ministero per il libro del “vate” Giuli
stefano iannaccone ed enrica riera
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Aggiornato, 10 luglio 2025 • 07:28
Una determina stanzia 21mila euro per pubblicare pure il volume del meloniano. Il saggio ristampato per una mostra. Il Mic assicura: «Al ministro nemmeno un euro» https://www.editorialedomani.it/
Chissà questi campioni dell’informazione cosa ne pensano.