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A Milano sfila il “campo larghissimo” della guerra

Sabato si è svolto in piazza della Scala a Milano un presidio, organizzato da Ponte Atlantico e dall’associazione Maanà, per esprimere sostegno alle manifestazioni di protesta in corso in Iran.

Erano presenti un centinaio di persone con bandiere iraniane monarchiche, di Israele, ucraine e del Venezuela. Si sono susseguiti una serie di interventi che, a partire dall’Iran, hanno spaziato su diversi temi, ricalcando sostanzialmente l’agenda politica internazionale messa in campo dall’amministrazione Trump nei diversi quadranti del mondo.

Hanno preso parola, soprattutto, numerosi esponenti politici. Il che ha reso subito evidente quale fosse l’operazione politica dietro la chiamata delle associazioni promotrici: legittimare il partito trasversale della guerra attraverso la mobilitazione delle comunità esiliate da “feroci dittature” – vale a dire dei paesi che sono attualmente nel mirino delle politiche euro-atlantiche.

Operazione mal riuscita dato più che la manifestazione di un movimento spontaneo di queste comunità, si è trattato ancora una volta di sparuti gruppi arruolati dalla politica; gli stessi, pochi, che abbiamo visto in questi giorni presentarsi alle mobilitazioni per la Palestina o per il Venezuela e Maduro cercando la provocazione in favore di telecamera, e facilmente disinnescati e allontanati dalle piazze.

Rappresentando un’agghiacciante sintesi della reazione mondiale attuale, hanno quindi sfilato in ordine da destra a destra: Fidanza (Fratelli d’Italia), Gallera (Forza Italia), Gelmini (Noi Moderati), Ascioti (Azione), Scalfarotto (Italia Viva), Valcauda (Europa radicale), Hallissey (+ Europa), Maran (Partito Democratico) e Buscemi (sempre PD e Presidente del Consiglio comunale del sindaco Sala).

Se il “campo largo” non dovesse essere sufficiente a vincere le prossime elezioni, possono comunque dormire tutti sonni sereni, il campo non è largo, è già larghissimo: fascisti, liberali e “democratici” vanno a braccetto, e tutto fila con estrema naturalezza; con buona pace di chi da sinistra ha da tempo deciso di legare al PD le proprie sorti, nell’illusione – si fa per dire, dopo trent’anni di mortale coazione a ripetere – di contare qualcosa e, soprattutto, che questo qualcosa possa essere di segno progressivo e politicamente alternativo all’attuale governo Meloni.

D’altronde non è bastato nemmeno un genocidio o il rapimento di un presidente a segnare una qualche sostanziale differenza tra i “due” schieramenti. Condito da un malcelato odio di classe, c’è per entrambi la fedeltà assoluta ai desiderata delle classi dominanti euro-atlantiche e alle loro politiche di guerra, a spese dei lavoratori, e di rapina verso i popoli e i governi che non sono più disposti ad accettare un ordine globale ingiusto e fallimentare – e, se ne facessero una ragione, ormai superato.

Se questa, a monte, è la scelta di campo, ogni decisione politica è già servilmente tracciata e non può esserci spazio, tale è il livello delle contraddizioni, ormai neanche per la minima variazione sul tema.

In tempi di guerra vengono meno le sfumature i distinguo che prima – sempre meno, per la verità – poteva sembra contassero ancora qualcosa: o stai dalla parte giusta oppure da quella di chi la guerra (mondiale) la prepara, e la sta già facendo.

La giornata di sabato a Milano ci restituisce limpidamente questa polarizzazione. Da una parte oltre duemila persone (in larghissima parte lavoratori italiani e immigrati, giovani e studenti) attraversavano in corteo la città dirette verso il consolato USA – nella convergenza tra la mobilitazione per gli attivisti palestinesi ingiustamente arrestati e quella promossa in trenta città italiane contro l’aggressione al Venezuela e per la liberazione del presidente Maduro e della compagna Cilia Flores.

Dall’altra un centinaio di guerrafondai si radunavano in piazza della Scala – ribattezzata piazza Gaza questo autunno da ben altri numeri e contenuti – per chiedere variamente di sterminare un popolo o di bombardare il proprio, applauditi e decisamente ben rappresentati dal campo larghissimo della guerra e del pensiero unico.

Va detto, l’operazione sperimentata sabato in piazza della Scala al momento non sembra poter riuscire, se nonostante abbia mobilitato esponenti politici di spicco non è stata in grado di muovere che qualche decina di persone, evidenziando anzi il solco sempre più profondo tra lavoratori, giovani e classi popolari e una classe politica già ampiamente sfiduciata dalle oceaniche mobilitazioni autunnali per la Palestina e poi dalla due giorni del 28 e 29 novembre contro governo Meloni e finanziaria di guerra.

Ci dà, però, certamente la misura del degrado valoriale e della pericolosità del nemico con cui dovrà fare i conti il movimento di opposizione al governo Meloni che va, invece, affermandosi e definendosi nel paese – nel segno della crescente conflittualità dei settori sociali organizzati, del rinnovato attivismo dei settori giovanili e studenteschi e della solidarietà coi popoli, dalla Palestina al Venezuela.

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6 Commenti


  • Luciano Zambelli

    Il movimento di opposizione al governo Meloni dovrà purtroppo fare i conti anche con “l’opposizione di comodo” che cerca di ostacolare la partecipazione dei cittadini alla costruzione della vera alternativa


  • ugo

    Il guaio è che il campo largo è basato sui fatti, o almeno quello che Repubblica e Corriere propinano per fatti: Maduro è un dittatore, se non fermiamo Putin parleremo tutti russo, Hamas è un’organizzazione terrorista, l’Iran è governato da Ayatollah bigotti e sanguinari, etc… Con “fatti” come questi, ci meravigliamo se PD e FI si allineano? È chiaro che alla sinistra manca un giornale a grande diffusione; ci vorrebbe da parte nostra della contro-informazione seria, magari addirittura della guerra ibrida, così portiamo un raggio di sole nella vita del povero Crosetto!


  • candorre

    in italia tutti i partiti sono burattini al servizio dei sionisti tu puoi votare lega 5s forrza italia pd e ti ritrovi che su immigrazione vaccini guerre supporto a israele e politica anti-russa casualmente (?) votano sempre uniti adesso si potrebbe osservare che i 5s stanno facendo la parte dei filopalsetinesi e pacifisti ma è tutto un teatrino e lo sappiamo abbiamo la memoria lunga e ricordiamo quando al governo la prima cosa che fecero fu votare il rinnovo delle sanzioni alla russia affiancati dai “filo-russi” della fogna chiamata lega-nord


  • veterotom-II

    intanto è ormai certa la guerra contro l’iran desiderata e ottenuta da israele con il supporto dei servi-vassalli europei e americani prima si è iniziati con accuse di propaganda sui cosidetti diritti che valgono per tutti dai gay alle donne ma non valgono per i palestinesi in seguito rivolta prezzolata stile euro-maidan ed infine intervento miliatre l’iran senza il supporto di cina e russia che come sempre restenranno passivi spettatori limitandosi a ragliare all’onu durerà si e no 3-6 mesi visto che i vigliacchi attaccheranno i tanti contro uno come fanno da piu o meno sempre unica speranza e che l’iran con le milizie sciite possa infliggere delle perdite discrete agli occupanti cina e russia comunque non si illudano levati di mezzo iran e corea del nord praticamente restano solo loro


  • Antonio Dori

    Veterotom, e che diamine… tolti di mezzo Iran e Corea del Nord ( ! ! hai una vaga idea di cosa sia la RPDC? ) rimangono “solo” Russia e Cina. Poca roba, eh? Ma tranquillo, vedrai che va meglio di quel che pensi.


  • Matteo

    Anch’io sono più che scettico sui 5S…dopotutto hanno dimostrato in questi anni di saper scendere ai peggiori compromessi e alle peggiori alleanze. Comunque mi pare che non siano più un problema per l’establishment anche dal punto di vista meramente elettorale, visto che viaggiano ormai al 10% in un contesto di astensionismo monstre…

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