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I diffamatori… denunciano per diffamazione!

Nella scia del crescente clima repressivo che si respira nel paese, quattro nostri militanti, tra cui Giorgio Cremaschi e Bianca Tedone del Coordinamento Nazionale di Potere al Popolo, sono stati raggiunti dall’accusa di diffamazione per il presidio dello scorso 10 luglio sotto la sede della redazione de “Il Giornale” e “Libero”.

In quell’occasione, noi di Potere al Popolo, assieme agli studenti di Cambiare Rotta, denunciavamo il ruolo di criminalizzazione che i ripetuti articoli e le pseudo-inchieste dei suddetti giornali stavano svolgendo, associando le nostre iniziative a sostegno del popolo palestinese e le iniziative di lotta da parte di studenti e lavoratori a strategie sovversive, evocando il clima degli “anni di piombo”. Al patròn Angelucci poi non è piaciuto che venissero ricordati i suoi affari nel business della sanità privata, che, come tutti sanno, lucra sulla salute dei cittadini.

Un tentativo grottesco, ridicolo e provocatorio che avevamo ignorato fino alla scoperta di un poliziotto infiltrato tra le nostre fila a Napoli e, pochi mesi dopo, di altri quattro agenti tra Milano, Bologna e Roma. Operazione sulla quale ancora non è stata fatta chiarezza.

Emergeva così in quei giorni un inquietante quadro in cui le campagne portate avanti da quei giornali filogovernativi preparavano strumentalmente il terreno alla repressione del governo, accanendosi contro di noi tramite articoli diffamatori e finalizzati alla criminalizzazione delle nostre organizzazioni politiche.

Quello che è successo in autunno ha materializzato la loro paura, all’origine della meschina campagna messa in atto: milioni di persone sono scese in piazza, in maniera pacifica ma determinata, contro la complicità del Governo Meloni con il genocidio a Gaza, ma anche per dire basta alla corsa al riarmo e alla guerra a scapito di salari e diritti.

Il messaggio è chiaro: oltre alla contrapposizione reazionaria alle manifestazioni popolari e di massa contro quanto accade in Palestina, al ritorno sulla scena dei lavoratori e dello strumento dello sciopero, occorre evitare che prenda piede una opposizione indipendente, coerente, a tutto tondo e fuori dal teatro del bipolarismo a questa classe politica e affaristica indecente.

Lo stesso schema, che sta già mostrando diverse crepe per la sua inconsistenza, è stato utilizzato più recentemente anche ai danni delle associazioni di beneficenza palestinesi, ora accusate di terrorismo dopo una violentissima campagna diffamatoria da quegli stessi giornali, così come contro chi ha scioperato in questi mesi e che si cerca di spaventare con sanzioni di ogni tipo.

Non cediamo ad alcuna intimidazione e rigettiamo il vittimismo delle redazioni de “Il Giornale” e “Libero” che ora pensano con le querele di poter ribaltare la realtà. Ribadiamo che la loro non è “informazione” ma era, ed è, un ruolo attivo volto a colpire il dissenso sociale e politico nel paese.

Rivendichiamo la nostra totale solidarietà alla causa del popolo palestinese e contro il genocidio portato avanti dai sionisti con la complicità delle classi dirigenti occidentali.

Saremo sempre a fianco di studenti e lavoratori in lotta per rivendicare i propri diritti e contro l’economia e la società di guerra che ci vogliono imporre.

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