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Per la liberazione dei prigionieri della Via Campesina, ancora detenuti da Israele

Era il 1 dicembre 2025 quando l’IDF ha fatto irruzione negli uffici di un’organizzazione contadina affiliata a La Via Campesina a Ramallah e Hebron, procedendo con una violenta perquisizione, trattamenti umilianti e arresti arbitrari. Tra gli obiettivi principali, distrutta la storica banca di semi di Hebron che conservava l’importante patrimonio genetico della flora palestinese.

Come riportato dall’editoriale di Domani del 31 dicembre (https://www.editorialedomani.it/fatti/anche-onu-e-usaid-danno-soldi-alle-ong-di-hamas-i-dubbi-sul-caso-hannoun-nc1sy8ak) il National Bureau for Counter Terror Financing (Nbctf) israeliano – lo stesso che ha prodotto le prove per l’arresto di Hannoun – avrebbe incluso anche queste organizzazioni contadine insieme a ONG e vari sindacati nella lista di realtà legate al “terrorismo”, giustificando in questo modo la retata.

Da allora, è stata trasversale l’attivazione per richiedere la loro liberazione. Anche in Italia come Ecoresistenze, insieme a 50 associazioni abbiamo firmato l’appello lanciato dall’Associazione Rurale Italiana indirizzato a ministeri italiani ed organi diplomatici per la scarcerazione immediata, la richiesta di indagini imparziali sull’accaduto e una presa di posizione netta contro la repressione delle organizzazioni della società civile (https://www.assorurale.it/2025/12/03/appello-urgente-contro-i-recenti-attacchi-in-palestina/).

La solidarietà non si è però fermata qui: dalle azioni sotto la FAO e in luoghi simbolo delle resistenze nel nostro Paese, alle fotopetizioni che hanno coinvolto tanti singoli disposti ad esporsi. Se infatti le istituzioni sovranazionali hanno mostrato sempre più i propri limiti nel portare avanti azioni concrete contro lo stato genocida di Israele, d’altra parte – come abbiamo visto nelle piazze oceaniche di settembre ottobre e novembre – la popolazione non ha accettato in silenzio la complicità dell’Occidente con i crimini sionisti, e tante realtà che tutti i giorni combattono sui territori si sono messe anche a disposizione di questa causa.

Proprio insieme a queste realtà abbiamo disseminato città e campagne di ulivi simbolici, a testimonianza delle resistenze che continueremo a coltivare a partire dai nostri territori. Abbiamo organizzato questi momenti nei luoghi in cui tutti i giorni si organizzano le lotte ambientaliste e in solidarietà alla Palestina, dai quartieri popolari a Bologna e a Roma, alle aree rurali come la Sabina, accompagnando ogni piantumazione a momenti di dibattito e informazione sia rispetto alla situazione in Palestina che alle lotte che portiamo avanti “in casa nostra”.

Abbiamo parlato di sovranità alimentare e delle battaglie per l’acqua, in Italia e in Palestina, della devastazione ambientale usata come arma di genocidio, della repressione delle lotte e dell’attivazione necessaria “in casa nostra” contro le complicità con Israele e l’economia di guerra, che pagheranno le classi popolari e l’ambiente.

Continueremo ad organizzarci e mobilitarci anche come ambientalisti per diffondere solidarietà e consapevolezza rispetto ai crimini che Israele porta avanti contro il popolo palestinese. Continueremo a coltivare Resistenze e a portare informazione e mobilitazione su tutti i territori.

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