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Lo sciopero dei portuali blocca tutto e apre una breccia

Il 30 agosto lo avevamo promesso, bloccheremo tutto, faremo gli scioperi generali, arriveremo allo sciopero internazionale” dichiarano i portuali genovesi all’indomani dello sciopero di ieri 6 febbraio. E così è stato: “Oggi è stata una giornata importante, tra i 25/30 porti sono stati interessati a questa mobilitazione internazionale”.

Sono state infatti numerose le navi cariche di armamenti che ieri sono state bloccate dallo sciopero dei portuali.

La ZIM Virginia carica di armi si è dovuta ferma al largo delle coste di Livorno perché non poteva attraccare. Al porto di Genova la stessa cosa è accaduta alla ZIM New Zealand e alla ZIM Australia, che avrebbe dovuto attraccare ieri al porto di Venezia e oggi a quello Ravenna. In senso inverso c’è poi il caso MSC EAGLE III, diretta in Israele, che doveva arrivare prima a Ravenna ed oggi a Venezia ed ha dovuto rimandare i suoi programmi. 

Sono questi i primi tangibili risultati in Italia dello sciopero internazionale che i portuali di diversi paesi hanno organizzato per oggi contro i traffici di armi, la privatizzazione delle banchine, la militarizzazione dei porti, afferma l’USB in un comunicato.

A Genova il concentramento è stato al Varco San Benigno alle 18.30, mentre a Livorno i lavoratori si sono ritrovati in piazza 4 Mori nel tardo pomeriggio. Trieste ha visto una mobilitazione davanti all’Autorità portuale, così come Ravenna, Ancona e Civitavecchia. Presìdi e iniziative si sono svolti anche a Salerno, Bari, Crotone, Palermo e Cagliari, a testimonianza di una partecipazione ampia e diffusa lungo tutta la penisola.

Lo sciopero e le manifestazioni previste inizialmente in 21 porti in tutto il Mediterraneo ed anche in Nord Europa, hanno coinvolto anche altre città portuali come Marsiglia e Barcellona ed hanno ricevuto solidarietà anche dai portuali statunitensi.

Ci sono momenti della storia che la classe operaia, in questo caso i lavoratori portuali devono scendere in campo e devono riequilibrare un po’ le cose, ecco ci stiamo provando, e al pari del contrasto alla guerra chiediamo più sicurezza sui posti di lavoro, contrattazione nazionale e di secondo livello che metta al centro i lavoratori portuali e non gli interessi delle multinazionali” affermano i portuali genovesi che 6 mesi fa hanno avviato il percorso di mobilitazione che è arrivato allo sciopero di ieri.

Scrive la Freedom Flotilla in un appello rivolto ai portuali: “Il vostro braccio che si ferma è oggi l’unico ostacolo materiale tra la filiera della guerra e il genocidio in corso a Gaza. Ogni nave bloccata è un atto di pace reale. Ogni sciopero è una breccia aperta nell’assedio. Ogni rifiuto di caricare armi dimostra che la macchina bellica sionista non è invincibile quando incontra il muro della verità”.

Si è trattato di uno sciopero per certi versi “inedito” per ampiezza, sia per ciò che riguarda la storia del Movimento Operaio, non solo sulle banchine ma nella sua accezione più ampia, sia come segno della politicizzazione del conflitto di classe organizzato che travalica i confini nazionali e le specificità dei singoli contesti in cui agiscono le forze sindacali che gli danno impulso, in Italia l’USB, a livello internazionale la Federazione Sindacale Mondiale.

Guarda la diretta della giornata di lotta nel video qui sotto:

Le foto dalle manifestazioni nella varie città: Genova, Livorno, Civitavecchia, Salerno, Ancona

 

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