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E allora, le foibe?

Quando ero giovane i fascisti erano soliti rispondere ad ogni parola di ricordo dei crimini e delle stragi del nazifascismo con: “e allora le foibe?” Era un loro mantra e veniva ripetuto aggressivamente, non solo per giustificare i delitti di chi stava con Hitler e Mussolini, ma soprattutto per infangare la Resistenza Partigiana.

I partigiani comunisti di Tito avevano “sterminato gli italiani”, i partigiani italiani erano in maggioranza “comunisti”, quindi i partigiani erano in gran parte “assassini di italiani innocenti”.

Questo era il sillogismo propagandato nel dopoguerra dai neofascisti di Giorgio Almirante e del Movimento Sociale Italiano. Per tutta la durata della Prima Repubblica e finché ci fu un’ autorevole e forte Stato Jugoslavo, gran parte del sistema politico respinse ogni contiguità con la propaganda neofascista sulle foibe.

Nel 1975 la Repubblica Italiana e la Repubblica Jugoslava firmarono il Trattato di Osimo, nel quale si riconosceva reciprocamente il confine uscito dalla seconda guerra mondiale; e solo i neofascisti furono ferocemente avversi.

Insomma fino agli Novanta del secolo scorso la democrazia italiana accettò come un prezzo della guerra fascista il passaggio alla Jugoslavia di Fiume e dell’Istria (la Dalmazia, tranne Zara non era mai stata italiana). Gli omicidi delle foibe venivano ricondotti alla dimensione e alle condizioni delle vendette del dopoguerra, come era avvenuto in tutta Europa e in misura ben maggiore che in Italia.

Milioni di tedeschi abbandonarono i territori che erano diventati polacchi, i collaborazionisti con i nazisti subirono durissime punizioni ovunque e, a volte, furono colpiti anche innocenti. Tuttavia nell’Europa e nell’Italia antifasciste tutto veniva giustamente ricondotto alle responsabilità e alle conseguenze ultime del fascismo e del nazismo.

Poi negli anni Novanta del secolo scorso, con il crollo dell’URSS e la fine della Jugoslavia, l’anticomunismo neoliberale è diventato ideologia dominante e il revisionismo storico il suo primo pilastro.

In Italia, con la vittoria elettorale di Berlusconi, gli eredi di Giorgio Almirante entrarono al governo, e la versione sulle foibe del MSI iniziò a diventare verità di stato. Lo divenne ufficialmente l’11 febbraio del 2004, quando la Camera approvò con accordo bipartisan, e con il solo voto contrario di una pattuglia di parlamentari comunisti, l’istituzione del “Giorno del ricordo”, al fine di “…conservare e rinnovare la memoria …di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani fiumani e dalmati..”.

Il linguaggio era proprio quello del MSI, del resto il primo firmatario della legge era Ignazio La Russa, e anche la data scelta era coerente con l’estrema destra.

Il 10 febbraio 1947 il governo De Gasperi, di democristiani, socialisti e comunisti, aveva firmato quel Trattato di Pace che i neofascisti di allora bollarono come “disonore nazionale”.

Nel 2004 quel disonore divenne la celebrazione del ricordo della “tragedia degli italiani”.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il concorso attivo del centrosinistra ed in particolare degli ex comunisti. Nel 2007 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano provocò un incidente diplomatico con la Croazia e la Slovenia affermando:

Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo...” . Italiani vittime della furia sanguinaria slava, giustamente i governi dei paesi “slavi” confinanti protestarono contro questo linguaggio inqualificabile.

L’Italia aveva fatto proprio il revisionismo storico reazionario e lo aveva promosso a ricorrenza di Stato.

Da allora sono “nemici della Patria” tutti gli studiosi che hanno dimostrato che la storia è ben diversa e che il nazionalismo e il fascismo italiani hanno prima oppresso e negato ogni diritto alle popolazioni slovene e croate, poi concorso allo sterminio di un milione di Jugoslavi.

Chi ricorda il prima e il dopo e magari fornisce la reale dimensione delle uccisioni alla liberazione dal nazifascismo; chi rifiuta ogni rivendicazione nazionalista su territori persi per giustizia internazionale; chi respinge l’insopportabile falsa retorica del “Giorno del ricordo, oggi è un nemico dello Stato. “È un antitaliano“, proclama Giorgia Meloni, rispolverando l’accusa che il fascismo rivolgeva agli antifascisti.

No, non possiamo rassegnarci al fatto che lo slogan neofascista “e allora le foibe?” sia diventato legge e verità di Stato.

PS: Questa foto in apertura è del 1942 e mostra truppe italiane che uccidono civili Jugoslavi. Per decenni è stata mostrata su giornali e tv come immagine delle foibe…

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