Un’approfondita indagine condotta da Al Jazeera in collaborazione con il Palestinian Youth Movement (PYM) ha rivelato come la Mediterranean Shipping Company (MSC), colosso con base in Svizzera ma di proprietà della famiglia italiana Aponte, abbia permesso il trasporto da e per le colonie israeliane illegali nei territori occupati della Cisgiordania.
È questo che emerge da documenti commerciali statunitensi. La MSC, che è la prima compagnia mondiale nella gestione di linee cargo, tra il primo gennaio e il 22 novembre 2025 avrebbe facilitato ben 957 spedizioni di merci tra gli insediamenti israeliani e gli States. Di queste, una netta maggioranza è passata per porti europei (390 dalla Spagna, 115 dal Portogallo, 22 dai Paesi Bassi e 2 dal Belgio).
Anche l’Italia ha partecipato a questo crimine. Stando a quel che riporta Al Jazeera, sarebbero state 14 spedizioni le spedizioni legate alle colonie passate per il porto di Ravenna, e i carichi indicavano chiaramente nomi e codici postali degli illegali insediamenti israeliani.
Come ricordavano gli attivisti del movimento di boicottaggio BDS solo qualche mese fa, nel novembre 2023 sul Jerusalem Post veniva scritto esplicitamente che “il gigante delle spedizioni MSC Cargo continua a consegnare in Israele nonostante la guerra. La società annuncia che non imporrà sovrapprezzi di guerra o spese di sosta”. A quanto pare, il sostegno all’entità sionista continua ancora oggi.
Al Jazeera si è avvalsa delle dichiarazioni di Nicola Perugini, docente di relazioni internazionali all’Università di Edimburgo, per ricordare che le colonie in Cisgiordania sono illegali secondo il diritto internazionale, in quanto violano la Quarta Convenzione di Ginevra. “La commercializzazione dei prodotti provenienti da questi insediamenti sostiene di fatto gli insediamenti illegali”, ha aggiunto Perugini.
Queste parole evidenziano come il regime sionista di apartheid, così come il genocidio e la pulizia etnica, si sostengano oggi grazie alla totale complicità dei governi occidentali. Il media qatariota ricorda anche che molti dati riguardanti il commercio israeliano e quello europeo non sono disponibili, alludendo al fatto che il livello di connivenza potrebbe arrivare a dimensioni ben più ampie.
La UE, dunque, mostra ancora una volta il suo vero volto: mentre ufficialmente non riconosce le colonie illegali e, in teoria, una direttiva europea del 2024 impone alle grandi aziende operanti nell’Unione di identificare e impedire l’impatto negativo della propria attività sui diritti umani e sull’ambiente, nella realtà dei fatti sostiene il rafforzamento dell’occupazione israeliana della West Bank.
Inoltre, è ben evidente anche il sostegno al genocidio dei palestinesi, con tutte le conseguenze legali che ne dovrebbero derivare. Tra i carichi partiti e arrivati negli insediamenti in Cisgiordania ci sono almeno quattro casi di aziende presenti nella lista stilata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani riguardo alle entità operanti nelle colonie illegali. Soprattutto, tra di esse vi è anche la Extal, impresa che lavora l’alluminio e collabora con l’industria bellica israeliana.
MSC, che ha importanti rapporti con la compagnia israeliana ZIM, ha dichiarato che rispetta tutte le normative riguardanti il commercio con lo stato sionista. Il ministro degli Interni della Spagna e dell’Italia sono stati contattati da Al Jazeera, ma non hanno fornito commenti sull’inchiesta.
Se Madrid ha infine vietato l’importazione di beni prodotti negli insediamenti israeliani, le sue misure non menzionano il passaggio di merci dirette altrove. Una posizione che, mentre il genocidio continua nella cornice della finta tregua di Trump, si presenta ancora troppo equilibrista.
Per quanto riguarda l’Italia, invece, conosciamo bene la chiara posizione al fianco della pulizia etnica perpetrata contro i palestinesi. Il governo sta implementando misure repressive proprio per svuotare definitivamente le piazze dopo le grandi mobilitazioni degli ultimi mesi. La giornata internazionale di sciopero che i portuali di vari paesi del Mediterraneo hanno chiamato lo scorso 6 febbraio si dimostra, inoltre, il giusto percorso di lotta da continuare ad alimentare.
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