- 8 marzo: ore 10:30 da Piazza Fabrizio De André (Magliana); ore 17:00 mobilitazione da Circo Massimo
- 9 marzo: sciopero e mobilitazione ore 9:30 Piazzale Ostiense
Verso la manifestazione nazionale del 14 marzo per un NO sociale al referendum, alla guerra e al governo Meloni.
Anche quest’anno per l’8 marzo, Giornata internazionale dei diritti della donna, daremo vita ad appuntamenti nelle nostre borgate e parteciperemo alle mobilitazioni organizzate da Non Una di Meno, così come alla giornata di sciopero indetta per il 9 marzo.
Pensiamo che, prima, durante e dopo queste giornate di mobilitazione, abbiamo una responsabilità: rappresentare la rabbia e il dissenso delle donne delle borgate contro il governo di Giorgia Meloni. Una rabbia che negli ultimi mesi si è già espressa nelle manifestazioni oceaniche per la Palestina e nelle mobilitazioni che hanno attraversato città, porti, scuole, università e luoghi di lavoro.
Una rabbia che continua a crescere di fronte all’intensificazione della guerra e del riarmo e al ruolo sempre più attivo dell’Italia di appoggio e complicità alle ennesime aggressioni imperialiste di USA e Israele, da ultimo contro l’Iran, spesso portate avanti in nome della “liberazione” delle donne.
Proprio in questi giorni il governo ha infatti autorizzato l’invio di armi ai paesi del Golfo e l’uso delle basi militari italiane per operazioni e condotte dagli USA. Una scelta che procede – insieme all’aumento delle spese militari e al sostegno ai piani di riarmo della NATO e dell’UE – alla militarizzazione della società, mentre vengono tagliate risorse per servizi essenziali, sanità, istruzione e presidi di tutela per le donne e le persone queer.
L’attacco alle donne continua anche con la nuova versione del disegno di legge sulla violenza sessuale promosso da Giulia Bongiorno. Sostituendo il concetto di “consenso” con quello di “dissenso”, si tenta ancora una volta di riportarci al ruolo di “vittime”, scaricando su di noi l’onere di dimostrare di esserci opposte alla violenza subita.
Una condizione che finisce per colpire ancora più duramente chi dispone di meno tutele e strumenti: le donne lavoratrici, migranti, precarie e quelle che vivono nelle periferie e nelle borgate. Non solo. Con un recente decreto il governo ha cancellato il ruolo delle Consigliere di Parità, figure che rappresentano un presidio gratuito nei territori per contrastare discriminazioni e violenze subite nei luoghi di lavoro. L’ennesimo smantellamento di strumenti pubblici di tutela che colpisce direttamente le donne lavoratrici.
Diventa così sempre più evidente una scelta politica precisa del governo Meloni: l’economia di guerra si finanzia tagliando diritti, servizi e strumenti di difesa per le donne. E a pagarne il prezzo per prime sono le donne che vivono condizioni di precarietà. Per questo il nostro “dissenso” si inserisce nella storia delle donne lavoratrici che hanno lottato per “pane e pace” prima di noi.
Raccogliamo quella eredità e l’eredità di tutte quelle donne che oggi resistono nei contesti di guerra: le donne palestinesi sotto occupazione e genocidio di Israele, le donne venezuelane e cubane che resistono alle aggressioni e alle minacce imperialiste degli USA, e tutte le donne che portano avanti forme di resistenza e di autodeterminazione.
Il nostro “dissenso” è verso tutto questo sistema di guerra, violenza e sfruttamento. Il nostro “dissenso” è verso l’insufficienza dei centri antiviolenza e delle case rifugio nei nostri quartieri, verso lo sdoganamento dei pro-vita nei consultori, insieme al loro depotenziamento e alla crescente privatizzazione dei servizi, spianata dai precedenti governi di centro-sinistra.
Verso un Ministro dell’Istruzione che continua ad ostacolare un’educazione alla sessualità e all’affettività per tutte e tutti, come dimostra il DDL Valditara sul consenso informato. Verso discriminazioni, molestie, abusi, disuguaglianze, precarietà e ricatti nei luoghi di lavoro e di formazione. Verso il blocco del congedo parentale. Verso sfratti di donne e famiglie senza alcuna soluzione abitativa e verso gli sgomberi di spazi sociali e culturali. Verso un sistema economico che scarica sulle donne il peso della precarietà e della guerra.
Il nostro dissenso è verso la “signora della guerra” Giorgia Meloni, che continua a essere complice dello Stato terrorista e genocida di Israele e degli USA, nelle sue aggressioni e minacce imperialiste in Iran, in Venezuela, a Cuba e in America Latina. Il governo Meloni è complice di scelte internazionali ed europee responsabili di massacri di interi popoli, mentre aumenta le spese militari e riduce quelle sociali, impoverendo ancora di più lavoratrici, precarie, disoccupate, migranti e persone queer. L’economia di guerra e la militarizzazione che ci stanno imponendo significano meno diritti e più sfruttamento.
Per portare il nostro dissenso oltre che nelle manifestazioni cittadine, anche nelle nostre borgate, dove le conseguenze di queste politiche e di questo sistema si sentono ancora più duramente, ci vediamo domenica 8 marzo alle ore 10:30 a Piazza Fabrizio De Andrè per poi muoverci insieme per le strade di Magliana e alle ore 17:00 a Circo Massimo alla mobilitazione chiamata da Non Una Di Meno. Il 9 marzo scioperiamo come lavoratrici precarie e sfruttate e partecipiamo alla manifestazione di Non Una di Meno delle ore 9:30 a Piazzale Ostiense.
Il nostro dissenso è anche un NO sociale al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, che rappresenta un NO delle donne delle borgate verso il governo Meloni e alla guerra. Subito dopo le giornate di mobilitazione e di sciopero dell’8 e 9 marzo, il 14 marzo saremo infatti di nuovo in piazza in occasione della manifestazione nazionale per il NO sociale al referendum, al fianco delle @donne_contro_guerraegenocidio.
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