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Una grande manifestazione marcia sulla testa dei Re, ma chi marcerà alla sua testa?

Una grande manifestazione ha attraversato ieri le strade di Roma. Sicuramente molte più persone delle 15.000 indicate alla vigilia o delle 25.000 dichiarate dalla Questura.

Oltre a moltissime associazioni, reti sociali, e la Cgil, erano presenti – anche se in modo discreto – diversi esponenti politici e sindacali, tra cui Maurizio Landini, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, un gruppo di deputati del M5S e l’europarlamentare Ilaria Salis. Quest’ultima di prima mattina era stata oggetto di una provocazione da parte della polizia che si era presentata alla porta della sua stanza di albergo “per un controllo” richiesto dalla Germania (??). Una provocazione del tutto gratuita che non lasciava – e non lascia – presagire nulla di buono. Su questo vedi l’articolo su altra parte del giornale.

Chi auspicava tensioni o scontri tirando in ballo la presenza del centro sociale Askatasuna o degli anarchici è rimasto deluso. La manifestazione è stata, come si dice, pacifica e di massa. Askatasuna ha sfilato pacificamente come gli altri e gli anarchici hanno dato vita ad un presidio lungo il corteo con uno striscione che ricordava i due militanti morti nell’esplosione di Roma.

Ad aprire il corteo, lo striscione “Per un mondo libero dalle guerre” seguito da una grande bandiera della pace. Lungo il percorso non sono mancati cori e slogan contro il governo ma non la richiesta di dimissioni.

Una volta raggiunta piazza San Giovanni, gli organizzatori hanno chiesto e ottenuto di poter proseguire fino a piazzale del Verano a causa della grande numero di manifestanti. Il corteo è stato quindi prolungato lungo via Carlo Felice, Porta Maggiore, via dello Scalo San Lorenzo e la Tangenziale Est, che è stata occupata dalla manifestazione, rievocando in qualche modo le manifestazioni del Blocchiamo Tutto di settembre e ottobre.

Le manifestazioni No Kings, nate negli Stati Uniti in risposta alle brutalità dell’amministrazione Trump, ieri si sono svolte non solo in centinaia di città statunitensi ma anche a Parigi, Londra ed altre città europee.

In Italia la mobilitazione ha assunto un caratteristica particolare andando a raccogliere l’onda lunga del No nel referendum costituzionale che ha segnato un pesante stop per il governo Meloni ed ha palesato una esigenza di opposizione e indignazione rimasta sottotraccia per troppo tempo ma già annunciata dalle grandi manifestazioni per la Palestina in autunno.

Una manifestazione quella di ieri a Roma decisamente grande e partecipata, come spesso questo paese e le sue realtà sociali hanno saputo produrre, momenti di massa in cui la genericità dei contenuti favorisce l’inclusione mentre la chiarezza viene allontanata in quanto divisiva. Ma questa mezza verità lascia lo spazio anche alla grande bugia sulle prospettive, quando tutta questa disponibilità alla mobilitazione e le aspettative che crea viene sintetizzato dalla “politica”.

E qui si rischia di ricominciare un eterno gioco dell’oca in cui si ritorna sempre alla casella di partenza. I “movimenti” riempiono le piazze, alimentano aspettative, annunciano rotture sociali importanti, ma invece di definire un proprio spazio politico indipendente vengono poi reclutati e recintati dalla “politica” per diventare il paracarro del centro-sinistra e del Pd alle prossime elezioni, come ci ripropongono esplicitamente Sinistra Italiana/AVS.

E’ stato lo scenario di questi ultimi trenta anni e che ha portato ai disastri a sinistra che abbiamo visto, vissuto, verificato. E che, appunto, ci viene ora riproposto di chi marcia alla testa di bellissimi cortei come quello di ieri.

Non è un mistero che riteniamo questa ipotesi niente affatto attraente. Non lo è stata in passato, non lo è neanche oggi. Abbiamo scelto di definire – e definirci – dentro uno spazio politico indipendente e incompatibile. a tutto campo.

Foto di Patrizia Cortellessa

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9 Commenti


  • Angelo

    ad essere onesti slogan per le dimissioni della Meloni c’è n’erano molti


    • Redazione Roma

      Tra i manifestanti indubbiamente si è sentita la richiesta di dimissione del governo, e questo è un esito positivo, ma non vi era nella piattaforma della manifestazione, che dopo il risultato del referendum poteva e doveva essere aggiornata con la nuova situazione. Ma è solo “un dettaglio”


  • massimo

    Come sempre, di fronte a una grande mobilitazione popolare ,corrisponde la totale mancanza di una visione politica unitaria. Basta tornare alle dichiarazioni sconcertanti della Schlein e di Conte in merito ai rapporti con la Russia, per loro sempre il cattivo invasore ed il continuo sostegno da dare al corrotto regime ucraino, con un ex presidente al potere, ormai senza più alcun titolo. Con queste premesse si facciano pure le loro primarie, ci troveranno sempre in direzione opposta, noi non siamo filo atlantici ne filo sionisti come loro. Quindi avanti ognuno per la sua strada e basta con il solito voto dato turandosi il naso. Infine come tanti politici della sinistra progressista, si dimenticano della sofferenza di Cuba e del violento embargo americano.


  • Giovanni Romano

    da 40 anni in rdb – USB vi dico non spaccate sempre il capello chi fa militanza sindacale e non altro non lo fa


  • Giancarlo Staffo

    una presenza piu esplicita e organizzata di USB, PaP, Cambiare Rotta e Rete dei Comunisti, sareɓbe riuscita a dare un indirizzo piu chiaro alla manifestazione, contrasrando anche nei simboli e nelle parole d’oerdine le ambiguita dell’iniziativa. Occasione che andava sfruttata.


  • Manuelo

    La voglia di partecipazione è sempre una bella cosa, ma lo scrivevo già ieri che una manifestazione che importa i propri simboli e le proprie parole d’ordine direttamente dall’America difficilmente può avere contenuti genuinamente anti-imperialisti: non può quindi sorprendere quindi che rimanga tiepida su temi come Cuba e Venezuela e che finisca per essere reclutata dall’opposizione “di sistema”…


  • Antonio Dori

    Trump rovina l’immagine degli USA, la più grande democrazia del mondo; tolto lui possiamo sventolare stelle e strisce con grande emozione. Non è questo il significato di tanto rumore? Cosa insegna la storia? Nulla.


  • Mauro Peconi

    C’erano delle parti condivisibili nelle parole d’ordine su cui siamo stati chiamati a partecipare, per cui anche PAP e USB non sarebbero stati fuori luogo.Se questa manifestazione è internazionale e parte dagli USA,non lo vedo un pericolo,anzi! Una rivoluzione negli USA è ciò di cui tutto il mondo ha bisogno! Infine che qualcuno della finta opposizione in Italia,si appropri o usi cinicamente la forza dei movimenti stravolgendone le richieste, questo avviene comunque. Sta a noi avere le forza per mantenere la rotta.


  • Manuelo

    Ma questo non è l’inizio di una rivoluzione negli USA, è una protesta focalizzata sulla persona di Trump (è lui il “re” in oggetto): il messaggio di fondo è più o meno quello descritto da un altro commentatore, e cioè che “tolto lui possiamo tornare a sventolare la bandiera a stelle e strisce con grande emozione”. Non mi pare che PAP e USB possano avallare una logica simile.

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