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L’Ordine dei giornalisti rifiuta la definizione di antisemitismo dell’IHRA

Il 31 marzo il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha approvato una mozione che rappresenta una presa di posizione a favore della correttezza deontologica e della difesa della libertà di parola, contro la censura e la repressione di qualsiasi tipo di critica all’operato criminale dello Stato di Israele.

A inizio marzo, il Senato ha approvato (con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti) il disegno di legge n.1004. Il testo recepisce formalmente la definizione operativa di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Si tratta di una definizione che viene usata per sovrapporre l’antisionismo all’antisemitismo, e imporre così la censura e persino la messa al bando di qualsiasi critica verso Israele.

Si tratta, insomma, della creazione di un “reato d’opinione” mascherato, scelta a cui sono corsi sia centrodestra sia centrosinistra come risposta repressiva alle grandi mobilitazioni di questi mesi, che hanno scosso la sostanziale adesione della nostra classe dirigente al progetto coloniale e genocidiario sionista.

In risposta a questa deriva, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha approvato a maggioranza una mozione – presentata dai consiglieri Matteo Pucciarelli, Angela Caponnetto, Fulvia Caprara e Danilo De Biasio – che va in una direzione diametralmente opposta. L’Ordine ha deciso di svincolarsi dalla definizione IHRA, scegliendo di adottare prioritariamente la Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA).

La storia e i motivi che hanno portato tanti esperti a produrre quest’altra definizione si possono leggere su questo sito. Qui di seguito riportiamo il testo della mozione approvata.

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Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti,  nel corso della riunione del 30 e 31 marzo, ha approvato una mozione per avvalersi della Jerusalem Declation sull’antisemitismo.

Il testo della mozione:

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha a cuore la lotta all’antisemitismo come quella contro ogni altra forma di razzismo e di discriminazione.

Il codice deontologico della professione, entrato in vigore il 1° giugno 2025, è chiaro: l’articolo 9 obbliga il giornalista a rispettare il diritto della persona a non discriminare nessuno per razza, religione, opinioni politiche, sesso e condizioni personali.

Al contempo tutelare la libertà di espressione e di critica è un caposaldo della professione, nonché della nostra Costituzione. Si tratta di “un diritto insopprimibile dei giornalisti”, nel rispetto della “verità sostanziale dei fatti e della buona fede”.

Avendo a mente questi principi deontologici inderogabili, il CNOG si avvarrà prioritariamente della definizione di antisemitismo così come enunciata ed esemplificata dalla Jerusalem Declaration on Antisemitism, documento sottoscritto da circa duecento studiose e studiosi in tutto il mondo che si occupano di storia dell’antisemitismo, della Shoah, degli ebrei e delle vicende mediorientali. Una definizione che, nell’intento dei suoi sottoscrittori, pone una correlazione tra lotta all’antisemitismo, contrasto di ogni forma di odio, difesa della libertà di parola, protezione dei diritti umani di tutte e tutti, senza eccezioni.

Con questa decisione il CNOG non intende rinnegare lo scopo originario che si era prefisso la definizione dell’IHRA, nella quale però in allegato si declina l’antisemitismo in undici esempi specifici, sette dei quali sono incentrati non solo sugli ebrei in quanto tali ma anche sullo stato di Israele. Una commistione pericolosa per gli ebrei stessi e che rischia di criminalizzare posizioni e sensibilità altrimenti legittime.

Volontà del CNOG è rendere il contrasto al sentimento antiebraico più focalizzato e rigoroso senza che si sconfini in censure o autocensure.

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