Per i prossimi 9 e 10 maggio, la Rete dei Comunisti sta organizzando un forum di discussione, in coerenza con uno stile di lavoro consolidatosi negli anni, per cercare di mettere a fuoco la turbolenta fase storica che stiamo attraversando e le forme con cui il capitalismo, nella sua dimensione imperialista, sta cercando di uscire dalla crisi sistemica che lo attanaglia.
L’avvento di Trump, in quanto fenomenologia “pura” della fame di profitto del capitale, porta allo scoperto la condizione reale degli USA in quanto imperialismo non più egemone ma solo dominante e, comunque, come prodotto del livello di sviluppo più avanzato raggiunto dal Modo di Produzione Capitalista dopo la fase della sua mondializzazione, cioè di quel periodo descritto a suo tempo come globalizzazione liberista.
“Per cogliere la natura delle contraddizioni che si vanno esprimendo è necessario avere una visione storica della dinamica registrata dalla fine del ‘900 con la piena mondializzazione e la crescita prodotta dagli spiriti animali del capitalismo liberista che hanno prodotto, a partire dalla crisi finanziaria e del debito a cavallo degli anni ’10, la saturazione degli spazi di sviluppo e quella frammentazione del mercato che oggi si manifesta attraverso il conflitto militare ed una accentuata competizione economica” è scritto nel documento di presentazione del Forum dell’8 e 9 maggio.
Secondo la Rete dei Comunisti quello che è entrato in crisi è il ruolo egemonico degli USA, nel contesto della competizione con altri soggetti imperialisti o concorrenti – dall’Unione Europea alla Cina – con il fallimento avuto in Afghanistan nel tentativo di occupare il centro del continente euroasiatico per condizionare i potenziali e previsti antagonisti, quali la Cina, la Russia, il mondo islamico, con un progetto strategico basato sulla dottrina di Zbigniew Brzezinski che sosteneva tale ipotesi già dai primissimi anni Novanta.
Un fattore decisivo di questa dottrina era la rottura di ogni possibile relazione tra l’Europa e la Russia per disgregarle ed indebolirle entrambe, un passaggio materialmente diventato più visibile negli ultimi anni.
Il nesso tra frammentazione dell’economia mondiale e guerra si sta poi facendo più stringente e drammatico. “La sconfitta statunitense in questi anni non è avvenuta sul piano militare ma su quello economico e politico, facendo emergere i limiti della egemonia USA, attraverso i quali si intravvedono quelli generali del Modo di Produzione Capitalistico esplosi successivamente con la seconda presidenza Trump, dove l’impossibilità della crescita ha prodotto sia la frammentazione del mercato mondiale che il ricorso alla guerra” sottolinea il documento di presentazione del Forum dell’8 e 9 maggio.
In sintesi il documento della RdC si sente di affermare che la fase liberista è stata superata da una fase “predatoria”, oppure, come lo ha definito lo studioso marxista David Harvey (di cui riportiamo un interessantissimo saggio in altra parte del giornale) siamo in una fase di “accumulazione per esproprio”, in cui gli ordinari meccanismi economici di valorizzazione e accumulazione a beneficio del centro imperialista principale sono superati dai meri rapporti di forza che traspaiono attraverso l’uso dello strumento militare.
Tale strumento è stato sempre usato nei momenti di crisi e di competizione con l’obiettivo di subordinare Stati e popoli agli interessi predominanti, ma comunque sempre in funzione di una potenziale crescita anche se in conflitto con gli altri paesi imperialisti. Questo è accaduto durante la fase coloniale per rafforzare e far crescere le economie dei paesi capitalisticamente più avanzati ed è accaduto in forme più estese e drammatiche nelle due guerre mondiali e successivamente nelle guerre di aggressione imperialiste.
Dando seguito al Forum del 2023 su “Il Giardino e la Jungla” – dedicato alla frammentazione dell’economia mondiale – il Forum del 8 e 9 maggio prossimi, sarà un nuovo momento di analisi e approfondimento che la Rete dei Comunisti mette al servizio della indispensabile discussione collettiva che oggi chiama tutte le forze comuniste, di classe e democratiche ad affrontare la crisi di un modo di produzione che sta creando i presupposti per il proprio superamento dentro una crisi dagli sviluppi, anche militari, pieni di incognite per l’umanità nel suo complesso.
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