Alla fine hanno sanzionato undici coloni israeliani e undici esponenti palestinesi. La montagna non ha partorito neanche un topolino ma il nulla, anzi una odiosa simmetria.
I ministri degli Esteri dell’Unione europea da mesi sotto pressione delle proprie opinioni pubbliche e incalzati da alcuni governi, alla fine hanno trovato un accordo per sanzionare non gli apparati di Israele ma singoli esponenti dei coloni che aggrediscono le comunità palestinesi in Cisgiordania. Si parla di congelamento dei beni in Europa e di divieto di ingresso nell’Ue.
L’intesa era stata preannunciata dalla responsabile della politica estera della Ue Kaja Kallas, prima di una riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione. Non è stata invece raggiunta l’intesa su eventuali dazi sui prodotti degli insediamenti illegali nei Territori occupati sulla quale manca ancora la necessaria maggioranza qualificata. «Abbiamo valutato queste misure venerdì scorso – ha ammesso la stessa Kallas – ma al momento pare che non abbiamo la maggioranza necessaria».
Rimangono infatti al palo misure più incisive verso Israele di cui si parla da mesi. Anzitutto la sospensione del Trattato commerciale agevolato Ue-Israele, ma neanche le azioni contro i prodotti delle colonie israeliane nei Territori palestinesi occupati, sostenute soprattutto da Francia e Svezia. Sul tavolo principalmente due opzioni: un vero e proprio bando (che richiederebbe l’unanimità) o invece classiche misure commerciali, anzitutto dazi (dove basterebbe la maggioranza qualificata). La Svezia avrebbe voluto andare oltre, sanzionando i ministri dell’estrema destra nel governo israeliano come Ben Gvir e Smotrich che promuovono l’espansione delle colonie.
La coalizione pro-Israele in seno all’Unione Europea costituisce una minoranza di blocco, di cui fanno parte Italia, Germania, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca. Se l’Italia dovesse cambiare posizione, la maggioranza potrebbe invece esserci. L’Ungheria di Péter Magyar, appena subentrato a Viktor Orban, ha tolto il veto contro le misure, sulle quali era necessaria l’unanimità.
A ben guardare l’ipocrisia della Ue sulle sanzioni contro Israele è fin troppo evidente. Le sanzioni che verranno comminate dall’Ue ad alcuni esponenti del movimento dei coloni che attaccano le comunità palestinesi in Cisgiordania sono “un importante passo avanti” ha detto Antonio Tajani. Ma la realtà dice una cosa ben diversa e del tutto inadeguata rispetto alla posta in gioco e la gravità dei crimini commessi dagli apparati statali di Israele e non solo dai coloni.
Ad aprile del 2024 erano infatti stati sanzionati quattro coloni e due organizzazioni dell’ estrema destra israeliana. Con queste nuove misure i coloni colpiti dovrebbero essere sette, ma il via libera alle sanzioni ai coloni nel contempo ha sbloccato anche quelle contro Hamas e ben undici dei suoi leader. Si parla di congelamento dei beni in Europa e di divieto di ingresso nell’Ue.
Abbiamo così le sanzioni europee contro undici coloni israeliani e undici rappresentanti palestinesi. Una simmetria perfetta e totalmente ipocrita.
Il problema infatti non è sanzionare i coloni – o solo i coloni – ma la catena di comando statale israeliana che ha realizzato il genocidio contro i palestinesi a Gaza e migliaia di morti in Libano. Ad esempio è fin troppo evidente in centinaia di video e fotografie la complicità dei soldati israeliani con le aggressioni dei coloni contro i palestinesi.
Sulla Russia non hanno sanzionato solo i contractors della Wagner ma capi di stato, ministri, generali. Per questo le sanzioni della Ue verso Israele sono una vergognosa ipocrisia che ripropone pienamente sia il doppio standard che la complice inerzia delle istituzioni europee verso il terrorismo di stato israeliano.
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