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Serve un campo politico indipendente. Domenica assemblea nazionale a Roma

Domenica 14 giugno Potere al Popolo ha chiamato una assemblea nazionale per confrontarsi sulla costruzione di quello che ha definito come “Un campo politico Indipendente”. La presa di distanza, di contenuto e di prospettiva dal cosiddetto “campo largo” del centro-sinistra la si capisce piuttosto chiaramente già da questa evocazione.

Di fronte alle evidenti difficoltà del governo Meloni, dunque, non viene riconosciuta credibilità al campo largo per indicare una alternativa politica. Questi attori si muovono in un contesto di crisi profonda del capitalismo. Provano ad accreditarsi come amministratori di condominio migliori dei competitor, ma il problema di fondo è che quel condominio sta venendo giù”, è scritto nell’appello di convocazione per un campo politico indipendente.

Tra gli elementi da scardinare, l’appello individua anche quelli della subalternità ai vincoli esterni che accomunano i due schieramenti. Il Governo Meloni, in continuità con gli esecutivi precedenti, ha scelto la strada della subalternità a USA e NATO. “Ma, intanto, è cresciuta nel corpo della società la percezione della necessità di una strada diversa. In questo rifiuto del dogma “atlantista” c’è tanto un aspetto etico-morale, a partire dal rifiuto di essere complici del genocidio israeliano in Palestina, quanto la consapevolezza che il regime di guerra in cui già viviamo sta impoverendo chiunque non si chiami ENI, Leonardo, WeBuild o Intesa Sanpaolo”.

Se c’è un elemento almeno parzialmente in comune tra chi rifiuta le forme della partecipazione – basti pensare all’elevato tasso di astensionismo alle tornate elettorali in cui bisogna scegliere tra un’offerta partitica che offre alternanza di campo, ma non vere alternative – e chi partecipa alle manifestazioni (e al voto referendario) è una crescente insofferenza verso le forme politiche del presente, una frustrazione di fronte all’assenza, nella crisi, di risposte a favore delle classi popolari” recita l’appello che chiama l’assemblea nazionale del 14 giugno.

Tramutare questa rabbia, questo rifiuto in un progetto trasformativo è un’operazione eminentemente politica. Che non è sinonimo di elettorale. Anzi: il presupposto è la costruzione di un campo popolare che sappia agire sul terreno politico, su quello economico, su quello culturale, mediatico e ideologico”.

Potere al Popolo evoca così un campo politico indipendente provando a spiegare questa categoria: che significa “indipendente”?

Sicuramente “un soggetto che sia indipendente sul terreno elettorale: fuori dai due schieramenti del bipolarismo. Ma l’indipendenza elettorale è “solo” l’indispensabile conseguenza di un’esigenza di fondo”.

In un altro passaggio l’appello precisa che “Per indipendenza intendiamo una capacità  autonoma della classe di organizzarsi su tutti i fronti del conflitto; un impegno che si snodi dal versante sociale e sindacale a quello politico fino a quello culturale, mediatico e ideologico, con l’obiettivo di ricostruire quella sedimentazione articolata delle forze che puntano a essere sì un efficace argine di resistenza, ma soprattutto di prospettiva di offensiva politica”.

Indubbiamente uno dei temi ormai dirimenti è quello dell’opposizione frontale alla guerra e a quello che ne consegue.

Mentre gli USA e gli stessi Paesi dell’UE, seppur con modalità differenti, intensificano interventismo militare, economico e diplomatico a scala internazionale, occorre rilanciare la mobilitazione internazionalista, la lotta contro le diverse forme di aggressione” scrive l’appello di convocazione.

Opporsi all’Unione Europea e alla sua architettura politica, finanziaria, giuridica, economica e militare è un compito politico fondante per aprire a tutti i popoli del nostro continente, dal Portogallo agli Urali, una prospettiva di Pace, di difesa del progresso sociale e lo sviluppo di nuove forme di cooperazione paritaria e di interscambio internazionale”.

Il documento sottolinea come questo aspetto riveli una contraddizione rilevante: Se su questo terreno ultradestra e centrosinistra condividono il dogma dell’atlantismo, della subalternità alla NATO, delle regole di fondo dell’UE (vedi la sterile polemica sulle regole di bilancio, dopo che tutti gli si sono genuflessi), le straordinarie mobilitazioni contro guerre, genocidio e riarmo indicano una strada diversa”.

Ma nell’appello di convocazione dell’assemblea del 14 giugno si notano anche due passaggi di qualità sul piano strategico: la questione dell’egemonia e la prospettiva del socialismo. In sostanza si rimette finalmente in campo una ipotesi politica di trasformazione sociale del paese che da troppi decenni è scomparsa dall’agenda politica e strategica.

Vi si legge infatti che La battaglia delle idee è un terreno chiave per conquistare una vita degna. Ci muoviamo in una situazione sfavorevole per rapporti di forza, in cui l’apparente scomparsa dall’orizzonte di prospettive di trasformazione radicale ha fatto venir meno la stessa capacità di immaginazione che la classe lavoratrice organizzata ha saputo invece dispiegare nel passato”.

In altro passaggio del documento si coglie con evidenza questo salto di qualità, quando Potere al Popolo afferma che: Ci percepiamo ed agiamo come parte di un movimento verso e per il Socialismo che, con caratteristiche e percorsi diversificati, in ogni parte del mondo segnala la urgente necessità di superare in avanti gli odiosi rapporti sociali vigenti. Anche su questo piano va sviluppata una indipendenza radicale”.

Tra i sette punti del programma indicato nel documento spiccano il no alla guerra, il salario minimo, la pianificazione in economia, il ripristino del sistema elettorale proporzionale, l’abolizione dei decreti sicurezza, l’autodeterminazione delle persone.

Appuntamento dunque domenica 14 giugno a Roma (ore 10.00 Hotel Hive, via Torino 6), per cominciare a definire nei contenuti e nelle possibilità un “Campo politico Indipendente”.

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2 Commenti


  • RedFlag

    Ottima iniziativa, ma in ritardo di almeno quattro anni: se l’obiettivo è quello di radicarsi nel Paese non ci si può cominciare a organizzare a un anno solo dalle elezioni.


    • Redazione Contropiano

      Non è compito della redazione difendere le iniziative di Potere al Popolo. Ad ogni modo, il radicamento procede da anni, e ora si cerca un salto di qualità. E il radicamento si fa con un’intervento di massa, che richiede i suoi tempi: 4 anni fa sarebbe stato fuori dalle possibilità oggettive e soggettive lanciare sfide come quella di domenica prossima.

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