Nelle università di Bologna e Genova sono successi due piccoli fatti straordinari: la vittoria, nel Consiglio degli Studenti di UniBo e nella consulta studentesca di UniGe, di una mozione di solidarietà con Cuba con cui gli studenti e le studentesse chiedono senza troppo fronzoli ai propri atenei di schierarsi con l’isola caraibica.
Le tre proposte contenute nei documenti (condanna dell’ateneo dell’aggressione multi-livello all’isola, solidarietà attiva verso l’Isola in dialogo con le rappresentanze diplomatiche cubane in Italia, sviluppo di collaborazioni con gli atenei cubani) sono semplici e dritte al punto, difficilmente derubricabili come richieste non praticabili, né tantomeno come fatti di scarso rilievo vista la drammaticità che assume la crisi umanitaria a Cuba.
Questa situazione – causata dal pluridecennale bloqueo statunitense contro l’isola, oggi intensificato da Trump, occorre ricordarlo allo sfinimento – chiama in causa tutte e tutti.
È peculiare ma non privo di significato che nell’ateneo di Bologna la mozione sia passata all’unanimità nell’organo studentesco.
La proposta della consigliera comunista, Leili Hizam di Cambiare Rotta, viene infatti discussa con tanto di interventi ed emendamenti da tutte le componenti dell’organo presenti alla seduta del giorno 16 giugno (Student Office, UDU, Link, Gruppo Prometeo, Scienze Indipendenti, Sinistra Universitaria, SIG) e che alla fine lo approvano coralmente.
A Genova invece, il comunicato e la mozione prodotti dalla consulta studentesca sono stati discussi e approvati su proposta della vice presidente e senatrice accademica Alice Natale di Cambiare Rotta, con una lunga discussione nella seduta del 17 giugno, insieme ai rappresentanti di Sinistra Universitaria Genova. Presenti anche Idee Giovani Unige, astenuti, mentre assenti i rappresentanti di destra e centrodestra di Siamo Futuro, che hanno tentato successivamente via mail di sabotare la decisione democratica dell’organo, non riuscendovi.
Non è un segreto – la diciamo con un eufemismo – che non sempre è scorso buon sangue fra realtà studentesche con visioni e strategie diverse, a volte sideralmente distanti, ma bisogna riconoscere l’onestà di chi ha sostenuto questa mozione e lavorare affinché questo risultato si replichi ovunque.
Anzi, per quanto ci riguarda, il compito dei comunisti oggi è specificatamente quello di lavorare per l’allargamento della solidarietà nei confronti di Cuba, nella difesa della sua rivoluzione socialista, nel sostegno concreto all’isola più solidale al mondo.
Questa battaglia di civiltà può e deve abbracciare ampi settori democratici e della società civile, queste iniziative studentesche possono quindi diventare un esempio.
Già negli scorsi mesi e anni infatti, con le battaglie per le prese di posizione istituzionali e la rottura dei legami con Israele negli atenei, le mozioni di condanna delle aggressioni statunitensi in Venezuela, così come con le fortunatissime “Mozioni Sumud” dell’Osa nelle scuole, si era riusciti ad accompagnare e accrescere la mobilitazione internazionalista giovanile in Italia.
Visti i tempi che corrono sarà opportuno ragionare su forme di attivazione similari per la nostra hermana Cuba che, con blackout di 20 ore al giorno e la minaccia militare statunitense alle porte, ha davanti a sé un’estate dura.
Senza smettere, nel mentre, di continuare a sostenere l’isola. Con le raccolte solidali (farmaci, fondi, materiale tecnologico), iniziative politiche, appuntamenti militanti che si rifanno all’esperienza cubana (fra tutti: il Sierra Maestra Camp, il campeggio giovanile di Cambiare Rotta e OSA che inizierà il prossimo 15 luglio a Paestum), e la pianificazione di nuovi momenti di lotta.
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