Il mondo funziona secondo leggi scientifiche. Che sono contro-intuitive. Ossia quasi sempre il contrario di quel che è la prima sensazione.
Un esempio veloce per capirci: il Sole e la Luna sorgono e tramontano, quindi sembrano girare entrambi intorno alla Terra. Ci sono voluti secoli di osservazioni e l’elaborazione successiva di diverse teorie astronomiche per arrivare a capire come e perché sia la Terra a girare intorno al Sole, mentre la Luna effettivamente è un «nostro» satellite.
Passando alla società e alla politica il funzionamento scientifico cambia le regole specifiche, di settore, ma la contro-intuitività rimane.
Una delle prime frasi pronunciate da Gianni Alemanno all’uscita dal carcere di Rebibbia restituisce in pieno quella «regola»: «Non ci crederete, ma la maggior parte dei detenuti è di destra».
Vero e falso si mischiano in un pasticcio senza capo né coda. Com’è possibile che migliaia di persone private della libertà, vessate quotidianamente per il sovraffollamento, le condizioni igieniche e sanitarie infami, i diritti inesistenti oppure negati, le botte ricevute sistematicamente ad ogni accenno di protesta, ecc, possano condividere la stessa «idea politica» dell’attuale governo e di quasi tutte le guardie carcerarie che maramaldeggiano su di loro?
Cosa c’è in comune tra una vita fuorilegge e un’ideologia politica che blatera di «legge e ordine»?
Proprio Alemanno incarna al meglio entrambi i mondi. Condannato per «traffico influenze illecite», per cui alla fine ha dovuto passare un anno e mezzo in carcere, è giuridicamente un «pregiudicato» che ha commesso reati comprovati da un processo attraverso tre gradi di giudizio.
Il «traffico influenze illecite» è un tipico reato da classe politica e amministrativa, che consiste fondamentalmente nell’usare il potere pubblico per favorire gruppi di interesse e singoli in cambio di voti, soldi, benefit, o qualsiasi altra contropartita.
In particolare l’inchiesta che lo ha inchiodato è quella di «mafia capitale», che aveva tra i perni la figura di Massimo Carminati, bandito e fascista vicino ai Nar, entrato a pieno titolo nel mondo del «terzo settore» quando lo Stato – e Regioni, Province, Comuni – ha preso a privatizzare i servizi pubblici.
Alemanno, da sindaco di Roma, avrebbe o aveva fatto in modo che una serie di subappalti e finanziamenti finissero dalle parti delle «cooperative» che «afferivano» al «Cecato» (Carminati aveva perso un occhio nella sparatoria in cui era stato arrestato nel 1981).
Prima ancora era stato ministro dell’Agricoltura, distinguendosi – nell’anniversario della conquista del K2 – per essersi fatto portare in elicottero al «campo base» (5.150 metri di quota) della spedizione commemorativa. E di lì – autodefinendosi allora «il miglior alpinista senza allenamento» – aveva preteso di camminare fino al «campo 1» (6.000 metri).
Anche un normale appassionato di trekking su quote molto più modeste sa che, nel salire, bisogna prendersi i tempi necessari al corpo per «acclimatarsi», ossia fare l’abitudine ad un’aria molto più povera di ossigeno. Alemanno ignorò la scienza – poi anche «la legge» – finì intubato, ricaricato sull’elicottero e portato in ospedale per le cure del caso.
Non abbiamo fatto una digressione gratuita, anche se divertente. Perché qui abbiamo visto all’opera proprio la risposta alla domanda che ci eravamo posti: Cosa c’è in comune tra una vita fuorilegge e un’ideologia politica che blatera di «legge e ordine»?
Una «mentalità» (è davvero eccessivo chiamarla «cultura») secondo cui le “regole sociali” e le “leggi di natura” valgono per gli altri, ma non per se stessi.
I detenuti attuali, e tutto il mondo extralegale, sono per lo più individualisti, convinti che la soluzione ai loro problemi sia un affare personale, vedono nei loro «colleghi» semplicemente dei «concorrenti», con cui si mantengono dei rapporti di subordinazione o dominio, quasi mai di cooperazione, se non – guarda caso – nella rivolte.
Non sono insomma più gli anni Settanta e i primi ‘80, quando la «cultura conflittuale» dei movimenti (operaio e studentesco) aveva contagiato anche i prigionieri facendo vedere la superiorità e la maggiore efficacia dei comportamenti collettivi, della lotta comune.
E la mentalità individualista domina anche in tutte le varianti della destra politica. A partire dalla «libertà di impresa» (volto ideologico «nobile» dell’individualismo imprenditoriale), alla «deregolamentazione», all’evasione fiscale, alle concessioni pubbliche che diventano «proprietà private» a vita, alle bisteccherie con soci improbabili e ai colpi d’arma da fuoco che non si riesce a sapere chi li abbia sparati (in una festa tra agenti delle scorte e politici di ultradestra!).
Fino al «traffico di influenze illecite», che – come detto – significa usare il potere pubblico (e i soldi stanziati per «progetti di interesse pubblico») per nutrire affari privatissimi, o anche solo per garantire un reddito ai propri clientes.
Un micro o macro «delinquente» ha la stessa mentalità. Se vince è stato furbo, se perde qualcuno è stato più furbo, andrà meglio la prossima volta. Sia che partecipi ad una «impresa criminale» (un traffico di droga organizzato su vasta scala, dai rapporti internazionali fino allo spaccio di strada), o agisca pressoché «in proprio», è identica l’idea che «il pubblico» sia una massa di cose e possibilità costruite con i soldi dei «fessi che pagano le tasse» ma a disposizione del primo che se ne impossessa.
Anche «legge e ordine», in questa quadro di «valori», sono chiaramente specchietti per le allodole. Cose che vanno dette per «far politica», ma a cui non si crede affatto. E infatti l’abuso d’ufficio è stato abolito come reato, ed anche il «traffico di influenze» ridimensionato fino a comprendere solo casi di dimensioni eccezionali, non derubricabili a «normalità».
Regole e leggi sono qui chiaramente considerate delle invenzioni per favorire qualcuno e danneggiare qualcun altro, come si fa per quella elettorale. Lo Stato “serve” se ci dà qualcosa o possiamo usarlo per arricchirci. Altrimenti è un nemico da evitare (non «combattere»).
Tant’è che nel giro di poche ore si può passare direttamente dalla cella alla cena con Vannacci («Caino deve marcire in galera»), dopo aver mormorato che «non si può pensare di buttare la chiave» (di fatto l’opposto).
Alla fine di questo giro, insomma, si può dire con tranquillità che la frase «sorprendente» di Alemanno da cui siamo partiti è vera soltanto se la si rovescia nel suo contrario, contro-intuitivamente.
Ossia: la destra ha stessa mentalità di un delinquente, solo che non sta (per ora) in carcere.
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Andrea
Ottima chiusura…
Victor Matteucci
Grande analisi. Aggiungerei un aspetto i proletari, i soggetti predati, come tutti coloro che hanno subito un danno, hanno bisogno di un riscatto. Spesso il danno è così doloroso e intimo che è difficile da elaborare e da condividere . Perciò questo dolore rimane nella sua forma immatura, privata, individuale che si esorcizza con l’identificazione con l’uomo forte. La vittima si difende a volte negando di essere vittima e scambiando il proprio ruolo con quello del proprio carnefice.
Gennaro
Trovo la riflessione davvero fuori fuoco. La frase propagandist di Alemanno viene presa per oro colato. Si accetta che in carcere ci siano i criminali e si conclude che la destra sia criminale e quindi i criminali, é vero, siano di destra.
Uno, il fatto che Alemanno sia stato con una parte rappresentativa della popolazione detenuti non mi sembra realistico. Sarà stato tutelato in tutti i modi ed affiancato ad amici suoi, chiaramente di destra.
Due, le partie galere sono piene di immigrati di prima e seconda generazione. Come facciano ad essere di destra, quindi nazionalisti, non si capisce.
Tre, in carcere comune non ci sono “criminali” se non per sbaglio. Ci sono proletari che, quando pure i giudici ci hanno visto giusto, hanno commesso mini reati, spesso originati dalla società classista in cui viviamo. I “politici” sono tutti in isolamento e non vedo come possano aver incontrato Alemanno.
Infine, farei notare a Piccioni, questo tentativo di distacco della “sinistra” dalla popolazione carceraria equivale a dare l’egemonia culturale alla destra (obiettivo delle dichiarazioni di Alemanno) e rinunciare alla denuncia di un sistema oppressivo che ci sbatte in prigione ed ad odiarci, mentre gli altri si compatta o.
Redazione Contropiano
Di carcere so qualcosa, avendoci passato un ergastolo…
Di carcerati anche, e di tutti i tipi (dagli sfigati normali a Vallanzasca, a Liggio o Turatello, ai compagni prigionieri politici); come maestro di vita e di etica ho avuto Sante Notarnicola…
La stagione delle lotte l’ho vissuta dall’80 in poi (rivolte a Trani e Fossombrone, tentativi di evasione un po’ dappertutto)…
La “mentalità extralegale” è individualista, per abbastanza ovvie ragioni, ed è l’unico tratto in comune con “la destra” (ma anche con qualche esponente della compagneria, senza far nomi).
C’è stata una stagione in cui si era riusciti a far passare la “cultura” (non la mentalità) dell’azione collettiva. Poi è cambiata l’aria e ci vorrebbe un libro grosso per raccontare com’è successo.
Quanto alle definizioni categoriali, marxianamente il mondo extralegale può esser definito “sottoproletariato”, dove c’è tanta brava gente e anche molta malagente.
Ergo, non devo cambiare una virgola per cercare di accontentare chi di questo mondo ha un’idea un po’ vaga…
Gennaro
@Piccioni
Senza nulla togliere al vissuto. Non credo che la mentalità extralegale di per sé sia di destra o di sinistra. Certo é ben evidenziata la ridicola contraddizione fra “legge ed ordine” quando conviene (ed il garantismo ad persona) ed il comportamento dei suoi propugnatori.
Nonostante ciò, accostare tout court l’esperienza detentiva (prima era diverso…) ad una visione politica é ancora oggi sbrigativo. Si accetta tacitamente la giustizia della Giustizia, le cui leggi proteggono i potenti, quando non sono proprio marcatamente fasciste. Abbiamo decreti sicurezza e non solo che criminalizzano praticamente tutta la cultura proletaria e sottoproletaria. Dalla semplice vita quotidiana al consumo di sostanze al minimo dissenso.
Redazione Contropiano
La logica va rispettata, e anche i testi (quello che è stato veramente detto), astenendosi dal pessimo vezzo di attribuire all’altro opinioni che offendono (tipo “l’accettare la giustizia della giustizia”).
La mentalità extralegale è individualista, e questo non è contestabile.
Che Alemanno ne ricavi che “dentro le carceri la maggioranza è di destra” è un’operazione politica tutta sua, perché difficilmente dai detenuti viene espressa una qualsiasi opinione politica preferenziale.
Ma non si può negare la realtà (l’individualismo) sperando così che l’operazione non riesca.
L’operazione fallirà anche questa volta perché nessun partito di destra farà o sosterrà una qualche misura di indulto o amnistia (l’unica cosa che della “politica” può interessare un extralegale), e dunque quella resterà una battuta di spirito del “miglior alpinista senza allenamento”.
Sul resto non mi dilungo, perché dovrei usare parole piuttosto dure.
Queste sono le ultime.