Si riaccendono i motori sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina con una doppia accelerazione, evidentemente coordinata tra Roma e Bruxelles. Da un lato la Commissione Europea ha aperto al mantenimento del vecchio contratto di appalto, nonostante il sostanziale incremento dei costi, dall’altro il Consiglio dei Ministri ha approvato la delibera IROPI, passaggio chiave sul fronte della tutela ambientale.
Interpellata sulla conformità dell’iniziativa alla normativa UE, la Commissione Europea ha confermato che l’Italia può mantenere l’appalto esistente senza l’obbligo di ripartire da capo con una nuova gara d’appalto internazionale. Alla base della posizione europea vi è la verifica del rispetto dell’articolo 72 della Direttiva europea Appalti, il quale stabilisce che le modifiche contrattuali, finché rimangono entro un aumento di spesa del 50% del valore originario del contratto, non impongono di riavviare le procedure.
Nell’ultimo ventennio, i costi per questa grande opera inutile sono balzati da 3,9 miliardi a 10,5, e sappiamo bene che, nel corso dei lavori, questi aumenteranno ancora. L’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha accolto con favore il parere di Bruxelles, ribadendo che questa enorme cifra è determinata “dalla variazione dei prezzi e non da maggiori lavori“. La Commissione ha inoltre sottolineato che eventuali variazioni per nuovi lavori vanno valutate singolarmente e non cumulate.
Nessuno invece mette in dubbio l’esborso esorbitante per le casse dello stato, per un’infrastruttura di cui non si vede l’utilità o un concreto guadagno per i cittadini. Il ponte risulterà funzionale solo al saccheggio di risorse pubbliche e per proseguire sulla strada di una UE che si trasformi in una potenza armata: il ponte è infatti inserito nei progetti di miglioramento della mobilità militare europea. Sempre che non diventi presto e facilmente un obiettivo di guerra.
In parallelo sul fronte interno, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – ovvero Salvini – ha comunicato l’approvazione in Consiglio dei Ministri della delibera IROPI (Imperative Reasons of Overriding Public Interest). L’atto rientra nell’ambito delle procedure previste dalla Direttiva Habitat della UE.
Si tratta della fase conclusiva dell’iter di valutazione ambientale, indispensabile per autorizzare la realizzazione dell’opera nei pressi di siti considerati a rischio. Il provvedimento giunge a valle della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), e nei fatti la delibera IROPI serve proprio a scavalcare le norme comunitarie in materia, dando preminenza al carattere definito “strategico” del ponte.
Con la delibera IROPI, l’esecutivo attesta formalmente la sussistenza di un interesse pubblico di rango superiore, economico e sociale, a fronte dell’assenza di soluzioni alternative per il collegamento stabile tra l’isola e il continente. Viene così sancito che la priorità dell’Italia, incastrata nei vincoli europei e atlantici, è quella di promuovere il riarmo a danno dell’ambiente e della vita dei suoi cittadini.
Con l’allineamento dei requisiti tecnici e normativi europei e il completamento delle procedure ambientali nazionali, il percorso di avvicinamento alla fase operativa si avvicina, ponendo le premesse per l’apertura dei cantieri e l’avvio formale dei lavori principali. Col pericolo che, come già visto in Val di Susa, infrastrutture del genere portino con sé anche la militarizzazione del territorio.
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